domenica , 25 febbraio 2018
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Sulle donne il peso dell’austerità. L’UE rilancia gli investimenti sociali

Il Commissario europeo responsabile dell’occupazione, degli affari sociali e dell’integrazione, l’ungherese László Andor, ha presentato il 20 febbraio la “Comunicazione sugli Investimenti sociali finalizzati alla crescita e alla coesione”, una delle iniziative per il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla strategia “Europa 2020”, in particolare la diminuzione della povertà, dell’esclusione sociale e della disoccupazione.

Tali target, tuttavia, sembrano divenire sempre più lontani, mentre si allontana sempre di più l’uscita dalla crisi. La percentuale di occupati tra i 20 e i 64 anni, che avrebbe dovuto arrivare al 75% nel 2011, è invece diminuita di circa il 2% attestandosi al 68,6%. Allo stesso tempo, secondo Eurostat, la popolazione a rischio di povertà non ha accennato a diminuire verso la cifra auspicata di 20 milioni. La crisi ha scoperto nuove e vecchie lacune del sistema sociale europeo: bambini, giovani, donne, anziani, disoccupati, disabili ed immigrati sono le fasce di popolazione colpite più duramente.

Proprio martedì scorso, il Comitato per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere del Parlamento Europeo ha approvato una Risoluzione sull’impatto della crisi sulle donne, dove si denuncia come la crisi abbia generato una sorta di effetto boomerang sulla già difficile situazione delle donne. I tagli all’istruzione, alle politiche per l’infanzia e per la salute, infatti, non fatto ricadere ulteriori oneri e sacrifici sulle loro spalle. In questo contesto non stupisce che il tasso di attività femminile e il numero di ore lavorate per settimana restino decisamente inferiori a quelli degli uomini.

Seppure sia innegabilmente il fattore preminente, non è solo la crisi economica e finanziaria a sfidare le politiche sociali di oggi: fra gli altri fattori, va ricordato prima di tutti l’invecchiamento generale della popolazione. Il rapporto tra le persone in età pensionabile e le persone in età lavorativa nel 2010 era del 25,9%. Per il 2020 si prevede che possa crescere fino al 31,3%, per arrivare al 34,5% nel 2025 e, nel 2050, a raggiungere il 50%. Di conseguenza la spesa per le pensioni aumenterà sensibilmente: se nel 2010 era pari al 10,2% del PIL, nel 2020 sarà aumentata al 10,5%, sino ad arrivare nel 2050 al 12,3%.

La Commissione cerca comunque di essere ottimista: seppur in un momento in cui i budget nazionali (e con ogni probabilità anche quello europeo) sono in regime di austerità, le politiche sociali, nonostante l’obiettivo primario della sostenibilità fiscale, possono ancora rivelarsi adeguate ad affrontare le sfide dell’Europa per i prossimi decenni. La Commissione sottolinea, infatti, come alcuni Paesi abbiano ottenuto buoni risultati sul piano sociale pur utilizzando risorse inferiori rispetto ad altri Stati membri. Le parole d’ordine diventano quindi efficienza ed efficacia, semplificazione e flessibilità.

Il risultato a cui si aspira è una politica sociale che possa accompagnare l’individuo lungo tutta la sua vita, a partire dall’infanzia. Per questa fascia d’età la Commissione ha elaborato una raccomandazione intitolata “Investire nell’infanzia: spezzare il circolo vizioso dello svantaggio”, perché è proprio sui primi anni di vita che bisogna cominciare ad investire per garantire lo sviluppo di un capitale umano adeguato. Per i giovani, invece, sono in atto o in via di sviluppo altri progetti come il “pacchetto sull’occupazione giovanile” o il programma “Erasmus for all”. Per la popolazione di età più avanzata, nel contempo, sono attive tutte quelle politiche nate e promosse a seguito dell’impegno dell’UE nel 2012 sul tema dell’invecchiamento attivo e in salute. Tra queste, figura l’iniziativa sui “Principi Guida sull’invecchiamento attivo e la solidarietà tra generazioni”.

La politica sociale rimane di competenza degli Stati membri, ma l’UE ha posto in essere nel corso del tempo una serie di misure volte ad un suo miglioramento e una sua armonizzazione. Innanzitutto mettendo a disposizione strumenti finanziari, fra cui il principale è il Fondo Sociale Europeo, accanto al quale si trovano PROGRESS 2007-2013 e nuove proposte, come il Programma per il Cambiamento Sociale e l’Innovazione  2014-2020 (con una dotazione di 92 milioni di euro e di cui fa parte il Fondo Europeo per l’Imprenditoria Sociale) e il Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti. Ma l’aiuto dell’UE arriva anche attraverso la sua attività di monitoraggio e di diffusione di best practice.

Una politica sociale migliore è quindi possibile, anzi indispensabile, anche nel rispetto degli attuali vincoli di bilancio: è il messaggio che traspare dalla comunicazione presentata da Andor che ha affermato: «gli investimenti sociali sono fondamentali per emergere dalla crisi più forti, più coesi e più competitivi. (…) Investire oggi nel sociale ci aiuta a evitare che gli Stati membri sostengano costi finanziari e sociali molto più alti in futuro». Parole che fanno sperare in un momento in cui l’attenzione verso l’economia reale lascia ancora a desiderare.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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