martedì , 14 agosto 2018
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Carlo Fidanza: “Da Letta solo proclami; l’Europa ci prende a schiaffi. Non ci servono scendiletto della Merkel”

Membro della commissione agricoltura, della delegazione del Parlamento Europeo in Afghanistan ma soprattutto parte di una componente politica fortemente identitaria come Fratelli d’Italia, baluardo degli eurocritici in Italia. Carlo Fidanza, eurodeputato del gruppo del Partito Popolare Europeo, racconta la sua idea di un’Europa da riformare e di un’Italia non subalterna alle scelte di Bruxelles (e di Berlino).

On. Fidanza, lei è stato recentemente a Kabul. Com’è la situazione politica nel paese? Qual’è stato l’apporto dell’Unione Europea e come evolveranno le relazioni tra UE e Afghanistan?

“È stato appena raggiunto l’accordo con gli Usa sul BSA (Bilateral Security Agreement, ndr) che stabilisce quanti militari resteranno sul campo dopo il ridimensionamento previsto per fine 2014 e già parzialmente in atto. Un accordo che, al di là di rivendicazioni di facciata da parte delle autorità afghane, tutti consideravano da raggiungere ad ogni costo. Il 5 aprile si svolgeranno le elezioni presidenziali, le prime del dopo Karzai, e il rischio che un esito eccessivamente contestato possa favorire un ritorno al passato è molto percepito. D’altra parte gli insurgents in generale, e i talebani in particolare, scommettono sul fallimento delle elezioni e del processo di transizione democratica ed è presumibile che, come successo in passato, in corrispondenza delle elezioni ci sia una recrudescenza di attacchi terroristici. L’Europa, per parte sua, sta facendo un buon lavoro in Afghanistan. Ci sono due aspetti prioritari di cui tenere conto, oltre naturalmente all’impegno dei nostri militari: il primo riguarda il successo della missione europea Eupol per la formazione delle forze di sicurezza afghane, il secondo è quello dei fondi per la cooperazione, che abbiamo il dovere di confermare, pretendendo in cambio significativi passi avanti da parte afgana sul versante dei diritti umani e delle donne, sulla lotta alla corruzione ed alla coltivazione e traffico di stupefacenti”.

Considerando gli ultimi casi di spionaggio da parte di Stati Uniti e Russia a carico di alcuni personaggi politici di spicco in Europa e ricordando anche il caso dei marò detenuti in India, non crede che un’unione politica europea possa scoraggiare fenomeni di questo tipo e aiutare gli Stati membri a sviluppare un piano comune per ritornare davvero a contare nel sistema internazionale?

“Aggiungerei alla casistica anche la guerra anti-italiana condotta dalla Francia in Libia e qualche altro episodio. L’irrilevanza europea sullo scenario globale è imbarazzante  e purtroppo è una costante. Nella mia idea di Europa continuano ad esserci una politica estera e di sicurezza comuni, con un esercito europeo che ne sia il braccio operativo e consenta anche di fondere il meglio delle tradizioni militari europee nonché di ridurre i costi esorbitanti dello strumento militare. Nella quotidianità c’è invece la quasi totale incapacità di contare e pesare in tutti gli scenari di crisi a livello planetario”.

Lei è un’esponente di un’area politica piuttosto identitaria, come si relaziona la sua idea di Europa all’idea di sovranità nazionale?     

“Fratelli d’Italia si definisce un movimento “eurocritico“. Amiamo l’Europa della civiltà, delle cattedrali e della cultura. L’abbiamo sognata unita quando la logica di Yalta e l’orso sovietico la tenevano divisa. Ma l’Europa di oggi, da sogno si è trasformata in incubo. Civiltà, cattedrali e cultura hanno lasciato il campo alla dimensione prevalente della finanza e della burocrazia. L’Europa dei popoli è stata soppiantata dall’Europa delle lobby, la democrazia e la sovranità sono state svuotate da un meccanismo di regolazione burocratico-autoritario che strangola soprattutto i Paesi più indebitati. La rinuncia di 17 Paesi alla sovranità monetaria ha comportato, dopo un primo periodo positivo dovuto ai bassi tassi di interesse, a pesanti sbilanciamenti a danno di alcuni di questi paesi, tra cui l’Italia. Le élite europee hanno via via determinato le scelte sovrane di alcune nazioni. Come leggere diversamente le operazioni Papademos in  Grecia e Monti in Italia? Persino nell’attuazione dei vincoli di bilancio pattuiti, l’Ue entra a gamba tesa nel merito delle singole misure, con una costante ingerenza sugli affari interni che sta superando il limite della ragionevolezza. A ciò si aggiunge il deficit di legittimità democratica della Commissione Europea, che noi infatti vorremmo vedere guidata da un Presidente eletto direttamente dai cittadini”.

