lunedì , 19 febbraio 2018
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Brando Benifei: “obiettivo è rivedere criteri di Maastricht”

Nei giorni che hanno preceduto il voto di domenica, Europae aveva intervistato Brando Benifei, candidato per il PD nella circoscrizione Italia Nord Occidentale, comprendente Liguria, Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta. Non un candidato qualsiasi ma, classe ’86, il più giovane tra i candidati del PD, considerando tutte le circoscrizioni. Era stata occasione per parlare di lui, del suo impegno e della sua campagna elettorale, rivelatasi poi trionfale, viste le quasi 40 mila preferenze e l’elezione al Parlamento Europeo.

1) Buongiorno Brando. Raccontaci come si svolge la tua campagna elettorale. Come hai cercato di raggiungere i cittadini, l’elettorato?

Ho girato moltissimo. In questo momento (settimana pre-elezioni, ndr) ad esempio sono a Rapallo. Sto andando a incontrare il circolo del PD e i cittadini qui in città, dove ci sono anche le elezioni amministrative. C’è, dal mio punto di vista, un argomento che lega le elezioni europee a quelle locali, amministrative. Ed è la questione della revisione dei criteri di Maastricht. Ne parlo molto, in genere, quando incontro le persone, quando discutiamo. Poter scorporare le spese di investimento dal calcolo del rapporto deficit/Pil e quindi del limite del 3%, significherebbe liberare risorse per gli enti locali. Si tratta quindi di un tema d’interesse anche a livello locale.

2) Ecco, proprio a proposito di questo: tu sei il più giovane candidato italiano alle europee. Ti sei formato in ambito locale, hai però poi deciso poi di continuare, anziché in un ambito regionale, verso l’Europa. Quali sono i motivi di questa scelta?

È stata una scelta fortuita in realtà: io ho “fatto la gavetta” a livello territoriale, non mi ha cooptato nessuno da Roma, non ho fatto l’assistente di nessun big che poi mi abbia mandato in tv o messo in qualche segreteria. Anche nelle liste sono entrato grazie solo alla spinta dei giovani. Abbiamo rotto un po’ i meccanismi delle correnti e delle spartizioni, con una lista che chiedeva di poter proporre almeno un giovane, per poter sperare questa volta di eleggere al Parlamento Europeo un candidato “nuovo”.

Sono stato anche consigliere provinciale a La Spezia, poi mi sono avvicinato alla sinistra europea, in modo un po’ fortuito: sono stato al Parlamento Europeo per un incontro che organizzava l’allora sinistra giovanile e ha colpito molto vedere che ad un italiano, Altiero Spinelli, era intitolato l’edificio principale del Parlamento Europeo. Sono diventato un federalista europeo, un militante, un dirigente del movimento e poi, devo dire per una serie di casualità, ma anche di occasioni, il “responsabile Europa” dei Giovani Democratici e soprattutto il vicepresidente europeo dei Giovani Socialisti dell’organizzazione giovanile del PSE. È un incarico che ho ricoperto per 4 anni e che mi ha permesso di incontrare tanti attivisti, tanti militanti politici in tutta Europa, e anche di capire meglio cosa sia la politica europea.

3) Casualità o no ora sei qui a correre per le elezioni europee (poi eletto ndr): qual è il vostro progetto per l’Europa? Come vorreste rapportarlo alle realtà locali e valorizzare tali realtà?

Come ho detto prima, penso ci sia un grande tema di fondo: la revisione dei criteri di Maastricht, che impongono che ci sia un patto di stabilità interno fra i nostri Comuni e lo Stato centrale. Dei criteri che stanno diventando insostenibili a causa della crisi economica che attraversiamo. È necessario revisionare i criteri, distinguere le spese per gli investimenti produttivi e scorporarle, per far sì che si possano liberare risorse per il patto di stabilità interno. In sostanza, gli investimenti per contrastare il dissesto idrogeologico, quelli per mettere in sicurezza gli edifici pubblici, per la formazione dei più giovani, per la manutenzione e l’ampliamento delle infrastrutture. Io credo che queste spese che creino lavoro e crescita economica e debbano essere favorite. Bisogna Scorporarle dal calcolo del 3% del rapporto deficit-Pil , imposto dall’attuale patto di stabilità e crescita.

Un altro tema che lega l’Europa agli enti locali è il contrasto alla disoccupazione giovanile tramite, ad esempio, l’applicazione della “garanzia giovani”, parzialmente in mano alle regioni. Si tratta di un provvedimento che ho seguito da vicino: ero stato indicato dal PD per il gruppo di lavoro del Partito Socialista Europeo che ne ha scritto la prima versione. La versione che ne abbiamo ora è quella di Barroso ed è ridotta in termini di risorse e di estensione rispetto a quella che volevamo noi. Se vincerà Martin Schulz (ipotesi non verificatasi ndr), se vinceremo noi, allargheremo la possibilità della “garanzia giovani” in modo da renderla uno strumento forte a sufficienza per contrastare sul serio la disoccupazione. In Italia abbiamo una disoccupazione giovanile molto elevata, ma esiste un altro fenomeno gravissimo, l’inattività. Giovani che non solo sono disoccupati, ma non cercano più lavoro, non si formano, non studiano, rimangono a casa. È un esercito di rassegnati, di ragazzi che si sono persi per strada e che rischiano di essere una generazione perduta. È importante recuperarli, far ripartire la voglia di mettersi in gioco con gli strumenti adeguati, con il sostegno adeguato, che può arrivare anche dall’Europa.

4) Ultima domanda a bruciapelo: prenderete più del 30% a livello nazionale e, a livello europeo, il PSE sarà il primo gruppo al Parlamento?

Certamente.

 

Photo: tratta da www.brandobenifei.it

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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