mercoledì , 21 febbraio 2018
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Friedman: “Napolitano non ama la democrazia. Barroso? Piccolo uomo pilotato dalla Merkel”

Torino, 10 maggio, Salone del Libro. A margine del dibattito, nella sezione “grandi ospiti”, legato alla presentazione del suo libro “Ammazziamo il Gattopardo” edito da Rizzoli, Europae ha intervistato Alan Friedman, giornalista ed esperto di economia, ex corrispondente dall’Italia per il Financial Times (1983-89). Durante la carriera presso l’omonimo giornale è stato insignito per ben 4 volte del British Press Award. È stato Presidential Management Internal durante l’amministrazione Carter, nonché autore di numerosi altri libri e conduttore TV.

All’interno del suo libro e durante il dibattito di oggi lei ha dato particolare risalto alle riforme da portare avanti in Italia. Se dovesse sceglierne una, da dove partirebbe? Quale è la più urgente?

“C’è un’emergenza sul fronte dell’occupazione. Siamo al 42% di disoccupazione giovanile. Serve generare le precondizioni per la creazione di nuovi posti di lavoro. È una riforma che Gran Bretagna e Germania, Paesi Scandinavi e Spagna hanno già attuato, ed hanno tassi di disoccupazione minori rispetto all’Italia. Se dovessimo cominciare con una sola delle riforme partirei dal fronte del lavoro. All’interno del fronte del lavoro ci sono però 5-10 misure differenti da attuare. Ciò che mi spaventa è il fatto che ad esempio il Decreto del Lavoro “Coletti” – contenente soltanto alcuni piccoli ritocchi sull’apprendistato e sul tempo determinato che correggono la “stupida” legge Fornero, uno dei Ministri del Lavoro peggiori della storia italiana – abbia generato così tante polemiche. Quello che dovrebbe essere un antipasto al vero “Jobs Act” ha già creato molte opposizioni, significa che i corporativismi, le lobby, i vecchi sindacati come la CGIL che non rappresentano il mondo dei lavoratori ma quello dei pensionati e che non danno spazio ai giovani, sono comunque pronti ad opporre resistenza. Perciò il lavoro di Renzi o di chiunque voglia fare le riforme è duro. All’interno della riforma sul lavoro poi ci sono almeno 10 differenti provvedimenti da affrontare.

Quindi in pratica lei partirebbe dall’economia? Ma per fare riforme del genere non servirebbe un governo con una maggiore legittimazione? Che priorità ha la legge elettorale?

“No no, un attimo, mi avete chiesto delle riforme economiche, la legge elettorale è fondamentale. A me importa poco se la legge elettorale non sarà perfetta e qualcuno storcerà il naso. Meglio una legge elettorale che dia a Renzi la possibilità di usarla come una pistola per ricattare i parlamentari disgraziati ed obbligarli ad approvare le riforme, andando subito al voto. Meglio votare tra un anno per avere più legittimità. Io ne sono convinto, serve un mandato elettorale. Si dice onestamente agli italiani quali sono le riforme da fare con un processo di riforme pluriennale e il governo così eletto procede ad attuarle. Abbiamo un Capo dello Stato che non ama la democrazia. Questo è il momento di superare gli ostacoli del Capo dello Stato e lo stallo ed andare alle urne”.

Silvio Berlusconi. Quale sarà il suo intento nel prossimo futuro? Punterà a condizionare Renzi per orientare le riforme nel senso da lui voluto oppure a delegittimare Renzi frenandone la popolarità ed indebolendo un concorrente politico?

