lunedì , 19 febbraio 2018
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Siim Kallas ospite della Fédération Internationale de l’Automobile: l’innovazione compensi gli errori umani.

Il 27 novembre scorso la FIA (Fédération Internationale de l’Automobile) ha ospitato a Bruxelles un dibattito a cui era presente anche il Commissario europeo per i Trasporti, l’estone Siim Kallas. Il tema dell’incontro era il futuro delle più avanzate tecnologie per veicoli in Europa. Oltre al commissario Kallas era presente un nutrito panel di relatori competenti in materia: Jean Todt, che tutti ricordiamo per i suoi vittoriosi anni alla Ferrari in Formula1, attualmente presidente della FIA oltre che dell’associazione no-profit eSafetyAware; Thierry Willemarck, presidente della FIA Region I e CEO del Touring Club Belgium (TCB); Luca Pascotto, attuale direttore della Mobilità alla FIA, proveniente da una decennale esperienza nell’Automobile Club d’Italia (ACI).

La necessità di dibattere i temi della sicurezza stradale è ineludibile. I dati parlano piuttosto chiaro: gli incidenti stradali sono una delle prime cause di morte nel Vecchio Continente, con più di 28 mila vittime all’anno (2012). Secondo i dati del 2009 dell’International Road Traffic and Accident Database (IRTAD) dell’OECD, sebbene dagli anni ’70 un po’ ovunque si osservi un graduale e a volte anche sostenuto trend di diminuzione delle vittime, si riscontrano differenze sensibili trai Paesi europei: parlando di morti ogni 100 mila abitanti si passa dai circa 14 della Polonia e Grecia ai poco più di 4 di Svezia, Regno Unito e Paesi Bassi.

La discussione si è incentrata su come fare per avere veramente “automobilisti a 5 stelle, veicoli a 5 stelle e strade a 5 stelle”. Per raggiungere tale obiettivo è necessario concentrare l’attenzione sulle nuove tecnologie e, in special modo, sulle auto sempre più connesse tra di loro e con il mondo esterno, e quindi sempre più in grado di avere accesso a dati su traffico, incidenti, condizioni delle strade, eventuali lavori in corso e possibili cambiamenti delle condizioni meteorologiche.

La sfida è arrivare ad avere veicoli che tramite rete internet mobile comunichino tra loro e con le infrastrutture stradali. E le previsioni, per ora, sono in linea con questa prospettiva: da uno studio presentato quest’estate dalla GSMA, un’associazione internazionale degli operatori di telefonia GSM, nel 2025 la maggioranza delle nuove auto sarà connessa tramite tecnologia mobile integrata, imprimendo una crescita al giro d’affari automobilistico stimata in 40 miliardi di euro nel 2018 (contro i 13 mld del 2012). A supportare questa tendenza si segnala anche la decisione della Commissione di rendere obbligatorio dall’ottobre 2015 il sistema “eCall”, per le chiamate d’emergenza in caso d’incidente, sui nuovi mezzi prodotti. Nelle “connected cars” poi, i servizi più diffusi saranno quelli d’infotainment, con i quali ottenere sempre notizie aggiornate, meteo, musica in streaming e social network.

Al di là, però, di questi aspetti più frivoli, le nuove tecnologie presentano un grande potenziale per quel che concerne la salvezza di migliaia di vite sulla strada. Come ha sottolineato il Commissario Kallas: “Oggi le auto sono guidate da umani. Esistono molti guidatori eccellenti sulle strade. Sfortunatamente nessuno di loro è perfetto o immortale. Ci saranno sempre nuovi guidatori con esperienza insufficiente. E comunque anche un guidatore eccellente può commettere errori. La tecnologia può aiutarli a non commetterli”. L’idea è esattamente quella di Jean Todt: “fare il massimo per compensare gli errori umani con l’innovazione tecnologica”.

Deve essere questo, quindi, il centro degli sforzi per la sicurezza stradale, sforzi che devono essere effettuati, in primis, dalle istituzioni comunitarie e dai governi nazionali. Nel suo discorso a Bruxelles Kallas ha anche anticipato che nel mese di maggio 2014 si terrà un Consiglio informale nel quale verranno discussi questi temi. In quella sede, ma anche nel frattempo, è necessario soffermarsi su quali siano i principali rischi che l’automobilista incontra sulla strada. Sarebbe ad esempio sensato focalizzare le energie non soltanto sui cosiddetti “TEN-T corridors” (reti di trasporto trans-europee) come sta avvenendo, ma anche sulle dimenticate strade secondarie, le più periferiche, che poi sono anche le più fatali.

Parallelamente occorrerà predisporre un piano per modernizzare le infrastrutture e renderle tecnologicamente compatibili ed in grado di comunicare con le “connected cars”. Ci vuole una sorta di “agenda europea per le strade intelligenti” e chissà che, come auspicato anche dallo stesso Thierry Willemarck, questo tema non riesca ad insinuarsi tra quelli dell’ormai prossimo dibattito pubblico in vista delle elezioni europee di maggio.

Nell’immagine, l’entrata del tunnel del San Gottardo, che il 24 ottobre del 2001 fu sede di un terribile incidente stradale. A causa di uno scontro frontale tra due autotreni scoppiò un incendio, in cui 11 persone persero la vita (Foto: Wikimedia Commons).

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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2 comments

  1. Antonio Ratti Azzarini

    Vorrei mettermi in contatto o avere la mail del Dott. Siim Kallas, è possibile?
    Antonio Azzarini
    mail: [email protected]
    cell: 3285547397

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