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Cercone: una nuova politica europea sul diritto d’asilo

L’Unione Europea non è rimasta ferma a guardare i propri confini traversati sistematicamente da notevoli flussi di migranti, per la maggior parte profughi, il cui obiettivo ultimo è quello di chiedere asilo ad uno dei suoi ventotto Paesi. Come ha affermato Michele Cercone, portavoce del Commissario europeo agli Affari Interni, Cecilia Malmström, saranno prese una serie di misure di breve, medio e lungo termine per affrontare l’emergenza. Nello specifico, non solo è previsto un potenziamento di Frontex nel Mediterraneo, ma anche l’avvio, dal 2 dicembre, di Eurosur, un sistema di scambio di informazioni tra i Paesi di frontiera, tramite centrali operative dedicate alla sorveglianza marittima e all’identificazione, in particolare, delle piccole imbarcazioni di migranti.

Sul medio e lungo periodo, inoltre, l’UE si sta adoperando per realizzare dei partenariati di mobilità con i Paesi da cui partono i flussi migratori. In questo modo Bruxelles mira a indebolire le organizzazioni criminali che organizzano i “viaggi della speranza”. Altra misura cui si sta lavorando è infine il resettlement: in collaborazione con le Nazioni Unite, presso i campi allestiti in Siria, Eritrea e altri Paesi di partenza, saranno stilate liste di profughi intenzionati a chiedere asilo in Europa. In questo modo i migranti saranno trasferiti e accolti nell’UE senza il bisogno di passare per le mani di trafficanti di uomini. La Germania ha già dichiarato la disponibilità ad accogliere 5000 siriani. Se anche gli altri Paesi europei dichiarassero la stessa apertura, tramite il resettlement potrebbero trovare accoglienza nell’Unione circa 140mila rifugiati.

Di questo e di altri argomenti Europae ha dunque parlato con Michele Cercone, nel corso di un’intervista realizzata a Bruxelles.

In seguito alla tragedia di Lampedusa del 3 ottobre sono state presentate dalla Commissione nuove proposte di legge per una maggiore tutela dei profughi. In che modo queste misure si ripercuoteranno sui migranti?

Le nuove disposizioni europee in materia di asilo, che i Paesi dovranno mettere in atto da qui al 2015, avranno un impatto notevole sulle condizioni dei rifugiati. Una serie di diritti saranno confermati e migliorati. Si tratta di fare in modo che i richiedenti asilo possano vivere in maniera degna e umana, di garantire che i processi di valutazione siano trasparenti e di qualità e di offrire assistenza soprattutto alle persone più vulnerabili, che sono state oggetto di torture o violenze sessuali. Si accorceranno i tempi per entrare nel mercato del lavoro, ci sarà maggiore chiarezza e omogeneità in merito ai diritti di un rifugiato. L’obiettivo è che tutti i Paesi dell’Unione Europea garantiscano gli stessi diritti, in modo da evitare l’attuale lotteria in cui i richiedenti hanno possibilità di ricevere l’asilo che vanno dal 60% in alcuni Paesi al 2% in altri. E’ inaccettabile e le nuove regole cambieranno questo sistema, con un beneficio anche per gli Stati membri, perché attualmente ci sono cinque Paesi che ricevono il 70% dei rifugiati: sono Germania, Francia, Svezia, Belgio e Regno Unito.

Prendiamo un caso specifico: un rifugiato siriano, accolto in Italia, fa domanda di ammissione all’Università l’Orientale di Napoli e si vede respingere la richiesta perché non può produrre tutti i documenti necessari relativamente ai suoi studi precedenti. In che modo le nuove regole interverranno su queste difficoltà quotidiane?

I richiedenti asilo potranno, soprattutto se minori, vedersi garantito con maggiore facilità l’accesso all’educazione. La possibilità di studiare, anche all’università, sarà agevolata notevolmente.

Infine, da più parti è stato chiesto di modificare la norma del Regolamento di Dublino II che prevede che un migrante possa chiedere asilo solo nel Paese di arrivo. Si prenderanno provvedimenti su questo punto?

Il nuovo pacchetto dell’asilo prevede alcuni casi più flessibili per il ricongiungimento familiare. C’è però un ambito più ampio che è quello di cercare di creare un sistema europeo in cui i rifugiati possano trovare assistenza in vari Paesi e non concentrarsi sempre negli stessi, perché altrimenti si creerebbe un regime completamente sbilanciato. L’obiettivo è quindi quello di cercare di far funzionare le cose meglio in tutti i Paesi, in modo che non importi in che Paese i rifugiati arrivino, ma che questi possano beneficiare ovunque delle stesse condizioni e degli stessi elevati standard di accoglienza.

In foto un campo di profughi siriani in Turchia (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Sara Monetta

Laureata in Scienze Politiche, curriculum Studi sull'Asia e sull'Africa. Studiosa, nel suo piccolo, di politica internazionale, Unione Europea e Medio Oriente. è giornalista pubblicista e collabora con Radio Base e con il quotidiano Le Cronache del Salernitano. Il suo motto è "Insisti che si può fare"

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