martedì , 21 agosto 2018
18comix

Ue e sicurezza stradale: progressi verso l’obiettivo

Martedì scorso la Commissione europea ha presentato un rapporto sulla sicurezza stradale in Europa. I dati che ne sono emersi sono piuttosto confortanti: nel 2012, infatti, vi è stata una diminuzione di morti per incidenti stradali del 9%. Un risultato ragguardevole, considerando che nell’anno precedente (2011), si è registrata una percentuale corrispondente del solo 2%. La costanza nei risultati dovrebbe essere l’elemento forte dei prossimi anni dal momento che, per dimezzare il numero di incidenti stradali mortali, si dovrebbe mantenere una riduzione media annua del 7%. Tale obiettivo è stato fissato nel Programma d’Azione europeo per la sicurezza stradale, relativo al periodo 2011-2020. Nel Libro bianco sui trasporti, redatto dalla stessa Commissione europea, si afferma inoltre sul lungo periodo l’obiettivo finale di portare il numero di incidenti stradali al valore zero. Dati che rispecchiano, dunque, il lavoro svolto sinora dalle Istituzioni europee per promuovere la sicurezza stradale, che si sostanzia, ad esempio, nella diffusione di informazioni e buone pratiche attraverso la pubblicazione di vademecum, nell’adozione di una nuova patente europea a partire da gennaio 2013 (con regole più stringenti in materia di accesso dei più giovani ai motocicli particolarmente potenti), nella sollecitazione in merito alla redazione, all’interno di ogni Stato membro, di piani di attuazione di buone pratiche. Rimangono, tuttavia, ancora alcuni nodi da sciogliere.

I dati registrati si riferiscono, infatti, solo agli incidenti mortali, e non anche all’altro grande fenomeno legato all’assenza di sicurezza stradale: gli incidenti gravi ma non mortali. Addirittura, quest’ultima categoria è numericamente molto più consistente rispetto agli incidenti mortali, in quanto il rapporto tra i due tipi di eventi è di 10 incidenti gravi per ogni incidente mortale. Da ciò, deriva la necessità di prendere in considerazione il fenomeno, e di porvi rimedio. A tal fine, la Commissione ha adottato un working document sugli elementi sui quali concentrarsi, prospettando l’adozione di una definizione comune di incidente stradale grave, il miglioramento dell’efficienza della raccolta dei dati in materia all’interno degli Stati membri (partendo dai documenti a disposizione di ospedali e polizia), ed infine la fissazione di un obiettivo europeo di riduzione di tali incidenti, ad esempio per il periodo 2015-2020.

Il rapporto della Commissione ha peraltro evidenziato come, complessivamente, il numero di incidenti mortali si sia ridotto del 43% nell’ultima decade, mentre gli incidenti gravi hanno subito una diminuzione del solo 36% nel medesimo periodo. Il primo posto, in termini di ricorrenza, è spettato agli incidenti che colpiscono il cranio e il cervello, seguiti da quelli che colpiscono gambe e spina dorsale. È stata rilevata, inoltre, una percentuale più alta di incidenti nelle zone urbane, rispetto a quelle rurali, per motivi facili da intuire. Secondo la Commissione, in futuro l’azione dell’UE in materia potrebbe concentrarsi su alcune aree chiave, tra cui: riduzione dell’impatto di collisione, attraverso miglioramenti da apportare a veicoli e infrastrutture; servizi di pronto soccorso ed emergenza; approfondimento della ricerca in materia di danni e lesioni alla persona. A quest’ultimo proposito, è utile citare l’esistenza del MAIS (Maximum Abbreviated Injury Scale), un sistema di classificazione di traumi accettato a livello universale e utilizzato in campo medico.

Nel giugno 2013, i Ministri dei Trasporti degli Stati membri discuteranno dell’adozione di una strategia per ridurre il verificarsi di incidenti gravi. Ogni singolo Stato membro dovrà scegliere le modalità di raccolta dati che ritiene più adeguate, e dovrà essere in grado di applicarle a partire dal gennaio 2014. I primi dati sui risultati dovrebbero essere disponibili nel 2015.  Una curiosità: il tasso di riduzione degli incidenti stradali mortali (che è dunque l’unica categoria di incidenti stradali su cui possiamo avere dati attendibili), in Italia, nel periodo 2011-2012, ha fatto registrare un valore del solo 2%. Una percentuale abbastanza bassa, se si considera che la media europea si attesta su un valore maggiore di ben sette punti percentuali.

L' Autore - Anna Malandrino

Laureata in Scienze Internazionali e diplomatiche, attualmente dottoranda borsista in Diritti e Istituzioni presso l'Università di Torino con progetto di ricerca sul management pubblico nella fornitura di servizi sanitari. Ho lavorato come formatrice specializzata sull'Unione Europea presso il Punto Europa di Forlì e ho partecipato come relatrice al 13mo Mediterranean Research Meeting, presso il Centro di Studi Avanzati Robert Schuman dell'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze), e alla Student Conference "Reckoning with the past in post-dictatorial societies", presso l'Università di Bucarest

Check Also

Università e tasse: tra iniziative UE e no tax area

Il sistema del cosiddetto diritto allo studio, ossia l’insieme dei benefici economici e delle esenzioni …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *