giovedì , 16 agosto 2018
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Protezione civile europea: il Consiglio approva il nuovo meccanismo

Proprio mentre l’Italia conosce, negli ultimi anni, una serie di disastri ambientali che richiedono la mobilitazione di ingenti risorse finanziarie e umane, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato un nuovo meccanismo di protezione civile dell’Unione. Si tratta del primo strumento legale basato sull’articolo 196 del Trattato sul Funzionamento dell’UE (TFUE), specificatamente dedicato alla creazione di un sistema cooperativo nel campo della protezione civile per contrastare e prevenire calamità naturali o provocate dall’uomo tramite il completamento dell’azione dei governi nazionali, la cooperazione rapida e la coerenza complessiva tra le diverse azioni che vengono adottate.

La decisione del Consiglio e del Parlamento Europeo sostituisce due precedenti direttive sullo strumento finanziario e il meccanismo di protezione civile europei, adottate nel 2007 e in vigore fino al 31 dicembre 2013. Dal momento che esiste un’ampia varietà di territori e azioni su di esso intraprese nei diversi Paesi europei, la nuova decisione non individua delle azioni concrete e puntuali che gli Stati membri dovranno adottare, quanto piuttosto i settori in cui essi dovranno concentrare i propri sforzi.

Il testo è, infatti, frutto delle esperienze e delle conoscenze fino ad ora acquisite nel settore e risponde ad una comunicazione della Commissione Europea pubblicata nel 2010, che individuava come aree chiave per il rafforzamento della protezione civile a livello europeo la pianificazione, il pre-posizionamento, la valutazione delle esigenze, il rapporto costo/efficacia, il coordinamento dei trasporti e l’utilizzo di mezzi militari accanto a quelli civili. In particolare, il testo prevede che gli Stati migliorino le proprie capacità di valutazione e gestione dei rischi, definendo il tipo e la misura delle capacità di risposta necessari per far fronte a disastri potenziali e concreti. A tal fine, l’obiettivo prioritario del nuovo meccanismo è quello di potenziare le capacità di previsione, prevenzione e risposta a cataclismi naturali o provocati dall’azione umana da parte degli Stati membri e dell’UE nel suo complesso.

Nella pratica, questo obiettivo sarà perseguito tramite il rafforzamento ed il più facile coordinamento tra le azioni dei 32 Paesi aderenti – i ventotto membri UE più Islanda, Ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, Liechtenstein e Norvegia – con diversi obiettivi di riferimento, esemplificati nella direttiva tramite una lista che include: il raggiungimento di un alto livello di protezione contro disastri, tramite la prevenzione o la riduzione dei loro effetti potenziali e tramite la promozione di una cultura della prevenzione e della cooperazione tra gli organismi di protezione civile e gli altri servizi; il miglioramento della preparazione a livello nazionale ed europeo; metodi per facilitare una risposta rapida ed efficace in caso di disastri imminenti o in corso; una maggiore consapevolezza nell’opinione pubblica.

L’innovazione principale, oltre al raddoppio dello strumento finanziario – dai 190 milioni di euro per il periodo 2007-2013 agli oltre 368 milioni previsti per il periodo 2014-2020 – riguarda l’evoluzione istituzionale del meccanismo. La decisione 2007/779/CE prevedeva infatti due diversi strumenti affiancati, il Centro di gestione e monitoraggio (MIC) e il Sistema comune di comunicazione e di informazione in caso di emergenza (CECIS), il cui compito era quello di facilitare lo scambio istantaneo di informazioni tra il MIC e i punti di contatto nazionali.

Questo binomio viene sostituito nella nuova decisione con il Centro di coordinamento delle risposte alle emergenze (ERCC), un centro operativo 24 ore al giorno e sette giorni su sette, cui si affiancherà la Capacità europea di risposta alle emergenze (EERC), vale a dire un insieme di mezzi, moduli ed esperti pronti a intervenire con breve preavviso, cui ogni Stato può decidere volontariamente di prendere parte. Infine, per migliorare le capacità dei Paesi coinvolti, la Commissione avrà il compito di organizzare esercitazioni, operazioni di addestramento, nonché diffondere le conoscenze necessarie.

Nell’immagine un Canadair CL 415 con le insegne della protezione Civile italiana (© CC-BY-SA-2.5, autore Rocco Pier Luigi, Wikimedia Commons).

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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2 comments

  1. Gentilissimo dottore, speriamo che il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana ne faccia parte di questo grande progetto, perché ne ha la competenza professionale acquisita dopo tanti anni di emergenza sia in Italia che all’estero e mezzi per poter far fronte ad ogni tipo di calamità. La prego di riflettere seriamente su questa opportunità, che darebbe onore e lustro all’Italia e agli Italiani. La ringrazio anticipatamente per tutto ciò che farà a favore per il personale del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana.
    Cordiali Saluti.

  2. Gentile dottore, se non erro, anche il Corpo Militare della Croce Italiana dovrebbe far parte a breve termine della Protezione Civile Europea. Nel caso la Sua risposta sia affermativa, con quale status giuridico la CRI militare entrerebbe a far parte della Protezione Civile Europea?

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