lunedì , 19 febbraio 2018
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Un’Europa per tutti: il PE studia nuove politiche sociali

Grandi manovre nella Commissione Occupazione e Affari Sociali (EMPL) del Parlamento Europeo: sono attualmente al vaglio, infatti, numerose proposte legislative che potrebbero cambiare – in meglio o in peggio, lo si vedrà – i connotati del “volto tenero” di un’Unione Europea sempre più bistrattata. Vediamo quali sono le innovazioni che si prospettano.

Anzitutto, si discute sul testo di una proposta di regolamento che istituisca un Programma dell’UE per il cambiamento e l’innovazione sociale, per far fronte alle esigenze scaturite dalla crisi economica. Particolare riguardo è dedicato al tasso di disoccupazione, alla proliferazione di modelli d’organizzazione flessibili che impattano sulle condizioni di lavoro, alla diminuzione della forza lavoro e all’aumento della pressione sui sistemi di protezione sociale a causa del cambiamento demografico, alla difficoltà di conciliare attività lavorative e di cura e all’inaccettabile numero di persone che vivono al di sotto della soglia della povertà. Come è noto, le politiche socio-economiche rimangono nell’alveo della competenza degli Stati membri, ma l’UE può avere un ruolo nell’identificazione delle riforme necessarie e nello scambio di buone pratiche.

Il Programma sarà basato su tre pilastri: Progress, che si occuperà di raccolta dati e statistiche, verifiche d’impatto, sperimentazione sociale come strumento per valutare le innovazioni sociali, formazione professionale dei consulenti di EURES (il portale europeo della mobilità professionale), pubblicazione di materiale divulgativo; EURES, con il compito di indirizzare l’esistente piattaforma digitale plurilingue sulla gestione di schemi di mobilità mirati, in particolare, per i giovani; infine, lo strumento di microfinanziamento Progress. L’obiettivo ultimo consiste nello sviluppo di sistemi di protezione sociale adeguati, nella promozione della mobilità geografica dei lavoratori e nell’accesso al credito per gruppi vulnerabili e microimprese.

In secondo luogo e nella stessa macro-prospettiva, è in fase di lettura una proposta di regolamento sul Fondo Sociale Europeo, che comporterà l’abrogazione del vecchio regolamento (CE) n. 1081/2006, con l’obiettivo di definire il nuovo quadro per la politica di coesione (periodo 2014-2020). In particolare, sono quattro gli obiettivi principali per il raggiungimento dei quali saranno investite le risorse del Fondo Sociale: occupazione e mobilità dei lavoratori, educazione e lifelong learning, inclusione sociale e lotta alla povertà (almeno il 20% del fondo), miglioramento della capacità istituzionale e dell’efficienza della pubblica amministrazione. Ognuno di questi obiettivi dovrà, in seguito, essere tradotto in un numero limitato di priorità di intervento. Il Fondo dovrà inoltre contribuire alla promozione della parità di genere, alla cooperazione e all’innovazione sociale e al coinvolgimento dei partner sociali; infine, dovranno essere istituiti nuovi strumenti finanziari per incoraggiare gli Stati membri ad usufruire intelligentemente delle risorse a disposizione.

In terzo luogo, è al vaglio una proposta sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per il periodo 2014-2020, che contempla anche la sua estensione a supporto temporaneo degli agricoltori, per favorire il loro adattamento alla rinnovata situazione di mercato che risulti dalla conclusione di accordi commerciali sui prodotti agricoli da parte dell’Unione (ad esempio, con gli Stati appartenenti all’area Mercosur). L’obiettivo del Fondo è quello di fornire supporto finanziario ai lavoratori (non solo in campo agricolo) in esubero a seguito di modifiche strutturali delle dinamiche di commercio mondiale, nonché in conseguenza di crisi inaspettate. Secondo la proposta attuale, la candidatura per il fondo nei vari settori economici potrà essere presentata al raggiungimento di una soglia minima di lavoratori in esubero. Viene fatta eccezione solo per il settore agricolo, nell’ambito del quale sarà la Commissione Europea che designerà i prodotti o i sotto-settori agricoli idonei a ricevere il finanziamento, sulla base di una valutazione dell’impatto dei menzionati accordi commerciali su di essi.

Al fine dell’elargizione del fondo, inoltre, verrà ampliata la nozione di “lavoratore”, applicabile non solo nell’ambito di contratti a tempo determinato, ma anche di contratti a termine e di lavoro interinale, nonché agli imprenditori/manager di micro, piccole e medie imprese e ai lavoratori autonomi. Le risorse potranno essere investite, inoltre, solo per politiche attive del lavoro, dal momento che le misure passive non sono compatibili con gli obiettivi di crescita e occupazione della strategia Europa 2020.

L' Autore - Anna Malandrino

Laureata in Scienze Internazionali e diplomatiche, attualmente dottoranda borsista in Diritti e Istituzioni presso l'Università di Torino con progetto di ricerca sul management pubblico nella fornitura di servizi sanitari. Ho lavorato come formatrice specializzata sull'Unione Europea presso il Punto Europa di Forlì e ho partecipato come relatrice al 13mo Mediterranean Research Meeting, presso il Centro di Studi Avanzati Robert Schuman dell'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze), e alla Student Conference "Reckoning with the past in post-dictatorial societies", presso l'Università di Bucarest

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