martedì , 14 agosto 2018
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Scozia: se il referendum è anche un derby

Teddy Bears contro The Boys, protestanti contro cattolici, unionisti contro indipendentisti, Rangers contro Celtic. Quest’anno il derby di Glasgow, il derby della Old Firm – la “vecchia azienda”, così chiamata per la differenza tra gli introiti commerciali dei due club e quelli del resto delle squadre scozzesi -, la partita di calcio più sentita della Scozia (e non solo), non si giocherà sul campo. I Rangers infatti, squadra più titolata di Scozia, giocheranno in seconda divisione, la Premiership scozzese, dopo il fallimento societario del 2012, che li ha costretti a ripartire dalla quarta serie. Non si giocherà quindi una delle partite più sentite al mondo, che spesso, in passato, ha visto l’accesa rivalità tra le due tifoserie sfociare in aperta violenza, costringendo le autorità a numerosi interventi (il derby non si può giocare in notturna, vengono evitate sfide decisive, nel 2005 e 2012 ci sono state altre misure restrittive).

Da una parte i Rangers, con le loro casacche “Royal Blue”, la squadra più antica di Scozia, nata nel XIX° secolo e legata alla tradizione protestante scozzese. Una squadra in cui spesso si riconoscono, oltre ai protestanti, i cosiddetti unionisti, che affollano gli spalti sventolando, spesso, l’Union Jack britannico.

Dall’altra i Celtic, con la famosa maglia bianco-verde e un quadrifoglio come simbolo, molto simile allo Shamrock irlandese. Già, l’Irlanda, e un legame non da poco. Il Celtic è infatti la squadra degli immigrati irlandesi che agli inizi del ‘900 invasero pacificamente la Scozia. Dei loro discendenti. La squadra in cui si identificano i cattolici e gli indipendentisti, siano questi irlandesi (in passato la tifoseria è stata accusata di avere legami con l’IRA) o scozzesi. E’ per questo motivo che sugli spalti del Celtic Park compaiono spesso decine di vessilli irlandesi e il Celtic è anche, probabilmente, la squadra di calcio più amata in Irlanda.

Come detto quest’anno il derby, in campo, non ci sarà. C’è però un’altra sfida tra le due tifoserie, che si giocherà il 18 settembre: il referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito. Le due tifoserie, non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso, sembrano infatti schierate su posizioni agli antipodi.

I tifosi dei Rangers infatti, ad inizio settembre, durante una partita di campionato (malgrado giochi in seconda serie, oltre 50.000 spettatori), non hanno mancato di mostrare il proprio supporto alla campagna per il “no”, con un enorme coreografia che mostrava il vessillo scozzese e quello britannico e recava la scritta “18.09.14 – Vote NO”. Una campagna fatta anche di molti discorsi e che sembra far breccia tra i tifosi, che pure, ultimamente, serbano un po’ di rancore verso il governo britannico: nel 2012 fu infatti un debito di 9 milioni di sterline verso il governo britannico a decretare il fallimento del club (in totale 100 milioni di debiti). A favore della campagna per il “No” si è schierato apertamente anche il più famoso personaggio sportivo scozzese, sir Alex Ferguson, che ha sostenuto apertamente la campagna di “Better Together”.

I tifosi del Celtic, invece, sembrano orientati a votare in massa per il “Si”. Al minuto ‘18 (per ricordare il 18 settembre) della partita contro il Dundee United giocata di recente, migliaia di tifosi hanno mostrato dei poster con scritto “Yes” ma è in generale da molte settimane che i comitati per il “Si” sono molto attivi a Celtic Park. “Niente raggiunge il cuore della gente come il calcio”, ha dichiarato di recente uno dei coordinatori in un’intervista al New York Times International. A frenare il supporto dei tifosi del Celtic verso il “Si” sembra essere soltanto la figura di Alex Salmond. L’attuale premier e leader della campagna per il “Si” non è infatti molto amato dalla tifoseria, che gli rimprovera le misure anti-violenza negli stadi del 2012, l’Offensive Behavior Act, che ha elevato le pene per episodi che incitano alla violenza negli stadi ed ha reso fuori legge anche alcuni cori della tifoseria del Celtic, legati alle vicende dell’indipendentismo irlandese (e, secondo alcuni, all’IRA). Contro queste misure una frangia della tifoseria del Celtic, la “Green Brigade”, di recente ha anche provocato alcuni disordini.

Nell’attesa del 2015-2016 e del probabile ritorno dei Rangers in prima serie, il 18 settembre si giocherà un derby di parole, un derby di idee, che stavolta però metterà in palio qualcosa di più importante di un semplice scudetto. In palio ci sarà il futuro della Scozia. Più importante, ma non agli occhi dei supporter di The Boys e Teddy Bears. Per loro, comunque vada, ci sarà sempre un altro derby. Un altro motivo per essere, sempre e comunque, sportivamente, gli uni contro gli altri.

Photo © Brian Hardagon, 2009, www.flickr.com

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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