lunedì , 19 febbraio 2018
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Un tirocinio diverso: la Commissione ci prova

Lo scorso aprile, il Consiglio dei Ministri dell’UE ha approvato la Youth Guarantee, un progetto per garantire ai giovani fino a 25 anni di trovare un’opportunità lavorativa o di formazione entro 4 mesi dall’uscita dal percorso di formazione. I soldi per realizzare tutto questo sono in realtà gli Stati membri a doverli trovare: l’Europa contribuisce in parte con il Fondo Sociale Europeo e con i 6 miliardi di euro dell’iniziativa per rilanciare l’occupazione giovanile stanziati dal Consiglio lo scorso febbraio (6 miliardi dal 2014 al 2020, divisi per 28 Paesi, generano una cifra per Paese parecchio limitata).

La media della disoccupazione giovanile in Europa è molto elevata, intorno al 23%. Sono 5.5 milioni i giovani europei in cerca di lavoro. Questa la media: il dato per Spagna, Grecia, Portogallo è molto peggiore. Anche l’Italia ovviamente soffre di più, con un tasso intorno al 40% e poche speranze di ridurlo nel prossimo futuro. Il governo Letta aveva portato la questione al Consiglio Europeo di giugno, sottolineando che l’Unione Europea avrebbe dovuto prima di tutto affrontare questo problema. Proprio grazie al Fondo Sociale Europeo, il Ministero del Lavoro ha già potuto lanciare il progetto NEET: 10 milioni di euro stanziati per finanziare tirocini e corsi formativi rivolti ai giovani del Sud Italia che non studiano né lavorano, appunto i NEET, not in education, employment or training.

Gli schemi della Youth Guarantee sono dunque una risposta al problema, anche se saranno implementati solo da gennaio 2014 e, come detto, godono di fondi piuttosto limitati. Sulle criticità del progetto e sulla difficoltà di Eurostat di calcolare un significativo tasso di disoccupazione Europae aveva già scritto in passato.

Mercoledì 4 dicembre, la Commissione ha presentato una bozza di Raccomandazione rivolta al Consiglio. La proposta è un quadro regolamentare per i tirocini da applicarsi in tutta Europa. L’idea è un sistema unico, applicabile subito dai Ventotto, che standardizza la definizione di tirocinio e l’impostazione del contratto da tirocinante. Nel suggerire questo approccio, la Commissione ha ricordato una recente indagine di Eurobarometro sui tirocini in Europa: il 46% degli intervistati ha svolto almeno un tirocinio nella propria esperienza lavorativa, ma solo una piccola percentuale all’estero. Soprattutto, sono le caratteristiche del tirocinio medio ad essere preoccupanti. Nel 33% dei casi infatti non viene stipulato alcun contratto e al 23% dei tirocinanti viene offerto un rinnovo del tirocinio invece dell’assunzione.

Tutto più che noto: in sostanza i tirocini non sono, in molti casi, uno strumento per i giovani che cercano lavoro, ma per le imprese che sostituiscono i livelli di ingresso con un ruolo precario. Preso atto di questa situazione, la Commissione propone un modello per la qualità dei tirocini: in sostanza una serie di linee guida, da applicarsi in tutti i Paesi. La società che offre il tirocinio dovrà quindi proporre un contratto scritto e chiaro sulle condizioni dello stesso. Nel contratto dovranno essere indicati gli scopi educativi, cosa si impara e quali mansioni si svolgono, e le condizioni di lavoro, la retribuzione e gli orari. Se la proposta fosse accettata e implementata da tutti gli Stati membri, questi standard di qualità sarebbero applicati in tutta Europa e dunque diventerebbe anche più facile svolgere un tirocinio all’estero.

E’ difficile valutare nel concreto l’effetto di questa proposta, che in linea teorica è sicuramente interessante. Va ricordato però che le legislazioni interne di molti Paesi già prevedono qualcosa di simile, anche se non standardizzato. In Italia il tirocinio deve già avere specifiche caratteristiche indicate sul contratto. Che queste caratteristiche dalla carta di trasformino in realtà è però tutto da dimostrare. Così come è difficile dimostrare che vi sarà un’effettiva ricaduta sull’occupazione. Il motivo per cui oggi i tirocinanti sono particolarmente sfruttati, non è solo la mancanza di un modello di qualità: è perché i tirocinanti sono abbondanti e i posti di lavoro pochi. Nel mercato del lavoro, come in tutti i mercati, se l’offerta aumenta a parità di domanda, il prezzo (ovvero il salario) diminuisce. Senza una ripresa economica in grado di aumentare anche la domanda di lavoro, difficilmente l’occupazione potrà ridursi.

In foto il Ministro del Lavoro italiano Enrico Giovannini (Foto: European Commission)

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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