lunedì , 26 febbraio 2018
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Photo © Αλέξης Τσίπρας Πρωθυπουργός της, 2009, www.flickr.com

UE-Turchia: l’accordo era già in crisi

Il tentato golpe in Turchia ha solo accentuato un rapporto già incrinato. Esempio erano state le reazioni, lo scorso due giugno, alla risoluzione del Parlamento tedesco riguardo il riconoscimento del genocidio degli armeni, accolta come atto di strumentalizzazione politica da parte di un indignato governo di Ankara, che avevano segnato un’incrinatura nei rapporti diplomatici fra Germania e Turchia.

Il riavvicinamento in autunno

I contatti politici tra i due Paesi si erano intensificati durante lo scorso autunno, da quando la cancelliera Angela Merkel aveva apertamente assunto un ruolo guida nel riavvicinamento fra Turchia e UE, diventando promotrice dell’accordo di marzo finalizzato a contenere l’arrivo di migranti sul suolo europeo. Un piano di azione comune che al 2 giugno era già in una fase di stallo se non di aperta crisi. La scelta del Bundestag di mettere ai voti una risoluzione inevitabilmente destinata a suscitare le ire di Ankara aveva segnato il cambio di posizione della Germania rispetto all’accondiscendenza dei mesi precedenti.

Nonostante forti dubbi sulla legalità e moralità dell’accordo fossero stati sollevati sin dall’inizio, il piano di azione comune era stato infatti a lungo giustificato come unica soluzione praticabile per fermare l’arrivo incontrollato di persone provenienti da Paesi terzi.  Le problematiche di implementazione originariamente paventate non sembravano tuttavia aver mai trovato una soluzione. La capacità di ricezione della Grecia erano apparse subito allo stremo, i ritorni “volontari” in Turchia erano risultati spesso forzati e le altre rotte verso l’Europa avevano continuato ad essere usate dai trafficanti.

Valori a confronto

Amnesty International aveva già denunciato l’inadeguatezza del sistema d’asilo turco e la ripetuta violazione dei diritti dei richiedenti asilo e preoccupanti casi di detenzione ingiustificata e deportazione delle persone rimpatriate. Era forse evidente sin da subito che l’accordo non avrebbe portato ad una risoluzione del problema del traffico di migranti e degli arrivi irregolari, specialmente non in rispetto delle norme e valori europei.

Quella che poteva essere una grande occasione per l’Unione per agire conformemente ai propri ideali si era già trasformata in una crisi di solidarietà e dei principi costitutivi dell’UE. La decisione di collegare l’accordo per il rimpatrio dei migranti con la questione dell’adesione della Turchia all’UE e la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi aveva ulteriormente pregiudicato il progetto valoriale dell’Unione Europea. La Turchia avrebbe avuto diritto ad ottenere la liberalizzazione dei visti in quanto Paese candidato all’adesione all’UE, una volta soddisfatti i settantadue requisiti della tabella di marcia stabilita nel 2013 dalla Commissione Europea. Legare la liberalizzazione dei visti all’accordo per il rimpatrio dei migranti aveva invece fornito al Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan una potente arma di ricatto nei confronti dell’Unione.

Un progetto non liberale

A prescindere dal tentato (o secondo alcuni presunto) golpe e dalla dura reazione infatti, già da marzo Erdoğan aveva ripetutamente minacciato di “inviare” milioni di rifigiati in Europa e si era servito della posizione di dipendenza dell’UE per procedere nella sua marcia verso una forma di presidenzialismo autoritario senza timore di ripercussioni politiche esterne. La repressione della libertà di stampa ed espressione avevano proceduto senza sosta, il primo ministro Ahmet Davutoğlu era stato sostituito con un uomo di partito più fedele alle direttive presidenziali, l’immunità parlamentare era stata tolta aprendo la via ad azioni penali nei confronti dei parlamentari del partito curdo di opposizione.

Questi sviluppi antidemocratici erano avvenuti contemporaneamente alle trattative con le autorità europee, dimostratesi oltremodo deboli nelle loro reazioni. Esemplare eccezione il Parlamento Europeo, che aveva continuato a reclamare una riforma della legge antiterrorismo turca, cornice legislativa all’oppressione di libertà fondamentali. Data l’ostentata opposizione in merito da parte del Presidente e l’assenza di un altro affidabile interlocutore dopo la rimozione di Davutoğlu, il processo di liberalizzazione dei visti non aveva mai dato la sensazione di poter procedere secondo le tempistiche previste.

In questo quadro, il tentato golpe e la dura reazione di Erdoğan impongono all’UE decisioni immediate sull’atteggiamento da tenere verso la Turchia. La speranza è che queste decisioni non riducano a vuota retorica i valori fondamentali europei e che l’UE possa ridivenire, per la Turchia e per gli altri Paesi del suo vicinato, un’ancora di democrazia e non uno spettatore silente della loro deriva.

L' Autore - Francesca Capoluongo

Curiosa del mondo e dei suoi abitanti, dedico il mio tempo a comprenderne dinamiche ed emozioni. Amo conoscere lingue straniere, il teatro e camminare. Dopo una doppia laurea italo-tedesca, il Master in European and International Studies dell’Università di Trento mi ha portata a studiare in Turchia, paese a cui sono dedicate le mie attuali attenzioni di ricerca.

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2 comments

  1. L’Europa, di fatto, non esiste, se non come genitus di Mammona.
    Non esiste in quanto ciò che fonda una “comunità” è il riconoscersi compagni di viaggio, solidali nel voler insieme arrivare ad una meta condivisa. È un “cuore” che ha milioni di atri e di ventricoli che cercano di tenere uno stesso ritmo, milioni di piedi che – a volte sbandando – tentano di stare sulla stessa strada riconosciuta.
    Come già fece Cavour, bisogna che anche noi riconosciamo che “Fatta l’Europa (geopolitica), restano da fare gli Europei”
    …Non credo si trovi nessuno disposto a morire per “la Patria”( …se non vi sia costretto dagli eventi)…figuriamoci per l’Europa…
    Ne valgono gli sbandierati “valori”…per quanto ostinatamente possiamo continuare a chiamarli “fondamentali”. In un mondo di solo relativismo, dove ogni pensiero è assurto a valore i “valori” non fanno altro che dividere…
    Non se ne trova uno in comune se non LA PAURA. Sì! è il nuovo “valore”: lo chiamiamo SICUREZZA ( Libertà da difendere e diritti da salvaguardare) ma è paura. Cosa rende così succubi della paura? La miopia della vita. Siamo tutti (chi più e chi meno) ridotti ad un tempo così ristretto che l’hic et nunc è il futuro massimo che ci permettiamo. Non abbiamo futuro, non abbiamo perciò speranza…quindi non ci resta che quello che abbiamo divenendo tutti un po’ egoisti… Abbiamo smesso anche di mettere al mondo figli: non ha più senso.
    I valori europei SONO diventati VUOTA RETORICA nel momento che è saltato l’unico riferimento oggettivo, extra-umorale, rappresentato da quelle 12 stelle, unico dato generativo comune. Ne sia esempio e ammonimento il disastro umano e di convivenza generato dalla reiterata e forzata laicizzazione portata avanti dalle ultime gestioni politiche francesi e belga. Gli esiti li continueremo a vedere haimé per molto ancora.

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