lunedì , 19 febbraio 2018
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La riforma della scuola del governo Renzi

A Francoforte e Bruxelles auspicano un cambio di passo dell’Italia sul versante delle riforme. Dal mercato del lavoro alla giustizia civile, il premier Matteo Renzi ha promesso grandi cose, assicurando che non deluderà le aspettative. Ma è sulla scuola che il governo rischia forse di più: il confronto con i sindacati non è indolore e  la resistenza al cambiamento è sempre dura a morire.

“Nella scuola ci sono 149 mila persone che hanno l’obbligo di essere assunte”, ha detto Matteo Renzi rivolgendosi ai docenti precari mentre si trovava a Palermo per l’inaugurazione dell’anno scolastico dell’istituto Pino Puglisi. Il Presidente del Consiglio ha ribadito che terrà fede agli impegni assunti, ma ha anche sottolineato che va cambiata la mentalità: più spazio al merito anche nella scuola. Principio sacrosanto, anche se la vera emergenza è costituita dalla dispersione scolastica: la percentuale dei giovani inattivi, i cosiddetti Neet (Neither employed nor in education or training) è passata dal 19,2% del 2008 al 24,6% del 2012, con un incremento di ben oltre cinque punti in appena quattro anni. Sono giovani che praticamente se ne stanno con le mani in mano, insomma non fanno nulla. Questi dati – e altri dello stesso tenore, quindi non proprio incoraggianti – sono contenuti nel rapporto Ocse Education at Glance 2014, presentato in Italia dall’associazione Treelle.

Qualsiasi ipotesi di riforma della scuola non può ignorare questo scenario. È evidente infatti che più di qualche elemento non funziona nella programmazione scolastica e formativa. E non è solo questione di organici, c’è piuttosto da ripensare dalle fondamenta l’intero sistema scolastico. Il governo italiano non si è tirato indietro ed ha accettato la sfida riassumendo la sua azione riformatrice in 12 punti qualificanti.

Il primo punto riguarda un piano straordinario per assumere 150mila insegnanti a settembre 2015 e archiviare definitivamente le graduatorie ad esaurimento. Il secondo invece prevede che dal 2016 si entri solo per concorso, come peraltro stabilisce la Costituzione per i concorsi pubblici. E ancora: dal prossimo anno, saranno on line tutti i dati più importanti delle scuole, dal budget ai progetti finanziati. Via libera inoltre al registro nazionale dei docenti per aiutare i presidi a migliorare la propria squadra e l’offerta formativa. Spazio anche alla digitalizzazione e ad una massiccia dose di innovazione, formazione continua per i docenti, rafforzamento delle competenze digitali e della conoscenza delle lingue straniere.

Si punta perciò ad una scuola più europea e con una marcata vocazione internazionale, poiché proprio su questi fronti – competenze linguistiche e innovazione – non c’è classifica o ricerca che non faccia la classica tirata d’orecchie al Bel Paese. Renzi si è dato un anno di tempo per presentare i primi risultati, ma intanto l’esecutivo ha deciso di coinvolgere i cittadini con una consultazione pubblica online. Il governo si è così espresso: “dal 15 settembre 2014 – con l’avvio dell’anno scolastico – ascoltiamo studenti, docenti, presidi e personale della scuola. Ascoltiamo i genitori e tutti coloro che vogliono dire la loro. Per sessanta giorni animiamo un grande dibattito pubblico sulla visione e sulle proposte della Buona Scuola che immaginiamo per l’Italia”.

Si chiama politica dell’ascolto e va bene. Considerata però la portata della posta in palio, il governo farebbe anche bene a mettere delle risorse da parte per farsi trovare pronto all’appuntamento decisivo del prossimo anno, quando appunto 150mila insegnanti saranno assunti dallo Stato. I diretti interessati stanno già facendo il conto alla rovescia.

Photo © Luca Rossato, 2008, www.flickr.com.

L' Autore - Sergio Pargoletti

Giornalista professionista, laureato con lode in Scienze Politiche. Ha lavorato e scritto per numerose testate tra cui Corriere del Giorno, Taranto Sera, Nuovo Dialogo e Voce del Popolo. Per diversi anni ha ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa della Provincia di Taranto. Per tre anni ha insegnato Sociologia e Storia delle dottrine politiche in un Centro di preparazione universitaria. Per Studio 100 tv è autore e conduttore del programma settimanale Brand Europa. Scrive di politica europea su Nuovo Quotidiano di Puglia. Ha pubblicato quattro libri: Terra Ionica (2011), Berlino tutta la vita (2013) e Il Militante e la Borgata, scritto insieme a Franco Semeraro (2014). Facebook e Il Principe (2016).

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