giovedì , 22 febbraio 2018
18comix

De Martini: l’Europa non sia Alice nel Paese delle Meraviglie

Europae ha intervistato Susy De Martini, parlamentare europea del gruppo Conservatori e Riformisti Europei (ECR). E’ membro della commissione affari esteri e di quella bilancio del Parlamento Europeo, nonché della delegazione parlamentare per le relazioni con gli Stati Uniti.

Onorevole De Martini, i rapporti fra Stati Uniti ed Europa sono oggi ostacolati dallo scandalo Datagate. Cosa pensa della proposta franco-tedesca per un codice di condotta dei servizi d’intelligence?

Innanzitutto, il Commissario europeo Viviane Reding ha ricevuto la delega per trattare la questione con gli interlocutori americani e ha ottenuto rassicurazioni in merito dal Congresso e dai vertici dell’intelligence. Inoltre, il problema verrà affrontato in primo luogo a casa loro: anche negli Stati Uniti ci sono state molte polemiche per le rivelazioni sulla NSA. La questione è in primo luogo americana. Non dobbiamo poi pensare di essere Alice nel Paese delle meraviglie: le spie spiano, è risaputo. Il problema non è certamente nato oggi, né dopo l’11 settembre. È una realtà consolidata.

Il Datagate può ostacolare le trattative sull’accordo commerciale con gli Stati Uniti, il Transatlantic Trade and Investment Partnership?

Assolutamente no. Il Datagate non deve inficiare il TTIP: si tratta di un accordo win-win, che porta benefici ad entrambe le parti. E’ però l’Europa a guadagnarci di più: 400.000 posti di lavoro in più in un momento di grande difficoltà economica e un aumento del 30% dell’export per un Paese come l’Italia, il cui andamento commerciale degli ultimi anni ha sofferto molto l’ingresso nell’euro.

Si riferisce a un euro troppo forte, che limita le opportunità commerciali di Paesi come l’Italia?

Esatto. L’Italia non era pronta all’euro, soprattutto con il cambio assurdo accettato dal governo Prodi. Questo ha comportato una diminuzione totale dell’export italiano dal 2001 del 28%. Per alcuni Paesi l’euro è stata un’arma letale, prima ancora della crisi finanziaria. Tanto è vero che gli Stati Uniti guardano all’Europa come a un problema da prima della crisi stessa. Una valuta comune senza una politica comune costituisce un non senso. Perché è stato possibile? Forse la Germania ha dimenticato l’aiuto ricevuto dopo la Seconda guerra mondiale. Ed è vergognoso che oggi non ricambi con forme di mutualizzazione del debito come gli eurobond. Lo scriva pure.

Tornando ai rapporti con gli Stati Uniti, lei ritiene che la figura di Barack Obama sia stata fraintesa in Europa? Sono state riposte troppe speranze su di lui?

Personalmente sono molto delusa da Obama, sia dalla sua politica interna che da quella estera. Ci ha fatto rischiare la Terza guerra mondiale sulla Siria, se non ci fosse stato Cameron a frenare. Il Primo Ministro britannico si è fatto votare contro dal Parlamento per non intervenire in Siria. La non accettazione del seggio al Consiglio di Sicurezza dell’ONU da parte dei sauditi è un’altra prova del fallimento di Obama. Il Presidente sta creando nuovi disequilibri internazionali, aprendo a un Paese assolutista e teocratico come l’Iran. Non capire i rischi di tale operazione è miope. Insomma, lo considero un passo indietro rispetto all’amministrazione Bush.

(Foto: European Parliament) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

Check Also

Lara Comi: “Il mio impegno per il Made in Italy”

Nei giorni scorsi, l’On. Lara Comi, europarlamentare e membro della Commissione per il mercato interno …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *