martedì , 20 febbraio 2018
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Strategia RISE: la Rinascita Industriale per un’Europa Sostenibile

La quota dell’industria nel prodotto interno lordo europeo aggregato ha subito in 15 anni un crollo di cinque punti, passando dal 20 al 15%. Il conto è stato piuttosto salato, se è vero che negli ultimi anni si sono persi 2 milioni e 700 mila posti di lavoro. Per invertire la rotta, l’Unione Europea si affida alla strategia RISE, Rinascita Industriale per un’Europa Sostenibile. Un programma ambizioso, che sollecita l’adozione di politiche industriali coraggiose e di lungo periodo per consentire al vecchio continente di uscire definitivamente dall’impasse dell’ultimo quinquennio.

In questo contesto si inquadra la risoluzione sulla reindustrializzazione approvata a Strasburgo durante la prima seduta plenaria del Parlamento Europeo del 2014, non a caso incentrata proprio sul Renaissance of Industry for a Sustainable Europe. Nonostante la prudenza che emerge dall’articolata analisi dello scenario macroeconomico, nel documento sottoposto all’attenzione degli eurodeputati (relatore Reinhard Bütikofer) si coglie la speranza di facilitare la crescita con cospicui investimenti pubblici e privati. E dunque, da un lato utilizzando al meglio i fondi messi a disposizione dalle istituzioni comunitarie, dall’altro incentivando l’azione degli operatori economici che vogliono cimentarsi con la sfida della competitività su scala globale. L’idea di fondo è favorire un’idea di economia di mercato ecologica e sociale.

I punti di forza, come peraltro le fragilità di sistema su cui intervenire, sono note. L’Unione Europea, per esempio, dispone di un’immensa capacità di innovazione: sei Stati membri figurano infatti tra i primi 10 della classifica dei 50 Paesi più innovativi al mondo. Il rovescio della medaglia è costituito dal fatto che in media solo il 7% della manodopera scarsamente qualificata ha ricevuto una qualsiasi tipologia di formazione. Ciò spiega l’esigenza di realizzare progetti formativi mirati e propedeutici a garantire una riqualificazione professionale permanente, mentre sul versante dell’istruzione universitaria la risoluzione del Parlamento Europeo segnala la necessità di valorizzare in particolare gli “ambiti STEM” e cioè Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica.

Un altro capitolo importante affrontato nel testo – e non poteva essere diversamente – è quello relativo alle piccole e medie imprese (PMI). Tra le altre cose, si ritiene che “un accesso migliore, più rapido e meno costoso da parte delle PMI alle procedure antidumping sia fondamentale ai fini di una loro più efficace tutela dalle pratiche sleali dei partner commerciali”; di qui l’invito a “tenere conto di tale aspetto nella riforma degli strumenti di difesa commerciale”.

Si prende inoltre atto positivamente del “fiorire di iniziative di microfinanziamento diffuso (crowd funding) e di piattaforme elettroniche per i prestiti in Europa” e dei vantaggi finanziari e non finanziari che queste forme di finanziamento apportano alle PMI e agli imprenditori. Per il crowd funding si chiede alla Commissione di “sviluppare un quadro regolamentare efficace, con fino a 1 milione di euro per progetto, che affronti anche i problemi relativi alla protezione degli investitori”.

Sul ruolo fondamentale che gioca il comparto industriale si è soffermato anche il Vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, per il quale occorre lanciare “un chiaro segnale: la reindustrializzazione della nostra economia è necessaria. La crisi finanziaria ha evidenziato che l’Europa non può prosperare senza una forte base industriale. L’industria – ha aggiunto – deve essere al centro della rinascita e della competitività economica”.

Niccolò Rinaldi ritiene invece essenziale lavorare sulla semplificazione, fare un buon uso dei fondi europei e favorire l’accesso delle piccole e medie imprese ai mercati mondiali. “Senza internazionalizzazione” – ha affermato l’europarlamentare italiano – “non ci sarà ripresa”. E cita come esempi da seguire la Germania, dove le esportazioni crescono grazie ad una buona organizzazione e ad una politica coerente, e l’Italia dove i dati sull’export fanno registrare segnali confortanti.

Nell’immagine, una fase dell’assemblaggio all’interno degli stabilimenti di un’industria automobilistica (© Bisgovuk – Flickr).

L' Autore - Sergio Pargoletti

Giornalista professionista, laureato con lode in Scienze Politiche. Ha lavorato e scritto per numerose testate tra cui Corriere del Giorno, Taranto Sera, Nuovo Dialogo e Voce del Popolo. Per diversi anni ha ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa della Provincia di Taranto. Per tre anni ha insegnato Sociologia e Storia delle dottrine politiche in un Centro di preparazione universitaria. Per Studio 100 tv è autore e conduttore del programma settimanale Brand Europa. Scrive di politica europea su Nuovo Quotidiano di Puglia. Ha pubblicato quattro libri: Terra Ionica (2011), Berlino tutta la vita (2013) e Il Militante e la Borgata, scritto insieme a Franco Semeraro (2014). Facebook e Il Principe (2016).

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