giovedì , 22 febbraio 2018
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Sicurezza sul lavoro: lanciato il quadro europeo

Si rinnova, ancora una volta, l’impegno dell’Unione Europea per la protezione dei lavoratori dai rischi per la salute che l’attività lavorativa comporta. Il 6 giugno, la Commissione Europea ha infatti presentato il nuovo quadro strategico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (SSL), per il periodo 2014-2020, al fine di proteggere gli oltre 217 milioni di persone che lavorano nell’UE da malattie e incidenti connessi all’attività lavorativa. Il documento individua le sfide e gli obiettivi per la SSL, nonché gli strumenti per raggiungere questi ultimi.

Come rilevato da László Andor, Commissario europeo per l’Occupazione, gli Affari Sociali e l’Inclusione, “le persone hanno il diritto di lavorare senza dover affrontare pericoli per la loro salute o la loro sicurezza sul luogo di lavoro. Eppure ogni anno nell’UE più di 3 milioni di lavoratori sono vittime di gravi infortuni sul lavoro, 4.000 dei quali mortali. Gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali colpiscono tutti i settori e le professioni, che il lavoratore sieda a una scrivania o alla guida di un camion o che lavori in una miniera o un cantiere, e non solo causano sofferenza personale, ma impongono anche costi elevati per le imprese e per la società nel suo insieme”.

Tre sono le sfide principali individuate dal documento. La prima concerne l’attuazione, anche da parte delle micro e piccole imprese, delle regole esistenti in materia di salute e sicurezza. Inoltre, appare necessario affrontare i rischi nuovi ed emergenti, derivanti ad esempio dall’utilizzo di nanomateriali, evitando però al contempo di trascurare quelli esistenti. Infine, bisognerà fare i conti con l’invecchiamento della forza lavoro dell’UE.

Per affrontare tali sfide, la comunicazione della Commissione individua sette obiettivi. Tra di essi, spiccano il consolidamento delle strategie nazionali in materia di SSL e l’offerta di un sostegno concreto alle piccole e micro imprese ai fini del rispetto delle regole (ad esempio attraverso la OiRA, piattaforma web che fornisce strumenti per la valutazione dei rischi). Attraverso il nuovo quadro, inoltre, si intende migliorare l’applicazione delle regole da parte degli Stati membri, ad esempio attraverso il potenziamento delle misure ispettive. La semplificazione della legislazione esistente, la prevenzione delle malattie professionali, il miglioramento nella raccolta di dati statistici e lo sviluppo di strumenti di monitoraggio, ed infine il rafforzamento del coordinamento con organizzazioni internazionali come l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), costituiscono ulteriori obiettivi stabiliti dalla Commissione.

Gli strumenti individuati per darvi attuazione sono il dialogo sociale, la sensibilizzazione, l’applicazione della normativa dell’Unione in materia di SSL e lo sfruttamento di sinergie con altri settori e con i fondi dell’UE, tra cui il Fondo sociale europeo (FSE) e il programma europeo per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI).

Nell’ambito della valutazione della precedente strategia sulla SSL, relativa al periodo 2007-2012, è emersa l’importanza di rivedere gli obiettivi, le priorità e gli strumenti per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, al fine di adattare la politica dell’UE in materia ai rischi nuovi ed emergenti. Il quadro presentato la scorsa settimana ha poi tenuto in considerazione i pareri manifestati dalle istituzioni dell’UE e dalle organizzazioni di lavoratori e datori di lavoro, nonché i risultati della consultazione pubblica lanciata nel 2013 e le opinioni espresse durante la conferenza sulle condizioni di lavoro svoltasi il 28 aprile a Bruxelles. Il documento adottato dalla Commissione sarà rivisto nel 2016, anche al fine di esaminare i risultati della valutazione della legislazione dell’UE sulla SSL, che saranno disponibili entro la fine del 2015.

Con il nuovo quadro strategico sulla SSL, dunque, l’UE continua a giocare un ruolo di grande rilievo nella promozione di alti standard relativi alle condizioni lavorative, in linea con la Strategia Europa 2020. L’impegno dell’Unione in materia di salute e sicurezza sul lavoro ha già prodotto importanti risultati. La precedente strategia, adottata per il periodo 2007-2012, ha ad esempio contribuito a ridurre del 27,9% il numero di incidenti sul lavoro nell’UE comportanti un’assenza superiore a tre giorni.

In foto un cantiere in Gran Bretagna (Foto: bisgovuk – www.flickr.com) 

L' Autore - Anna Malandrino

Laureata in Scienze Internazionali e diplomatiche, attualmente dottoranda borsista in Diritti e Istituzioni presso l'Università di Torino con progetto di ricerca sul management pubblico nella fornitura di servizi sanitari. Ho lavorato come formatrice specializzata sull'Unione Europea presso il Punto Europa di Forlì e ho partecipato come relatrice al 13mo Mediterranean Research Meeting, presso il Centro di Studi Avanzati Robert Schuman dell'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze), e alla Student Conference "Reckoning with the past in post-dictatorial societies", presso l'Università di Bucarest

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9 comments

  1. Cara Anna,

    sono pienamente d’accordo con te.
    Il problema non sta nella carenza legislativa, dove invece molto si è fatto sia a livello nazionale che europeo, ma nella mancanza di controlli.

    La sicurezza sul lavoro è disciplina spesso tralasciata e sopratutto nell’ambito della formazione dei lavoratori in Italia siamo molto indietro.
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  2. Una delle principali cause di infortuni è la distrazione ,oltre questa viene favorita dalla scarsa campagna di sensibilizzazione nei confronti dei lavoratori protagonisti principali degli infortuni.Molto è ancora da favore,le istituzioni Europee in un ottica di politica allargata dovranno imporre un regolamento europeo in tema di salute e sicurezza.

    • Anna Malandrino

      Caro Giliberti,
      la normativa dell’Unione europea su salute e sicurezza sul lavoro esiste già. A partire dal 1989, infatti, l’UE ha adottato una serie di direttive e di regolamenti in materia. Tra tali atti, vi è una direttiva quadro, la 89/391/CEE, e numerosi atti normativi speciali (cioè, su singole tematiche, ad esempio la protezione dei lavoratori nei cantieri, la protezione della SSL delle lavoratrici, ecc.).
      Come rilevato peraltro dal commento di Giordano (qui di sotto), l’Italia ha recepito le direttive di cui sopra attraverso il T.U.S.L., ossia il Testo Unico Sicurezza sul Lavoro. Molto si è dibattuto sulla natura giuridica di questo atto normativo (un codice? Un testo unico? i quién sabe ! ). In verità, molti degli standard stabiliti dall’UE, in Italia erano già normativamente previsti da un pezzo. Il grosso problema è, viceversa, la mancanza di effettività dei controlli e delle misure ispettive, nonché la scarsa propensione, soprattutto in tempi di crisi, a investire in misure di sicurezza sul lavoro.
      Un saluto

  3. In Italia, da quello che so, le norme sulla sicurezza sul lavoro sono regolate dal Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 che contiene disposizioni concernenti “le norme vigenti in materia di tutela della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro, nel rispetto della normative della Comunità europea e delle convenzioni internazionali in materia, garantendone l’unità su tutto il territorio nazionale, tenendo presente i diritti civili e sociali, oltre che alla figura del lavoratore/lavoratrice come genere, età e condizione.”
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