giovedì , 16 agosto 2018
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Nord Irlanda: il passato nell’IRA dietro l’arresto di Adams

Mercoledì 30 aprile, a poche settimane dalle elezioni politiche europee e locali, la polizia del Regno Unito ha arrestato l’irlandese Gerry Adams, leader politico di Sinn Féin. Figlio di indipendentisti di Belfast, Gerry è vissuto in una famiglia fortemente legata all’IRA, di cui egli stesso fa parte, o di cui è stato comunque sostenitore. La sua carriera politica si è sviluppata sotto le bandiere dell’IRA stessa e di Sinn Féin, partito repubblicano più forte non solo dell’Irlanda del Nord, ma anche dell’EIRE e che, anche se non partecipano alle sedute, in quanto sarebbe contrario al loro statuto, vanta suoi rappresentanti anche a Westminster.

Dal 1997, due rappresentanti del partito siedono anche al Parlamento Europeo, uno eletto dalla Repubblica d’Irlanda e l’altro proprio dal Regno Unito. Il partito si è sempre caratterizzato per l’azione decisa e vicina all’attivismo indipendentista e la sua presenza organica e solida su tutto il territorio dell’isola lo pone sicuramente in una posizione di forte influenza per quanto riguarda le politiche relative a questi temi. Una posizione di cui Londra deve, suo malgrado, tener conto.

L’arresto dell’ormai sessantacinquenne leader di Sinn Féin, tuttavia, sarebbe dovuto non al suo operato attuale all’interno del partito, ma ai suoi trascorsi con l’IRA: secondo la polizia, si sarebbe infatti reso responsabile di un omicidio avvenuto nel lontano 1972. La donna, uccisa dal movimento indipendentista, era Jean McConville, madre di Belfast scomparsa in quell’anno e il cui scheletro è stato ritrovato su di una spiaggia solo nel 2003. Alcuni ricercatori del Boston College, negli Stati Uniti, si erano imbattuti nella sua storia durante una serie di interviste sui fatti accaduti in quegli anni, caratterizzati da violenza e instabilità. L’archivio degli studi è stato reso accessibile alla polizia del Regno Unito soltanto lo scorso anno dopo un lungo processo legale, che ha portato all’identificazione dell’IRA come mandante dell’esecuzione, con la quale, a quanto parrebbe, avrebbe a che fare anche Gerry Adams.

Il politico, intervistato prima dell’arresto dalla rete Rté, ha negato qualsiasi legame con l’omicidio, pur non disconoscendo in alcun modo il movimento di cui ha fatto parte, né il suo operato. Ha invece sottolineato la possibile strumentalizzazione di quella che lui stesso definisce una “terribile ingiustizia verso lui e la sua famiglia” in vista delle vicinissime elezioni. La polizia londinese da parte sua smentisce quest’ipotesi, sottolineando come gli archivi siano stati resi disponibili solo molto recentemente e come il nome di Adams sia stato fatto da un testimone intervistato proprio dagli studiosi statunitensi.

Sarà compito dei detective dirimere la questione: nel frattempo il partito repubblicano più importante d’Irlanda dovrà affrontare la campagna elettorale e il voto senza il suo leader e con il peso di una dura accusa che potrebbe screditare non solo lui, ma tutto il Sinn Féin. Malgrado formalmente, dal 2005, l’IRA abbia assunto il ruolo di movimento “pacifista”, il costo da pagare per il suo operato pregresso, soprattutto nei neri anni Settanta, è ancora forte e, a giudicare dalle accuse e dagli arresti, anche il governo britannico non sembra avere intenzione di soprassedere.

Nell’immagine, manifesto pro Sinn Féin a Belfast (© PPCC Antifa, 2007, www.flickr.com)

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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