giovedì , 16 agosto 2018
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Photo © Army Medicine, 2014, www.flickr.com

Tell Me: Ebola, l’UE contro la disinformazione

Tra conferme e smentite in merito al numero di casi verificati in Europa, l’ebola-fobia va diffondendosi sempre più. Il timore serpeggia indisturbato grazie alla generale disinformazione e i media europei divengono casse di risonanza perfette per la diffusione di notizie pericolosamente imprecise. Per questa ragione l’UE ha riportato l’attenzione su un fondamentale progetto di ricerca dal nome inequivocabile: TELL ME (acronimo per Transparent communication in Epidemics: Learning Lessons from experience, delivering effective Messages, providing Evidence).

Il progetto, coordinato in Francia, coinvolge Italia e Regno Unito (e in parte Israele) per il periodo 2012-2015 ed è stato finanziato dall’UE con 1.900.342 euro. L’idea di fondo è quella di ottimizzare le strategie comunicative per fornire all’opinione pubblica una corretta visuale, anche dal punto di vista della prevenzione sanitaria. Dall’altro canto, si tenta di ridurre la stigmatizzazione prodotta da una cattiva gestione dell’informazione. In ultima analisi, in una società globalizzata e multiculturale, l’obiettivo ultimo è di evitare l’emarginazione sociale di alcuni gruppi di minoranza. In Europa l’emarginazione della comunità africana, per quanto già radicata, non è un’ipotesi così remota, a giudicare dall’ampiezza che ha diffuso il messaggio, per così dire, ebola-fobico. La ghettizzazione, per altro, produce un deterrente alla ricerca di una diagnosi in caso di presenza di sintomi sospetti. La necessità di una completa e corretta informazione è perciò lapalissiana.

TELL ME è un progetto interdisciplinare che parte dallo studio dei mass media, attraversa la medicina, la sanità pubblica e sfocia nell’etica. Paul Quinn, ricercatore del progetto TELL ME per la Libera Università di Bruxelles, ha rimarcato con un semplice esempio quanto sia rilevante l’approccio interdisciplinare. Le linee aeree europee, infatti, hanno ridotto o del tutto cancellato i voli con destinazione Guinea, Sierra Leone e Liberia. La richiesta è giunta da parte dei sindacati dei lavoratori delle compagnie aeree, messi in allarme dalla paura dei loro rappresentati di contrarre il virus.

I risultati del taglio dei voli sono stati due: il primo di natura economica, che ha comportato una tragica riduzione di guadagni per Paesi già molto fragili e potenzialmente esposti a ulteriori gravissime crisi. Secondo un rapporto della Banca Mondiale, risalente a metà settembre, senza un intervento massiccio il peso economico (sempre e comunque secondario a quello umanitario) sull’economia potrà toccare nel 2015 gli 809 milioni di dollari, dei quali 439 in Sierra Leone, 228 in Liberia e 142 in Guinea. Appurato il problema economico, appare in tutta la sua sconcertante evidenza la tragedia umanitaria: la riduzione drastica di voli ha impedito alle autorità sanitarie e alle ONG di raggiungere efficacemente i Paesi coinvolti nell’emergenza.

Nel 2014, i social media hanno preso il posto della vecchia stampa, catalizzandone pregi e difetti strutturali. Un recente comunicato del team di TELL ME osserva come i social media siano terreno utile per i sentimenti di preoccupazione e paura e per la circolazione di informazioni, siano esse corrette, distorte o totalmente false. Dimostrazione ne sono i numeri: il gruppo di ricerca ha analizzato, durante il mese di settembre, l’andamento delle comunicazioni twitter sul tema. In soli 7 giorni sono stati composti ben 632.712 tweet e utilizzati 17.023 hashtag #ebola. I 140 caratteri concessi per un tweet non sono evidentemente compatibili con l’esigenza di comunicazione chiara e corretta, specialmente in fatto di sintomatologia, diagnosi e rischi correlati.

Lo scopo di fornire strumenti evidence based in grado di sfruttare virtuosamente la società mediatica durante fasi di crisi nella gestione di epidemie porterà, nel 2015, alla pubblicazione di un pacchetto di comunicazione (TELL ME Communication Kit). Il pacchetto conterrà l’integrazione tra elementi diagnostici ed elementi informativi, basata su un prototipo di computazione per simulare le interazioni tra soggetti. Soggetti appartenenti tanto alla società civile, quanto a enti governativi responsabili delle politiche sanitarie. La simulazione virtuale mira a comprendere come utilizzare la comunicazione al fine innanzitutto di persuadere la popolazione civile alla prevenzione (con vaccinazioni, terapie antivirali e norme igieniche) e, in secondo luogo, di fornire informazione facilmente divulgabile a epidemia già scoppiata.

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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