martedì , 20 febbraio 2018
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Frattini: “Ucraina, con Kiev abbiamo sbagliato. Ora evitare nuove Crimee”

Già Ministro degli Esteri nonché Commissario Europeo per la Giustizia, Franco Frattini è Presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ed oggi tra i papabili per la successione di Anders Rasmussen alla Segreteria Generale della NATO. Tra i suoi attuali incarichi spicca anche quello di consulente del governo serbo per l’integrazione europea, con particolare riferimento ai capitoli negoziali giustizia, sicurezza e stato di diritto.

Presidente, il passaggio di testimone tra Dačić e Vučić è stato interpretato come un rischio per il processo di integrazione europea della Serbia e per la democrazia. 

“La vittoria di Vučić è stata così netta perché credo che abbia toccato i punti che veramente interessano ai serbi: il lavoro e la disoccupazione, la lotta alla criminalità ed alla corruzione e l’Europa. Vučić è stato con Dačić l’artefice della normalizzazione delle relazioni col Kosovo. La strada verso l’Europa è, a suo avviso, irreversibile ed ha fissato il 2020 come orizzonte per l’adesione della Serbia. Ha quindi target molto precisi, che stanno al base del suo successo elettorale”.

Ma la scadenza del 2020 è verosimile?

“Credo che le prospettive di integrazione europea oggi dipendano da quanto ciascun Paese sappia uniformarsi ai criteri stabiliti dall’UE. Oggi c’è ritrosia riguardo ad ulteriori allargamenti, ma io sono convinto che se un Paese porta avanti delle riforme lo fa anzitutto nel suo interesse. I criteri, poi, sono quelli stabiliti, quindi per la Serbia io mantengo il mio ottimismo”.

In Ucraina si è assistito ad un’azione piuttosto timida dell’UE. Quali crede siano stati gli errori nella gestione delle relazioni con l’Ucraina ?

“La fase pre-crisi era stata gestita con la sincera volontà di offrire all’Ucraina un accordo non alternativo alla collaborazione storica, economica e politica che l’Ucraina aveva con la Russia. Quando il Presidente Yanukovich si è detto non più disponibile a firmare, l’UE ha risposto: “noi lasciamo le porte aperte, ma la decisione spetterà al popolo ucraino”. Quindi, la fase pre-crisi non è stata particolarmente critica. Poi, certamente, ci sono stati ritardi nel momento in cui la situazione andava aggravandosi con l’esplosione delle manifestazioni di piazza. L’UE ha delegato a tre ministri un ruolo che avrebbe dovuto essere forse al più alto livello: andare a Kiev ed incontrare tutte le parti in causa. Probabilmente questo ha dato l’idea che l’UE non fosse in grado di tenere sotto controllo la situazione, tanto che gli USA sono intervenuti con una forza politica ed una presenza molto più decisa rispetto a quella degli europei. Io ritengo che, al contrario, avremmo dovuto fare molto di più, e prima. Oggi l’effetto più pericoloso è quello “domino”. Si parla di Transnistria che vuole separarsi dalla Moldavia, del Nagorno Karabakh e della sua annessione all’Azerbaijan. Riesplodono molte situazioni di conflitto territoriale e da questo clima da guerra fredda abbiamo da perdere tutti. Ci sono poi delle incomprensioni di tipo strategico. L’UE non ha capito che la Russia ha una visione di tipo egemonico e non la si può contrastare con ritardo, a fatto compiuto. Si doveva trovare prima una formula per portarla al dialogo. Ora l’unica soluzione è la de-escalation: lavorare per abbassare i toni ed evitare che ci siano nuove Crimee. Sarebbe questa la deflagrazione di una vera e propria bomba a orologeria”.

Ritiene che se l’UE avesse offerto all’Ucraina la possibilità di ingresso nell’Unione le cose sarebbero andate in maniera diversa?

“No, anzi, io penso che sia stata data all’Ucraina l’illusione di poter diventare rapidamente membro dell’UE, saltando tutti i passaggi. Un’idea molto sbagliata, in quanto la firma dell’Accordo di Associazione non equivale alla condizione di candidato. Si è data l’impressione di voler accelerare i tempi come forma di reazione alle mosse della Russia. Si è usato anzi lo strumento in modo sbagliato: come dicevo, l’Accordo non è l’anticamera alla membership dell’UE. Un po’ come quando la NATO ha negato la discussione in merito all’ingresso dell’Ucraina nella NATO. Un’ipotesi fortunatamente presto smentita, anche dalla stessa Ucraina. L’UE avrebbe dovuto lavorare di più prima e ai massimi livelli. Quando è esplosa la crisi si sono riuniti tutti ma era ormai troppo tardi”.

Rispetto alla Transnistria, l’UE come dovrebbe agire nei confronti della Moldavia per evitare una seconda Crimea?

“Noi dobbiamo saper proporre alla Moldavia un’offerta politica attraente. Mentre la Russia forniva miliardi all’Ucraina per l’energia, l’Accordo proposto dall’UE arrivava forse a 2 miliardi. La Moldavia va incoraggiata con un Accordo di Associazione importante, già finalizzato e che adesso deve essere firmato in via definitiva”.

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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