martedì , 14 agosto 2018
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Affronte (M5S): Adriatico? L’UE limiti le trivellazioni

Marco Affronte (EFDD, Italia)
Marco Affronte (EFDD, Italia)

Il 18 maggio scorso, in una lettera al Messaggero, l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi parlava di un “mare di petrolio che giace sotto l’Italia” (qui il testo integrale). L’intervento ha riaperto il dibattito sulla possibilità di trivellare l’Adriatico alla ricerca di idrocarburi, ancor più vivo dopo la decisione della Croazia di indire un bando di gara per ben 29  concessioni.

Europae ha intervistato l’Eurodeputato M5S (EFDD) Marco Affronte, membro della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, per più di dieci anni Responsabile Scientifico della “Fondazione  Cetacea” e Direttore Scientifico del progetto internazionale Adria-Watch. L’On. Affronte ha di recente proposto un’interrogazione in Commissione Ambiente proprio sul tema.

1) Onorevole, recentemente si è riaperto il dibattito sulla cosiddetta “diversificazione interna”, ovvero l’incremento della produzione energetica nazionale. C’è chi parla della possibilità di raddoppiarla. Ritiene verosimile tale ipotesi?

“Nonostante le dichiarazioni di molti politici in questo senso, personalmente non la ritengo verosimile. Non nego che l’indipendenza energetica sia un fattore molto importante nell’economia di un Paese, ma le risorse dell’Adriatico sono sufficienti per appena un paio d’anni, quindi non rivoluzionerebbero assolutamente lo scenario energetico italiano. Inoltre, da una recente interrogazione al Senato di una mia collega di partito è emerso che il petrolio presente in Adriatico sarebbe di bassa qualità.”

2) Un’altra possibilità sono le rinnovabili. L’incremento della quota di energia rinnovabile è considerato una reale alternativa? Cosa pensa del possibile potenziamento (o costruzione) di  centrali eoliche nell’Adriatico?

“L’energia rinnovabile non è solo un’alternativa reale, ma l’unica alternativa. Come affermato dagli scienziati dell’associazione ASPO, siamo molto vicini al picco del petrolio e quindi l’esaurimento di questa risorsa non è lontano. Non si può però negare che alcune energie verdi si siano rivelate meno verdi delle altre. Per esempio, sulle centrali eoliche ci sono ancora dubbi e perplessità. Tuttavia, analizzando il costo-opportunità delle due soluzioni, preferisco sicuramente le energie rinnovabili. Lo stesso Juncker ha affermato che in Europa ci dovrebbe essere la svolta verde aumentando gli investimenti per questo tipo di energie.”

3) Le ricadute positive sarebbero anche a livello occupazionale?

“Basandomi su quello che leggo posso dirle che preferisco in ogni caso l’occupazione generata dalle  rinnovabili. Secondo il report ‘Comuni Rinnovabili 2014’ di Legambiente, con scelte lungimiranti  in Italia si può arrivare nel 2020 a 250mila nuovi occupati nelle energie pulite e a 600mila nel  comparto dell’efficienza e della riqualificazione in edilizia.”

4) Una delle ricadute negative, sia in caso d’investimento sugli idrocarburi che sulle rinnovabili, sarebbe l’impatto ambientale. Quali sono i rischi e le resistenze?

“L’ambiente è stato danneggiato prima ancora di sapere se gli idrocarburi ci sono. Le esplorazioni avvenute tra il settembre 2013 e il gennaio 2014 hanno utilizzato strumenti che possono spaventare o danneggiare i cetacei. L’Adriatico è già un mare a forte impatto ambientale, per l’eccesso di pesca e altri problemi. L’anno scorso è avvenuto un incidente a una piattaforma davanti alle coste dell’Abruzzo, nulla di grave, ma ci fa capire che un  incidente può sempre accadere. Nello scenario peggiore, in caso di incidente serio ad  una di queste piattaforme, non avremmo scampo perché l’Adriatico è un mare aperto solo a sud, con un ricambio molto limitato e lento, quindi le conseguenze sarebbero molto gravi. Se dovesse succedere qualcosa ad uno di questi 29 pozzi avremmo compromesso per anni l’ambiente naturale e altri settori come il turismo e la pesca.”

5) La Puglia propone una moratoria sullo sfruttamento dei giacimenti dell’Adriatico. Avrebbe senso senza imporla anche alla Croazia?

“No non avrebbe senso, se non come segnale molto forte di  un’inversione di rotta. Per questo credo che sia un problema da affrontare a livello europeo. Ovvio che la Croazia abbia il suo ritorno economico e voglia andare avanti ma, essendo l’Adriatico un bene di tutti, l’Europa dovrebbe intervenire. Non credo si possa arrivare a una moratoria, anche se sarebbe il risultato che vorrei. Si dovrebbe però perlomeno promuovere una più rigida valutazione d’impatto ambientale, riducendo anche il volume di sfruttamento. 29 nuovi pozzi mi sembrano troppi per un territorio così ristretto e con un ambiente così importante. Aspetterò la risposta alla mia interrogazione per valutare gli interventi successivi.”

6) Rimanendo in tema ambiente, la legge comunitaria e italiana è particolarmente stringente.  Ritiene adeguato l’attuale quadro normativo?

“Non so se siano sufficientemente stringenti, certo non si può impedire lo sfruttamento, ma almeno limitarlo. Parlando di un esempio pratico queste normative non mi sono sembrate sufficientemente restrittive nel caso delle prospezioni con il sonar per ricercare la presenza delle risorse in mare. In Gran Bretagna per esempio è obbligatorio avere a bordo, durante le ricerche, persone capaci di utilizzare un idrofono e di capire se nelle vicinanze ci sono degli animali sensibili. In tal caso s’interrompono le ricerche finché resta il pericolo. Al contrario non mi risulta che nell’Adriatico sia obbligatorio, ma che si tratti solo di una buona pratica non sempre osservata con  la dovuta attenzione.”

In foto la piattaforma ENI di Cervia (Photo by: ENI Multimedia). 

L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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