domenica , 18 febbraio 2018
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Falkland – Malvinas: la convinzione dell’Argentina

Le isole Falkland (per il Regno Unito) o Malvinas (per l’Argentina) costituiscono un arcipelago di circa 200 isole, per un totale di circa 12 mila chilometri quadrati. Politicamente si tratta di un territorio d’oltremare del Regno Unito rivendicato dall’Argentina, che dista non molte miglia dalle isole. Le Falkland / Malvinas sono state oggetto della guerra tra Argentina e Regno Unito del 1982. Nel 2013 i circa 3000 abitanti hanno espresso la propria opinione, in un referendum indetto dal Regno Unito, sullo status delle isole. Uno status che potrebbe condizionare non solo i rapporti tra i 2 Paesi, ma anche tra Unione Europea e Mercosur, di cui Regno Unito e Argentina sono rispettivamente parte. Per capire meglio cause, conseguenze e opinioni, Europae ne ha parlato con Martìn Vias, dell’Ufficio Giuridico dell’Ambasciata d’Argentina in Italia.

1) Dott. Vias, referendum sullo status delle isole Falkland / Malvinas del 2013. L’esito è stato contestato dal governo argentino. Ritenete ci sia stato qualcosa di irregolare nel referendum? Le domande siano state poste in modo corretto? Chi doveva effettivamente votare? L’esito del referendum smorza, almeno parzialmente, le vostre rivendicazioni?

Dal punto di vista del diritto internazionale, la votazione che si è svolta nelle Isole nel mese di marzo del 2013 non altera la “Questione Malvinas”, e il suo risultato non mette fine né alla disputa sulla sovranità, né agli indiscutibili diritti argentini. Il denominato “referendum” non è stato convocato dalle Nazioni Unite, né ha avuto la loro approvazione o supervisione. Come Paese impegnato per il rispetto dei diritti umani, l’Argentina rispetta anche il diritto alla libera espressione degli abitanti delle Isole. Nonostante questo, la soluzione alla disputa non può dipendere dal risultato di una consultazione nella quale dei sudditi della Corona britannica si sono espressi sullo status politico di un territorio che appartiene all’Argentina e che il Regno Unito occupa illegalmente.

2) Il governo argentino ha commesso degli errori che hanno portato gli abitanti delle isole a optare per la permanenza nel Regno Unito con una percentuale del 99.8% ?

L’Argentina ha dato chiara mostra del suo impegno per il principio di autodeterminazione nei casi in cui le Nazioni Unite lo riconoscono come applicabile. Ha anche dato chiara mostra della sua volontà di rispettare gli interessi e il modo di vivere degli abitanti delle isole attraverso, come si evince dal dettato dalla Costituzione, salvaguardie e garanzie speciali. Queste salvaguardie e garanzie sono tra l’altro state analizzate da entrambi i governi – argentino e britannico – durante i negoziati sulla sovranità che si svolsero tra il 1966 e 1982.

Per questo motivo, non si possono ignorare le origini della disputa di sovranità e il suo carattere coloniale. Agire in modo diverso significa travisare l’essenza della controversia e ignorare i vari pronunciamenti delle Nazioni Unite sulla questione, in cui è stato affermato, puntualmente, che l’unico modo per risolvere la questione è la ripresa dei negoziati tra Argentina e Regno Unito. Negoziati che dovranno tenere conto degli interessi degli abitanti delle isole, ma non i loro desideri, in quanto il principio di autodeterminazione non risulta, in questo caso, applicabile.

3) La questione Falkland / Malvinas riemerge periodicamente. Ritiene che tali ritorni di fiamma siano dettati anche da motivazioni di tipo politico (consolidare il consenso/distrarre la popolazione da problematiche economico-sociali)? Quanto influiscono invece le questioni economiche e le esplorazioni sui fondali in cerca di idrocarburi?

Per l’Argentina la “questione Malvinas” non è un tema soggetto alle oscillazioni dello scenario politico nazionale e neanche agli interessi economici. Si tratta di un mandato costituzionale, di una politica di Stato, condivisa dai vari governi, a prescindere dai diversi orientamenti, e dalla totalità delle forze politiche. Nel 2012, la totalità dei partiti rappresentati in Parlamento sottoscrisse la Dichiarazione di Ushuaia mediante la quale venne ratificata la legittima e imprescrittibile sovranità argentina sulle Isole Malvinas, Georgias del Sud, Sandwich meridionali e spazi marittimi circostanti.