“Nessuna delle due (ride). Secondo me c’è una verità sconveniente da dire su Berlusconi e Renzi. Le riforme economiche necessarie non sono più ideologiche, di centro destra o di centro sinistra. Tutti i Paesi d’Europa sanno cosa bisogna fare per lavoro, pensioni, occupazione femminile, burocrazia, fisco. Qui in Italia è necessaria una riforma della giustizia civile, nessuno investe in Italia se le regole non sono chiare. Non stiamo parlando di questioni legate a Forza Italia o al PD, ma questioni legate al buon senso, ai lavoratori ed ai cittadini. Abbiamo visto la bagarre legata alla riforma del Senato che Renzi ha bisogno di Berlusconi. Renzi non può fare le grandi riforme istituzionali, economiche o la legge elettorale senza Forza Italia. Quel signore, Alfano, è troppo poco in vista. È sparito. È lì ma conta poco. Poi all’interno del PD gli ultras, perfettamente coerenti rispetto a 30 anni fa, sono ancora lì. Parlo dei vari D’Alema, Bersani, Fassina. Vecchi. Questi vecchi farebbero meglio a lasciare il PD ed andare con SEL, con Vendola. Servirebbe un centrosinistra riformista. In questo momento solo coi voti del centrosinistra moderato e di Forza Italia si possono fare le riforme. A questo punto sarebbe meglio tornare alle urne. Rendiamoci però conto che non deve essere una bestemmia o uno shock il fatto che Berlusconi acquisti credito salvando le riforme. È una realtà politica. La situazione attuale non può essere però duratura. Tra un anno sarà comunque necessario andare a votare”.

Durante il dibattito lei è sembrato abbastanza “piccato” quando è stato accusato di aver fatto solo un elenco delle riforme da fare, senza però spiegarle nel dettaglio, un contestatore che non propone. È una critica rivolta anche al M5S, secondo lei quest’ultimo è davvero un contenitore senza sostanza? Non c’è nulla da salvare in esso?

“Io? Io sono il più propositivo di tutti. Ci sono un sacco di “cazzoni” pseudo-intellettuali in Italia che si lamentano e basta, senza essere propositivi. A proposito di M5S: io ho un sacco di amici che votano M5S. Ci sono 8-9 milioni di italiani che lo hanno votato. Rifiuto di credere che 8-9 milioni di italiani siano “sfascisti”. Fra i milioni di italiani che hanno votato Grillo ci sono cittadini per bene, onesti, lavoratori, che vorrebbero soltanto cambiare il Paese. Il punto interrogativo è: si vuole usare questa forza politica per fare qualcosa di concreto? Se lo si vuole, sarà un bene, altrimenti questo voto passerà alla storia come un voto di protesta. Il voto di protesta, la prima volta è uno shock, la seconda è un elettroshock, la terza volta è immobilismo. Lo stesso immobilismo di cui è colpevole un uomo che ha la testa di un vecchio democristiano degli anni ’50, Enrico Letta. Enrico Letta è molto vecchio, molto poco moderno”.

Europa. Lei si definisce un europeista? Qual è il futuro di questa Unione?

“L’Europa è in un momento di crisi, ha creato una burocrazia orribile, a Bruxelles e Strasburgo. La Commissione Europea è stata disegnata da Jacques Delors, un socialista francese ed ereditata da Barroso, un piccolo uomo portoghese senza potere pilotato dalla Merkel. È giusto che milioni di giovani europei siano stufi e frustrati dall’Europa, perché non vedono politiche di crescita ma solo l’austerity dettata dalla Merkel. È il momento di rinegoziare e ridisegnare i vincoli europei in modo da farli diventare non dei vincoli ma dei “criteri europei” per la crescita. Quando ci si trova in una fase di recessione o stagnazione come negli ultimi anni, il rapporto deficit/PIL è una camicia di forza. Ci vuole maggiore flessibilità ed elasticità”.

Elezioni europee. La crescita dei partiti euroscettici che cambiamento potrà portare all’interno delle istituzioni e nelle politiche dell’Unione?

“In Gran Bretagna, Francia, Italia ed altri Paesi vedremo una vittoria senza precedenti degli anti-europeisti, Le Pen, Farage, Grillo, Lega Nord. Paradossalmente sono convinto che più grande sarà la loro vittoria, più i politici europeisti superstiti che rimarranno in sella in Europa e nei singoli Paesi, saranno costretti ad abbandonare l’austerità ed a contestare in modo maggiore la Merkel. Quindi per l’Italia può esserci un ritorno positivo. I politici sono furbi e vedendo che aria tira potrebbero chiedere e concedere maggiore flessibilità. In questo senso gli anti-europeisti possono rendere un servizio alle istituzioni europee”. 

Nell’immagine, Alan Friedman al World Economic Forum on East Asia 2010 (© World Economic Forum, 2010, www.flickr.com). 

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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