mercoledì , 21 febbraio 2018
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Dassù: “Demilitarizzare significa deindustrializzare l’Europa”

Europae ha intervistato in esclusiva il Vice Ministro degli Affari Esteri Marta Dassù, in vista del Consiglio Europeo del 19-20 dicembre, che sarà dedicato dopo molti anni ai temi della politica estera e di difesa europea.

La prima domanda riguarda la missione italiana nel Mediterraneo ‘Mare Nostrum’. Può costituire la base per un’azione condivisa a livello europeo, sul modello di quanto accade nel Golfo di Aden?

Questa è la nostra posizione. Stiamo svolgendo uno sforzo diplomatico per ottenere un’europeizzazione vera di un problema che coinvolge e coinvolgerà l’intera Unione Europea. Si tratta di un problema strutturale, causato anche da certe dinamiche demografiche. È dunque necessario un sostegno allo sforzo italiano con una politica realmente europea. Il punto è che noi siamo il Paese di primo accesso: siamo noi che dobbiamo accogliere e vagliare le domande di asilo. Riteniamo che questa esposizione dell’Italia vada bilanciata con uno sforzo maggiore degli altri Paesi europei. La Germania e i Paesi nordici dicono, giustamente, di avere numeri più alti di richieste d’asilo e questo vuol dire che l’Italia è un Paese di transito. Tuttavia, è presente comunque un onere, uno sforzo molto forte, anche da parte delle amministrazioni locali nella prima accoglienza. Quindi questa diversità di ruoli va commisurata con uno sforzo collettivo.

Come si pone l’idea del rilancio della politica estera europea rispetto all’originalità della politica della NATO, sottoposta a una maggiore influenza statunitense?

Noi pensiamo in termini di complementarietà. La difesa europea e la NATO sono politiche da considerare complementari e certamente non in contrapposizione, ma in armonia. La realtà tuttavia è che l’Europa deve assumere maggiori responsabilità, per lo meno nel suo Vicino Estero, nel Mediterraneo e nel suo retroterra molto complicato, il Sahel ad esempio, e oltre i propri confini orientali. E questo anche perché gli Stati Uniti stanno ridirigendo i loro sforzi verso l’Asia e l’Oceano Pacifico. Certamente poi l’Europa ha un suo approccio di politica estera: deve darsi però una nuova dottrina rispetto alla vecchia strategia del 2003 (European Security Strategy). Ma questo è un punto non condiviso da tutti i governi europei. Vedremo se durante la presidenza italiana dell’UE riusciremo a fare passi in avanti anche su questa materia.

Il Consiglio Europeo di dicembre non dovrebbe essere solamente un convegno sull’importanza del rilancio della politica estera e di difesa europea. Che prospettive concrete ci sono per un effettivo nuovo slancio proprio in quest’occasione?

Ci sono vari cluster di argomenti, di capacità. Il terzo cluster riguarda il mercato interno. Per il momento storico in cui siamo, gli sviluppi più importanti sono davvero in questo terzo settore, il mercato interno e lo sviluppo industriale della difesa, dove c’è una vera convergenza di sforzi. Questo perché tutti ci rendiamo contro che senza un mercato della difesa più integrato e delle imprese di maggiore calibro sarà molto difficile fare dei passi avanti. In più, nella difesa contano, e molto, anche le piccole e medie imprese: dovremmo essere in grado di dare degli incentivi per lo sviluppo di questo settore industriale. È essenziale, dato che l’industria della difesa è fondamentale per lo sviluppo tecnologico dell’industria europea. Demilitarizzare significa anche deindustrializzare l’Europa. Ecco perché il rilancio è importante, anche per ragioni economiche, tecnologiche e industriali.

In foto il Vice Ministro Marta Dassù (Foto: Ministero degli Affari Esteri) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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