giovedì , 16 agosto 2018
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“L’Ue deve legittimarsi per le opportunità su crescita ed occupazione”. Intervista a Ferdinando Nelli Feroci

Un’Europa che ha fatto molto per riformarsi e riformare l’efficacia delle politiche economiche e del loro coordinamento nazionale, un’Europa che ha ancora molta strada da fare nel rilanciare crescita ed occupazione, per mostrarsi con rinnovato vigore ai propri cittadini. Questo l’esito del breve ma intenso esame condotto ai microfoni di Europae da Ferdinando Nelli Feroci, presidente dell’Istituto Affari Internazionali e già Rappresentante Permanente dell’Italia presso l’Unione Europea, intervistato al termine dell’evento PoliticallyEU del 9 novembre, tenutosi presso il Teatro Regio di Torino.

Con la recente scelta di abbassare i tassi di interesse, Mario Draghi ha riaffermato l’attivismo della BCE nella gestione della crisi dell’eurozona. Quanto ha pesato questo fattore in rapporto all’azione dell’Ue nella riforma della governance economica ? 

“E’ una domanda cui è difficile dare una risposta univoca: possiamo dire che c’è stata una buona integrazione tra le azioni dei governi e della BCE; quando decidemmo di approvare gli aiuti alla Grecia, passando dal sistema di aiuti nazionali coordinati ad uno strumento comune che all’epoca (2011, ndr) fu l’EFSF, con l’obiettivo di dare ai mercati un messaggio forte circa la garanzia della stabilità dell’euro e della zona euro, l’operazione funzionò perché contestualmente la BCE lanciò il primo Securities Market Program; se non ci fosse stata quest’azione probabilmente non sarebbe stato sufficiente il messaggio di stabilizzazione che derivava dalla creazione dell’EFSF. Ancor di più nell’estate del 2012 il provvedimento di Outright Monetary Transactions è stato decisivo nello stabilizzare un mercato che presenta ancora nervosismi malgrado l’approvazione di Six Pack, Two Pack e Fiscal Compact. Aggiungo anche che i provvedimenti LTROs (Long Term Refinancing Operations), cioè l’immissione massiccia di liquidità e la concessione di finanziamenti a tassi bassissimi, hanno contribuito ad aiutare mercati e banche in un momento di difficoltà. In sintesi, i governi hanno lavorato, le istituzioni europee hanno raggiunto dei risultati, a volte tardivi, a volte insufficienti, e l’intervento della Banca Centrale è stato decisivo nell’implementare queste decisioni.”

Sotto questa prospettiva, a che punto siamo nella risoluzione della crisi ? Si vede davvero la famosa luce in fondo al tunnel ? 

“Sotto il profilo della stabilizzazione dei mercati e del controllo delle politiche di bilancio credo si sia fatto ciò che era ragionevole fare e non credo si possa ottenere di più, anche perché se forzassimo ulteriormente sul consolidamento fiscale rischieremmo di strozzare un’economia che in molti Paesi da segni di sofferenza notevole. La luce in fondo al tunnel la vedremo secondo me quando avremo completato la riforma della governance economica dell’eurozona, completando l’unione bancaria e il sistema di coordinamento delle politiche nazionali e quando soprattutto avremo ristabilito un punto di equilibrio fra politiche di austerità e di stimolo alla crescita, soprattutto in alcuni Paesi come quelli meridionali in cui c’è bisogno assoluto di rilanciare crescita ed occupazione”.

In questo particolare momentoquanto l’Europa è preoccupata di non essere ascoltata e capita dai propri cittadini ? Ci sono strategie in atto per evitare che tutto quanto viene realizzato non venga trasmesso al pubblico ?

“Io credo molto in ciò che si definisce output legitimacy, perché per quanto si possano migliorare le strategie di comunicazione – e abbiamo ciclicamente tentato di implementarle – se non c’è nulla da comunicare le strategie non funzionano. L’Europa comincerà ad essere apprezzata dai cittadini nel momento in cui sarà in grado di agire sul fronte di ciò che preme loro maggiormente, in questo momento crescita e occupazione. C’è molto altro su cui l’Europa può fare la differenza, ma è essenziale che si inneschi una spirale virtuosa su questi due temi di modo che i cittadini possano percepire l’Unione come protagonista. Non un’Unione che impone solo regole, costrizioni, vincoli e controlli ma anche un’Unione che offre opportunità”

In foto, l’intervento di Ferdinando Nelli Feroci all’evento PoliticallyEU del 9 novembre scorso al Teatro Regio di Torino. Sulla destra il vice-presidente della Commissione Antonio Tajani (© Futour)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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