martedì , 14 agosto 2018
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Social Investment Package, l’Ue investe sul capitale umano

Nell’ambito di un dibattito in fieri sulle politiche sociali all’interno dell’Ue, il Social Investment Package è stato oggetto di una conferenza tenutasi la scorsa settimana presso il Leuven Institute for Ireland in Europe. L’evento, organizzato dalla presidenza irlandese del Consiglio UE con lo scopo di presentare il pacchetto di misure adottate dalla Commissione lo scorso 20 febbraio, ha richiamato un pubblico variegato: funzionari degli Stati Membri, parlamentari, esponenti della società civile e del settore privato, e parti sociali. L’obiettivo principale della conferenza era infatti quello di stimolare l’elaborazione di proposte concrete per quanto riguarda le future azioni comuni che dovranno essere intraprese a sostegno dell’attuazione del Social Investment Package. L’iniziativa di Leuven si colloca in una strategia più ampia, volta a far conoscere il pacchetto di misure a tutti quegli attori europei che si sono rivelati interessati a sostenere attivamente l’investimento sociale all’interno dell’Unione Europea.

Investimento sociale significa investimento sulle persone. Come ha rimarcato László Andor – Commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione – nel suo discorso di apertura della conferenza, «Investing in people is the best investment we can make». L’idea di investimento sociale racchiude infatti un insieme di politiche volte a rafforzare le competenze delle cittadini europei per permettere loro di partecipare pienamente alla vita lavorativa e sociale. Il concetto di investimento sociale interessa dunque molteplici aree: istruzione, assistenza all’infanzia, sanità, formazione, assistenza nella ricerca di lavoro e riabilitazione. Due sono le sfide socio-economiche che l’Unione Europea è costretta oggi ad affrontare con urgenza: la crisi economica, che ha portato diversi Stati Membri a toccare nuovi record in termini di esclusione sociale e disoccupazione; e il cambiamento demografico, che rende necessario un ripensamento sostanziale dei sistemi di welfare. E’ proprio con l’obiettivo di affrontare in maniera costruttiva queste sfide di lungo periodo che la Commissione ha adottato, il 20 febbraio 2013, una serie di misure note appunto come Social Investment Package (SIP). Il SIP costituisce un quadro normativo integrato, che tiene conto delle differenze sociali, economiche e di bilancio che caratterizzano i 27 Stati Membri. Tre sono i capitoli principali del pacchetto: accrescere la sostenibilità e l’adeguatezza dei sistemi di welfare attraverso la semplificazione e l’adozione di politiche sociali più mirate; migliorare le strategie di inclusione attiva dei cittadini attraverso l’elaborazione di politiche efficaci ispirate al principio di reciprocità; assicurare che i sistemi di protezione sociale rispondano ai bisogni specifici dei cittadini in ogni momento critico della vita, dall’infanzia fino alla vecchiaia.

Per quanto riguarda il finanziamento del pacchetto, il Consiglio Europeo ha ribadito lo scorso febbraio che il bilancio europeo «deve costituire un catalizzatore della crescita e dell’occupazione in tutta Europa, stimolando in particolare gli investimenti produttivi e in capitale umano». E’ proprio per questo motivo che la Commissione ha proposto, per il periodo 2014-2020, che almeno il 25% dei fondi di coesione europei siano destinati alla crescita del capitale umano e agli investimenti sociali e che almeno il 20% della quota del Fondo Sociale Europeo (FSE) destinata ad ogni Stato Membro sia stanziata con l’esplicito obiettivo di promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà.

Come ha osservato il Commissario Andor nel suo discorso, è ormai un dato di fatto che l’esistenza di sistemi di welfare efficaci, capaci di aiutare gli individui a sviluppare le proprie capacità e le proprie competenze «from cradle to grave» porta con sé un elevato ritorno economico e sociale. Prevenire è meglio che curare: investire risorse nelle persone fin da subito è il miglior modo per fornire agli individui gli strumenti adeguati per affrontare i rischi della vita. Ad esempio, la presenza di sistemi di assistenza all’infanzia di qualità contribuisce in modo significativo ad aumentare il tasso di occupazione femminile e, allo stesso tempo, rappresenta un modo efficace per affrontare il problema della condizione di svantaggio sociale in cui si trovano molti bambini.

La più grande crisi dopo quella del 1929 ha messo a nudo non solo la forte interdipendenza delle economie europee, ma anche l’esistenza di grandi divergenze per quanto riguarda la capacità dei singoli mercati del lavoro e sistemi di welfare di rispondere agli shock. La crisi ha inoltre evidenziato il ruolo cruciale delle politiche sociali per la stabilità – e la sopravvivenza – della stessa Unione Europea. E’ proprio da questa consapevolezza che nasce il Social Investment Package.

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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