giovedì , 16 agosto 2018
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Scozia al voto: Regno Unito o indipendenza?

Il referendum del 18 settembre, giorno in cui gli scozzesi dovranno esprimersi sulla volontà o meno di uscire dal Regno Unito, si avvicina. La possibilità che la Scozia diventi una nazione indipendente non è più così remota. Ad inizio agosto il fronte del no all’uscita era del 61% contro il 39% del sì, ma negli ultimi giorni il vantaggio si è decisamente assottigliato, con il 53% che vorrebbe mantenere lo status quo e il 47% deciso a votare per una Scozia indipendente.

Il fattore che ha contribuito a cambiare questa proiezione è stato il dibattito televisivo fra il premier Alex Salmond (sostenitore del “sì” all’indipendenza) e il suo rivale Alistair Darling, ex Cancelliere dello Scacchiere e leader di Better Together, la campagna per il mantenimento dell’Unione. Nel corso del confronto televisivo l’attuale premier si è dimostrato più sicuro di sé, mentre Darling ha avuto un atteggiamento più difensivista, tant’è che, dopo il dibattito, il 71% dei telespettatori ha espresso il proprio sostegno per Salmond.

La possibilità che la Scozia, dopo più di 300 anni, esca dal Regno Unito rappresenta un ulteriore grattacapo per il premier David Cameron. Il leader dei conservatori, recandosi a Glasgow, ha esortato il popolo scozzese a fare la scelta giusta e a votare per il “no” all’indipendenza. “Una Scozia sganciata dalla Gran Bretagna sarebbe meno competitiva”, dichiara Cameron, “l’indipendenza potrebbe portare alla perdita di migliaia di posti di lavoro”. Salmond, che è sostenuto nella sua battaglia da alcuni vip tra cui Sean Connery, accusa Cameron e i sostenitori del “no” di fare terrorismo psicologico sugli scozzesi, facendo leva su possibili disastri economici e sociali, ed ha invitato il premier britannico ad un faccia a faccia televisivo.

Nel caso in cui il popolo scozzese dovesse esprimersi per un’uscita dal Regno Unito, il Parlamento di Edimburgo dovrebbe aprire i negoziati con Londra, in quanto non possiede il potere giuridico per potersi distaccare autonomamente. Altre questioni da affrontare sarebbero la suddivisione del debito pubblico, delle forze armate, delle risorse petrolifere del Mare del Nord e dei sottomarini nucleari inglesi ormeggiati sulle sponde del Gare Loch. Il vero tema sul quale si sta giocando la battaglia non è tanto però quello della storia e della democrazia, quanto quello economico. La possibilità di una Scozia autonoma che continui ad utilizzare la sterlina sta infiammando queste ultime settimane di campagna elettorale.

Salmond, col supporto di alcuni premi Nobel per l’economia come Sir James Mirrlees, sostiene che Londra non possa far nulla per impedire di utilizzare la sterlina. Addirittura ad Edimburgo si è convinti che una Scozia indipendente potrebbe rifiutarsi di fare la sua parte per quanto riguarda il debito britannico. Per Darling, nel caso in cui la Scozia continuasse ad adoperare la sterlina, diventerebbe una nazione che dovrebbe delegare le decisioni più importanti alla Banca Centrale d’Inghilterra e quindi ad un Paese straniero. Sulla valuta da utilizzare Salmond ha dichiarato di avere tre piani di riserva. Uno prevede la possibilità di entrare nell’euro (anche se non tutto il fronte dei secessionisti è d’accordo con questa opzione), uno di stipulare un accordo con la BCE in modo da usare l’euro senza far parte dell’UE sulla falsariga del Vaticano o di San Marino, ed una terza ipotesi prevede la creazione di una propria moneta e di una propria banca centrale indipendente (anche se questo scenario richiederebbe tempi molto lunghi).

L’esito di questo referendum non è affatto scontato. Per gli indipendentisti, che quindi ultimamente hanno riacquistato terreno, vincere significherebbe riappropriarsi delle risorse petrolifere del Mare del Nord, reinvestire nel welfare e mettere fine alle politiche di austerity. Per il fronte del “no” restare nel Regno Unito vorrebbe dire garantire stabilità, accesso al mercato unico e sicurezza monetaria. Il 18 settembre si saprà quale dei due schieramenti avrà saputo conquistare la popolazione scozzese.

Photo © Fabio veronesi, 2010, www.flickr.com

L' Autore - Luca Rosati

Laureato triennale in Scienze Politiche- indirizzo economico presso l'Università degli Studi di Torino. Appassionato di tutto ciò che concerne la politica e la storia. Attualmente iscritto al corso di laurea magistrale in Scienze del governo, sono felice di portare il mio contribuito per questa rivista.

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One comment

  1. La secessione all’italiana.
    Il capo dello stato napolitano i secessionisti in Italia li ha isolati, li ha contastati, li ha criminalizzati, li ha epurati.
    I cosìddetti secessionisti dal canto loro, invece di fare la secessione, hanno assaggiato il potere romano e si sono attaccati come tutti i politici idagliani alle cadreghe del potere pubblico centralista romano e napoletano, dimenticando che erano andati a Roma per sconfiggerla, non per rappresentarla.
    Ecco rappresentati storicamente due tipi uguali e diversi di tradimento all’italiana.

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