Sia a destra che a sinistra sta montando sempre di più un euroscetticismo spesso azzardato. Molti criticano soprattutto il fatto che l’UE abbia guardato solo all’integrazione economica, trascurando quella politica. Lei cosa ne pensa? Qual’è, secondo lei, il futuro dell’Europa?

“Si sarebbe potuta percorrere con decisione la strada del “più Europa”, mettendo in comune la politica economica, i debiti (attraverso strumenti come gli Eurobond) e la politica fiscale e dei salari, per evitare squilibri inaccettabili all’interno dei confini nazionali, quelli che ad esempio portano tante nostre aziende a scappare verso altri Paesi Ue. Invece si è fatta soltanto l’Unione monetaria, con una banca centrale che ha come esclusivo mandato la stabilità dell’Euro e non il sostegno all’economia reale, senza completare l’Unione bancaria e senza intervenire sulle politiche fiscali. Si è poi costruita una gabbia perfetta intorno ai Paesi indebitati, fatta di recessione e debito che si alimentano a vicenda. Per tutti questi, tranne l’Italia, si è poi introdotto il meccanismo schiavistico dei prestiti, del commissariamento da parte della Trojka e altre simili sciagure. O si riparte da lì, si rivedono i parametri (a partire dal 3% deficit/Pil e dal 60% debito/Pil), si mutualizza almeno una parte del debito e si cambia il mandato della BCE rendendola prestatrice di ultima istanza oppure, a queste condizioni, per paesi come l’Italia sarà difficile rimanere nell’Euro. Certo, l’alternativa non offre certezze, ma così non si può andare avanti”.

A breve ci saranno le nuove elezioni del Parlamento Europeo. Qual’è secondo lei il valore di queste elezioni e, soprattutto, il valore attuale del Parlamento?

“Nonostante una propaganda ancora fortemente negativa, non può sfuggire agli osservatori che il ruolo del Parlamento è molto cresciuto dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. L’utilizzo della codecisione ormai su ogni materia ha restituito una voce ai cittadini europei. Tuttavia questo ancora non basta, almeno fino a quando non si interverrà sulla vera anomalia democratica delle istituzioni Ue, rappresentata dalla Commissione. Questo moloch burocratico che riunisce in sé il potere esecutivo e l’esclusiva dell’iniziativa legislativa, contribuisce ad alimentare la percezione di un’Europa lontana dai cittadini. Da venti anni mi batto per l’elezione diretta almeno del Presidente della Commissione, vedo che qualcosa si muove, spero si faccia presto. Quanto alle prossime elezioni, sono un punto di svolta importante perché coincideranno anche con il cambio della Commissione e con l’avvio del semestre italiano di presidenza”.

Cosa dovrebbe cambiare negli Stati membri per far sì che il Parlamento Europeo conti davvero? E quale ruolo dovrebbe giocare l’Italia ? Dalle parole del Primo Ministro Enrico Letta si evince che l’Italia voglia più Europa. Lei condivide? Se si, a quali condizioni?

“Mi si permetta di dubitare delle dichiarazioni roboanti di premier come Monti prima e Letta poi, che sono stati scelti per garantire governi “rassicuranti” per la Germania e per l’Europa. Non è di dotte disquisizioni o di scendiletto della Merkel che abbiamo bisogno, ma di un’azione coraggiosa per rinegoziare tutti i parametri del nostro “stare in Europa” e nell’Euro. Abbiamo la straordinaria occasione del semestre di presidenza. L’efficacia di Letta si misurerà non su quanti bei vertici con tanto di foto di gruppo e blande dichiarazioni finali verranno svolti in Italia, ma su quali risultati concreti verranno ottenuti per cambiare questi parametri. Per ora, nonostante i proclami, andiamo esattamente in direzione opposta: nessuna solidarietà concreta sul dramma dell’immigrazione, vasta opposizione alla regolamentazione del “Made in” per la tutela dei marchi di qualità europei e, dulcis in fundo, la condizionalità nell’erogazione dei fondi strutturali 2014-2020, legata al rispetto del 3%. Mentre Letta fa proclami, continuano a prenderci a schiaffi”.

In foto, l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza (© European Union 2013 – EP)

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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