giovedì , 16 agosto 2018
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Cuperlo: “L’antigermanismo retorico è controproducente”

di Fabio Cassanelli e Luca Barana

In vista delle primarie del Partito Democratico che si svolgeranno domenica 8 dicembre per eleggere il nuovo Segretario del partito, Europae ha intervistato in esclusiva uno dei tre candidati, Gianni Cuperlo. La scelta del nuovo Segretario del PD, ad oggi azionista di maggioranza dell’attuale governo in carica, inciderà profondamente sulla politica europea dell’Italia.

Molte forze politiche pensano che le difficoltà economiche e finanziarie dell’Italia derivino dai parametri di Maastricht su deficit e debito pubblico. Lei è d’accordo con una loro rinegoziazione? In caso affermativo, ritiene che sia una possibilità concreta, dati gli attuali rapporti di forza in Europa?

In sintonia con i progressisti europei, noi proponiamo la cosiddetta “golden rule”, cioè lo scorporo di una quota di investimenti dal tetto del 3% di deficit stabilito dai Trattati. Si tratta di un obiettivo ambizioso, per il quale attualmente non esiste una maggioranza politica in Europa, ma che non richiederebbe una riforma dei Trattati e quindi l’unanimità. Occorre anche aggiungere che nei mesi scorsi, grazie all’iniziativa del gruppo parlamentare S&D (Socialisti e Democratici) e alla pressione del governo italiano, la Commissione ha per la prima volta accettato il principio dello scomputo di una quota dei cofinanziamenti dei progetti europei dal calcolo del deficit strutturale (che secondo il fiscal compact dovrebbe essere limitato allo 0,5%), fermo restando il tetto del 3% per il deficit nominale.

Si tratta di una prima positiva breccia al muro delle politiche di austerità che occorre tuttavia allargare, anche perchè la Commissione con un inaccettabile voltafaccia ha poi adottato un criterio restrittivo nei confronti della Legge di Stabilità italiana, di fatto negando quello che aveva concesso poco prima. Per questo e’ fondamentale che alle prossime elezioni europee si affermi una maggioranza progressista e il candidato dei socialisti e democratici, Martin Schulz, sia eletto Presidente della Commissione. E’ un traguardo realistico che avrebbe fondamentali conseguenze di ordine politico, oltre che istituzionale e democratico. Il PD deve impegnarsi con decisione per questo obiettivo.

Per ottenere un cambio di rotta in Europa sulle politiche di rigore e consolidamento fiscale, l’Italia dovrà guadagnarsi una nuova credibilità. L’UE ci indica alcune problematiche come tasse troppo alte, debito e disoccupazione: che riforme propone su questi tre temi?

L’Italia e’ uno dei pochi Paesi europei fuori dalla procedura per il deficit eccessivo e sotto il limite del 3%. Ovviamente, il suo problema e’ l’elevato debito pubblico, che tuttavia potrà essere ridotto solo se ripartirà la crescita. I dati indicano chiaramente che le politiche di austerità di questi anni non solo hanno determinato una drammatica recessione, ma hanno prodotto un vertiginoso aumento del debito pubblico in tutta Europa. E’ l’Europa quindi a dover cambiare rotta, il che non significa naturalmente che l’Italia non debba affrontare i suoi problemi. Per rispondere alle vostre domande, e’ chiaro che la pressione fiscale e’ al limite e che i proventi di una più decisa lotta all’evasione debbano essere utilizzati per ridurre le tasse sul lavoro. Allo stesso tempo, occorre rimodulare il carico fiscale, spostandolo dalla produzione (lavoro e impresa) alla rendita, innanzitutto finanziaria.

Per il debito ho già detto: solo con la crescita potrà credibilmente ridursi, e in questo senso lotta alla disoccupazione e riduzione del debito sono due facce della stessa medaglia. La disoccupazione, innanzitutto quella di donne e giovani, e’ la più grande emergenza nazionale e occorre affrontarla superando la visione ideologica che mette al centro le regole del mercato del lavoro e chiede sempre più flessibilità, e partire invece dal lato della domanda. Noi, ad esempio, proponiamo che la legge di stabilità porti il deficit dal 2,5% al 2,7% (sempre quindi al di sotto del 3%) destinando 3 miliardi a un piano straordinario di investimenti per la messa in sicurezza del territorio e delle scuole. Anche l’iniziativa europea della Youth Guarantee, che punta ad offrire a tutti i giovani un lavoro, un tirocinio o un’occasione formativa entro quattro mesi dal momento in cui lasciano la scuola o si iscrivono al collocamento, è molto importante e va sostenuta e rafforzata.

