giovedì , 16 agosto 2018
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Renzi in Tunisia, visita la “porta verso il Mediterraneo”

Comincia da Tunisi l’attività di Matteo Renzi oltre i confini nazionali. Comincia con un’agenda densa di incontri istituzionali, come quello con il Primo Ministro Mehdi Jomaa, con il Presidente della Repubblica ad interim Moncef Marzouki e il Presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente Mustapha Ben Jaafar. Ma è anche un agenda ricca di meeting con la società civile e le realtà imprenditoriali italiane e locali, come la visita a Whaida Bouchamaoui, Presidente della Confindustria tunisina e ad una rappresentanza di imprenditori da anni residenti nel Paese.

La scelta del governo italiano non è casuale: Roma ha bisogno di Tunisi forse più di quanto Tunisi abbia bisogno di Roma. Sul piano bilaterale, l’Italia è al secondo posto della classifica dei partner commerciali della Tunisia. Le imprese italiane in Tunisia sono oltre 700 e 52.000 sono i dipendenti che vi lavorano, mentre il fatturato delle aziende tunisine a partecipazione italiana è di quasi tre miliardi di euro. Rinforzare le relazioni bilaterali, indebolitesi negli ultimi anni, è indispensabile per mantenere i legami commerciali e proteggerli dal principale concorrente nel Paese, la Francia.

Alla dimensione economica di quello che Matteo Renzi definisce “un partenariato solido e in continua evoluzione”, si aggiunge la componente di sicurezza costituita dalla lotta alle migrazioni irregolari. Senza la cooperazione delle autorità tunisine, infatti, Roma non potrà mai controllare in modo efficace i propri confini.

Sul piano internazionale, l’Italia ha la necessità di riprendersi il proprio posto in Europa durante il semestre di presidenza dell’UE che comincerà il prossimo luglio. Farlo giocando la carta del Mediterraneo potrebbe essere la sola soluzione in un momento in cui Berlino e Bruxelles sono poco inclini a concessioni e gli eventi in Ucraina hanno riportato l’attenzione sul Vicinato. La Tunisia, quindi, come prima tappa per riaffacciarsi sul Maghreb, cui seguirà il più complesso dossier libico, oggetto di una conferenza internazionale ospitata ieri a Roma, a cui hanno partecipato anche il Segretario di Stato USA John Kerry, i ministri degli Esteri di Russia e Francia, Sergey Lavrov e Laurent Fabius, ed i capi della diplomazia di Germania, Spagna e Turchia, Frank-Walter Steinmeier, José Manuel Garcia-Margallo, Ahmed Davutoglu.

Che la Tunisia sia, in questo momento, la porta d’ingresso dell’area MENA (Middle East and North Africa) lo testimonia il balletto di visite ufficiali che da settimane si susseguono al Palazzo della Kasbah, sede del governo. Dopo il Presidente francese François Hollande e il Segretario di Stato John Kerry, sono atterrati all’aeroporto di Cartagine anche il Ministro degli Esteri russo Serguei Lavrov e il Presidente serbo Tomislav Nikolić.

La svolta rappresentata dalla firma della Costituzione e dai primi passi del Primo Ministro Mehdi Johmaa è un invito a nozze per chi, come Stati Uniti e Russia, vuole mantenere il controllo sulla situazione medio-orientale e chi, invece, cerca un equilibrio fra interdipendenza e sicurezza, come l’Unione Europea ed in particolare i suoi Stati membri meridionali. Una sfida impegnativa, quella di Mehdi Jomaa, a capo di un esecutivo tecnico il cui compito è, innanzitutto, quello di garantire le elezioni entro fine anno, far ripartire un’economia piegata da oltre un decennio di corruzione dilagante e da uno stallo post-rivoluzionario che dura ormai dal 2012 e trovare un compromesso interno fra lotta agli estremismi e libertà religiosa.

Non meno ambiziosa la sfida per un’Europa che, dopo aver chiuso gli occhi sull’assenza di libertà aldilà del Mediterraneo, deve consolidare la propria credibilità come attore internazionale (possibilmente unitario) per reggere la competizione con Stati Uniti, Russia e la silenziosa ma non meno presente Cina, e riconquistare una società civile maghrebina sempre più critica nei confronti di Bruxelles.

In questo puzzle di interessi nazionali e internazionali, l’Italia propone che il Mare Nostrum torni ad essere centrale. Una retorica da usare con cautela se si pensa che, da un lato, questa etichetta identifica l’operazione di controllo delle coste e salvataggio attivata dal Ministro dell’Interno Alfano lo scorso ottobre e che, dall’altro, l’aggettivo “nostrum” dovrà tenere insieme priorità non sempre convergenti. Il Primo Ministro tunisino Mehdi Jomaa ha definito la visita di Matteo Renzi un “segnale forte”. Diplomatie oblige, forse, ma il semestre italiano di presidenza dell’UE comincia ad essere, su più fronti, carico di aspettative.

Nell’immagine, Matteo Renzi durante la visita in Tunisia (© Palazzo Chigi, www.flickr.com)

L' Autore - Federica Zardo

Dottoranda in Scienza Politica e Relazioni Internazionali all'Università di Torino. Dopo la laurea in Studi Europei all'Institut d'Etudes Politiques di Bordeaux e all'Università di Torino ho lavorato a Bruxelles alla Rappresentanza Italiana in Consiglio Europeo e per 5 anni come consulente in progettazione europea e valutazione a Torino. Recentemente ho collaborato con il Servizio Europeo per le Relazioni Esterne (EEAS) alla Delegazione di Tunisi. Mi occupo di politica di vicinato, politica di coesione e fondi europei

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