4) Aldilà delle rivendicazioni sulla sovranità, l’Argentina è interessata ad un dialogo con la Gran Bretagna in merito allo sfruttamento delle ZEE o ad esempio ai diritti di transito? Oppure un eventuale dialogo dovrebbe partire proprio dalla questione dello status?

In primo luogo, si deve ribadire che è l’Argentina a chiedere al Regno Unito un dialogo volto a trovare una soluzione pacifica e definitiva alla disputa sulla sovranità, in virtù delle oltre 40 risoluzioni dell’Assemblea Generale, del Comitato Speciale di Decolonizzazione delle Nazioni Unite e di numerose altre dichiarazioni di organizzazioni regionali e multilaterali volte ad auspicare una ripresa dei negoziati. Nonostante questo, il Regno Unito continua a rifiutare tutte le proposte di dialogo. È paradossale il fatto che, avendo in passato dialogato con la dittatura militare, il Regno Unito si rifiuti ora di farlo con i governi democratici argentini che in più di 30 anni hanno dato grande mostra del proprio impegno per la risoluzione pacifica della disputa.

In termini concreti, durante gli anni Novanta si esplorarono forme di cooperazione alternative per la zona disputata, che non pregiudicassero la questione di fondo. Purtroppo, l’esperienza non diede risultati, perché il Regno Unito svolse unilateralmente attività di esplorazione e sfruttamento delle risorse naturali rinnovabili e non rinnovabili. Il tutto violando apertamente quanto stabilito dalla risoluzione 31/49 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che esorta entrambe le parti ad astenersi, fino alla risoluzione della disputa sulla sovranità, da decisioni che possano modificare in modo unilaterale la situazione.

Nell’aprile del 2012 la Repubblica Argentina ha comunicato al Regno Unito la propria disponibilità a dar nuovamente inizio al dialogo in materia di conservazione delle risorse ittiche dell’Atlantico del Sud e di comunicazioni aeree tra l’Argentina continentale e le Isole Malvinas, incrementando la frequenza dei voli e includendo un volo delle Aerolineas Argentinas. Purtroppo il Regno Unito non ha risposto in modo soddisfacente alle proposte argentine.

5) L’Argentina, con un trattato entrato in vigore dal 2005, ha stipulato con l’Unione Europea una cooperazione in campo scientifico e tecnologico che in futuro potrà estendersi anche in altre settori. La questione Falkland / Malvinas può rallentare i rapporti tra il suo Paese e l’Unione Europea?

La “questione Malvinas” non forma parte dell’agenda bilaterale tra Argentina ed Unione Europea. Per l’UE si tratta di una disputa bilaterale tra l’Argentina e il Regno Unito e pertanto non è tenuta a pronunciarsi sulle posizioni delle parti.

6) Per chiudere, una nota di colore. Esattamente tre giorni dopo il referendum, il 13 marzo 2013, è stato eletto un pontefice argentino,che in meno di anno ha conquistato un grande consenso anche tra i non cattolici. Papa Bergoglio si è definito, tra l’altro, un “malviniano” convinto. L’ha sorpresa questa dichiarazione? Ritiene che le parole del Papa, se pronunciate prima del referendum, ne avrebbero potuto cambiare l’esito?

La caratterizzazione che ha fatto di sé Papa Bergoglio – cittadino argentino e uomo di pace – non può sorprendermi. Come dicevo precedentemente, la posizione sulla “questione Malvinas” è condivisa da tutto il popolo argentino, in modo trasversale rispetto alle idee politiche dei singoli. Aldilà della posizione personale del Pontefice poi, la Santa Sede appoggia la ripresa dei negoziati con il Regno Unito volti a trovare una soluzione pacifica e definitiva alla disputa sulla sovranità, nel rispetto delle attinenti risoluzioni delle Nazioni Unite.

Photo: Gilmar Mattos, 2008, www.flickr.com

L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

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