In Italia la polemica nei confronti della Germania è ormai all’ordine del giorno. Che opinione ha del ruolo preponderante assunto da Berlino? Viviamo in un’Europa germano-centrica?

Il peso preponderante esercitato dalla Germania e’ frutto del prevalere del metodo intergovernativo, e della presenza di una maggioranza conservatrice nelle istituzioni europee. Noi auspichiamo che il nuovo governo di grande coalizione corregga questa impostazione, e soprattutto che negli altri Paesi e nel Parlamento Europeo si affermino le forze che puntano al metodo comunitario e a un diverso equilibrio tra disciplina di bilancio e crescita. Dopodiché, certe espressioni di antigermanismo retorico sono ridicole e controproducenti e non tengono conto, per esempio, del fatto che il governo Berlusconi ha accettato supinamente tutte le richieste della Merkel, salvo poi, quando era troppo tardi per tornare indietro, affidarsi alla retorica nazionalista dei Brunetta.

Gli anni della crisi finanziaria hanno rilanciato il ruolo delle banche centrali. Lei che ruolo immagina per la BCE nei prossimi anni? Dovrebbe divenire un prestatore di ultima istanza o comunque adottare una politica monetaria più incisiva di quella attuale?

E’ bene ricordare che la BCE e’ già andata molto oltre il suo ruolo tradizionale e la lettera dei Trattati, esercitando una certa supplenza nei confronti di un’Europa incapace di decidere e prigioniera della linea dell’austerità. Basti pensare i tremila miliardi di operazioni di rifinanziamento a lungo termine (LTRO), all’impegno a intervenire in misura illimitata sul mercato secondario dei titoli di Stato per fare “whatever it takes” per salvare l’euro o all’attuale riduzione dei tassi contro il parere della Bundesbank. In prospettiva io penso che la BCE potrebbe e dovrebbe fare di più, e diventare un vero e proprio “prestatore di ultima istanza”. Questo non dovrebbe però essere il pretesto per evitare quelle scelte e quelle profonde correzioni di rotta sul terreno della politica fiscale e di bilancio e su quello della governance dell’eurozona che sono assolutamente urgenti.

Il Primo Ministro Letta ha spesso ammonito contro il pericolo dei movimenti populisti, in Italia e in Europa. Che argomenti deve usare il PD per convincere l’opinione pubblica che l’Europa e l’euro non sono il problema, anche in vista delle prossime elezioni europee?

Io credo che occorra evitare una polarizzazione del tipo Europa sì/Europa no e spiegare ai cittadini che lo scontro è su quale Europa. Occorre insomma presentare con chiarezza il profilo di un’Europa diversa e alternativa da quella dei conservatori: un’Europa progressista della crescita, del lavoro, della difesa e del rilancio del modello sociale europeo, della democrazia e dei diritti.

Il Partito Democratico deve entrare a far parte del Partito del Socialismo Europeo (PSE)? Lei appoggia la candidatura di Martin Schulz alla presidenza della Commissione Europea?

Noi crediamo che il percorso che, all’inizio della legislatura europea, ha portato il PD a concorrere a dare vita al Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo vada completato, e che quindi il PD debba collocarsi chiaramente nel PSE, contribuendo al tempo stesso ad allargarlo e a rinnovarlo, valorizzando la specificità del propria identità e della pluralità delle culture politiche che lo caratterizzano. L’ideale sarebbe se in occasione del congresso del PSE che si terrà a Roma, potesse nascere il Partito dei Socialisti e dei Democratici europei. Per quanto riguarda Schulz, e’ una candidatura che io sostengo con forza e che tutto il PD appoggia.

(Foto: profilo Facebook di Gianni Cuperlo)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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