domenica , 18 febbraio 2018
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L’Ue si ferma a Karlsruhe? Intervista a Jörg Luther

indexUna spada di Damocle pende da tempo sul futuro della governance economica europea, un arma letale nelle mani dei giudici costituzionali tedeschi di stanza a Karlsruhe, impegnati a decidere sulla legittimità del programma OMT di acquisto titoli promosso dalla Banca Centrale Europea e sulla compatibilità della partecipazione della Germania al fondo ESM con il portato costituzionale. Non più tardi di dieci giorni fa l’ultimo colpo di scena, con il giudizio su OMT rimandato a Lussemburgo ed alla Corte di Giustizia Europea.

E’ una resa della corte tedesca o il futuro delle politiche economiche europee continuerà a dipendere del giudizio della Bundesverfassungsgericht ? Lo abbiamo chiesto a Jörg Luther (in foto a destra), professore ordinario di diritto costituzionale all’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”.

In Italia, tutti i maggiori quotidiani hanno interpretato il rinvio pregiudiziale della Corte di Karlsruhe come positivo disimpegno a favore dei giudici europei. Quanto c’è di vero in questa lettura?

I tedeschi parlerebbero di “Zweckoptimismus”, cioè di un ottimismo che mira a uno scopo, in questo caso alla sopravvivenza del debitore, ma che è anche necessitato. Infatti, quel che è rimasto nel bicchiere è la speranza italiana che i giudici europei non chiedano di bloccare la BCE, ma giochino un gioco chiamato “dialogo” ossia cerchino di trovare un modo comune di leggere le carte del diritto e la situazione politica europea, lettura chiamata ‘interpretazione adeguatrice’ “.

L’interpretazione adeguatrice richiesta da Karlsruhe alla Corte di Giustizia UE rischia di circoscrivere molto la portata del programma di acquisti. Come chiarito in sede di dibattimento dalla stessa BCE, tuttavia, il programma è già circondato di numerosi paletti. Che cosa aggiunge Karlsruhe?

Alla “palestra” di Karlsruhe si sono messi in giostra la BCE e la Bundesbank. La prima ha ostentato la saggezza dell’autolimitazione, dicendo: Si comprano i titoli di stato solo secondo regole certe e ragionevoli, per difendere le proprie armi di difesa dell’Euro come moneta che dà fiducia a tutti. La seconda, che era rimasta soccombente a Francoforte in sede di deliberazione sull’OMT, ha gridato allo scandalo, per difendere le proprie armi di difesa dell’Euro di proprietà della nazione più stabile, la Germania. Karlsruhe ha proposto un lodo, cioè una mediazione: aggiungiamo altre regole che restringano la forza delle armi della BCE e non compromettano le sicurezza tedesca“.

L’ordinanza ha l’effetto di congelare almeno per altri sei mesi l’utilizzabilità dell’OMT. Che ruolo può ancora giocare il Governo federale e più in generale la politica dopo tale ordinanza?

Non so se i mercati sono davvero interessati nell’OMT per sentirsi rassicurati. L’ordinanza certo non vieta di utilizzarlo, ma cerca di condizionarne le modalità d’uso. Il Governo federale può dire ai partner europei: Anche se volessimo, Karlsruhe ci vieta di venirvi incontro. Dobbiamo difendere gli interessi della nostra nazione, abbiate pazienza. Intanto deve superare le elezioni europee. Se poi la sicurezza dell’Euro esige ulteriori strumenti di politica monetaria, si può cominciare a scrivere nuove norme autorizzatorie per un OMT bis e dare altro credito alla Grecia. Sempre che nel frattempo non peggiori la salute economica e finanziaria dell’Italia…

E’ possibile immaginare uno scenario come quello descritto da Lucke per il quale la Corte di Giustizia UE ritenga l’OMT perfettamente conforme ai Trattati e Karlsruhe imponga un’uscita della Germania dall’Unione Economica e Monetaria dal momento che essa non è più una Stabilitaetsunion?

Lucke è un economista e non giurista, ora dedito ad una politica populista per la campagna elettorale e in attesa della decisione di Karlsruhe sulla clausola di sbarramento al tre percento per le elezioni europee, prevista per fine febbraio. Il diritto costituzionale europeo non è il mondo dell’aut-aut, ma dell’et-et. Si chiama “integrazione europea” ed è un programma di stabilità il cui valore economico (come anche quello della decisione di Karlsruhe) è ancora tutto da valutare. Non è detto che la Corte di Giustizia non trovi una risposta saggia e giusta che eviti dei traumi“.

Qual è l’ideologia economica che sta dietro alla sentenza? L’ordoliberalismo di molti ricorrenti?

Non credo abbia senso fare dietrologia e esami di ideologia alle sentenze, né ipotizzare simpatie del giudice costituzionale per i sentimenti o le idee di una parte. La Corte garantisce la Costituzione tedesca che intende garantire le basi dell’economia sociale di mercato, ma non sancisce doveri di solidarietà sociale internazionale. Più che le idee economiche dei giudici interessano gli effetti economici delle loro sentenze che andrebbero valutate non semplicemente misurando le prime reazioni delle borse“.

In foto, il logo all’entrata del palazzo della corte di Karlsruhe (foto: Mehr Demokratie e.V. – Flickr)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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