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Photo © Anton Vakulenko, 2014, www.flickr.com

Ucraina: il Natale tra Oriente e Occidente

Le principali notizie provenienti dall‘Ucraina nelle ultime settimane sono legate all’arresto ed alla successiva liberazione dell’ex Presidente georgiano Mikheil Saakashvili, ma c’è anche un altro evento che sta facendo discutere: l’adozione di una nuova legge che istituisce il 25 dicembre come giornata festiva, che andrà ad affiancare la giornata del 7 gennaio, il Natale secondo il Calendario Giuliano. Per capire la questione è importante calarsi nel complesso sistema della Cristianità d’Oriente e dell’Ucraina in particolare.

Il Natale, il Calendario

La Cristianità Orientale non ha una struttura piramidale come quella della Chiesa Cattolica, ma è costituita da tante Chiese autocefale, che cioè non riconoscono alcuna autorità terrena. Fino all’inizio del secolo scorso tutte le Chiese Ortodosse utilizzavano il Calendario Giuliano, sfasato di 13 giorni rispetto a quello Gregoriano usato in Occidente già da secoli. Nel 1923, però, si tenne a Costantinopoli un congresso panortodosso nel quale fu deciso di adottare il Calendario Giuliano Riformato, molto simile al Calendario Gregoriano che spostava, tra le altre, la celebrazione del Natale al 25 dicembre.

Non tutte le Chiese però si adeguarono. La Bulgaria lo adottò solo nel 1963 a seguito di pressioni del regime comunista. Altre Chiese come quella serba, russa e georgiana usano tuttora il Calendario Giuliano e celebrano il Natale il 7 gennaio. Per questo motivo termini come “Natale Ortodosso” o “Natale Occidentale”, usati erroneamente dalla stampa sia ucraina che occidentale, potevano avere senso un secolo fa, ma sono del tutto inesatti oggi.

3 Chiese, un solo Natale

Lo scenario confessionale ucraino è ancora più complesso. È costituito principalmente da tre istituzioni religiose molto particolari: la Chiesa ortodossa ucraina (Patriarcato di Mosca), La Chiesa ortodossa ucraina (Patriarcato di Kiev) e la Chiesa greco-cattolica ucraina. La prima non è una Chiesa autocefala, ma è sottoposta alla giurisdizione della Chiesa ortodossa russa. La Chiesa ortodossa ucraina (Patriarcato di Kiev) dichiarò la propria autocefalia nel 1992, ma non è riconosciuta dalle altre Chiese. L’ultima, la Chiesa greco-cattolica ucraina, è detta anche Uniate ed è una Chiesa sui iuris: riconosce l’autorità papale, ma mantiene il rito orientale. Le differenze tra le tre istituzioni non sono solo religiose. Le ultime due hanno una posizione molto più forte a sostegno dell’indipendenza dell’Ucraina.

Una delle cose comuni tra le tre organizzazioni religiose è l’uso del Calendario Giuliano. E’ difficile quindi capire il senso delle dichiarazioni ufficiali, secondo le quali lo scopo di questa legge sarebbe quello di permettere a tutti gli ucraini di celebrare il Natale in base alla propria confessione religiosa. Le festività di ebrei e musulmani (le due minoranze religiose più consistenti) non sono invece menzionate. Gli unici a percepirne gli effetti sono stati i cattolici e i protestanti che in Ucraina sono pochissimi.

I (discutibili) motivi della legge

Una descrizione più credibile sembra essere quella di Oleksandr Turchynov, uno dei principali sostenitori, che ha dichiarato: “Si tratta di un voto storico, che permette all’Ucraina di prendere le distanze dal calendario di Mosca e dagli standard imperiali russi”. Qualora lo scopo dei governanti ucraini sia quello di rendere le vite dei loro cittadini più simili a quelle degli altri europei, farebbero però meglio a concentrarsi sulle riforme politiche ed economiche, ambiti nei quali molte delle aspettative della “Rivoluzione della Dignità” sono state deluse.

Anche volendo assumere un punto di vista huntingtoniano e vedere il cambiamento che l’Ucraina sta tentando di adottare in questi anni in termini di civiltà, le ingerenze dello Stato negli affari religiosi andrebbero assolutamente evitate. Il cesaropapismo è un elemento caratteristico di quella cultura politica dalla quale gli stessi sostenitori di questa legge dichiarano di volersi affrancare. Huntington descrisse le differenze tra Occidente e Oriente per quanto riguarda i rapporti tra Stato e religione con una frase che sicuramente semplifica ed esagera la realtà, ma che ha un fondo di verità:

“Dio e Cesare, la Chiesa e lo Stato, l’autorità spirituale e quella temporale, sono stati dualismi prevalenti nella cultura Occidentale. Solo nella civiltà Hindu la religione e la politica sono così distintamente separate. Nell’Islam, Dio è Cesare; in Cina e Giappone, Cesare è Dio; nel mondo ortodosso, Dio è un figlio minore di Cesare”

Le celebrazioni delle festività religiose sono materia delle istituzioni confessionali. Sarebbe bene che le sue vicende restassero separate da quelle dello Stato.

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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