mercoledì , 15 agosto 2018
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Operazioni di soccorso della Marina Militare Italiana nell'ambito dell'operazione Mare Nostrum (Credit: Marina Militare)

Manconi (PD): Chiudere Mare Nostrum? Triton non la può sostituire

Dopo il Consiglio Giustizia e Affari Interni di ottobre, il Ministro Alfano ha dichiarato che l’avvio della missione UE Triton consentirà all’Italia di chiudere Mare Nostrum. La Commissione, dal canto suo, ha più volte fatto presente che Triton non sarà in grado di sostituire interamente l’operato finora portato avanti dalla Marina Militare Italiana. Tra il futuro incerto di Mare Nostrum e il ruolo della nuova operazione di Frontex ci si domanda in che modo UE e Italia si impegneranno per la gestione del fenomeno migratorio.

Europae ha intervistato Luigi Manconi, Senatore del Partito Democratico, da anni impegnato per la tutela dei diritti degli immigrati e Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Dopo la strage di Lampedusa, Manconi ha promosso il Piano di Ammissione Umanitaria, un progetto che consentirebbe ai profughi di avviare le procedure di richiesta d’asilo nei Paesi di transito, con l’intento di ridurre i viaggi disperati nel Mediterraneo e garantire una migliore distribuzione dei rifugiati nei Paesi UE.


Senatore Manconi, con il varo di Triton si concretizzerà l’ipotesi di chiudere Mare Nostrum?

“Attualmente è in corso una discussione che ha un incredibile risvolto di psicologia sociale, di psicologia dell’organizzazione, di psicologia delle istituzioni. La Marina Italiana dal 18 ottobre del 2013 sta vivendo una grandiosa epopea di eroismo civile, della quale è consapevole e che è difficile dismettere. Ha trovato una sua ragion d’essere, una sua identità, un suo motivo di orgoglio, passando in meno di un anno da un ruolo marginale a una funzione cruciale sotto gli occhi del mondo. A differenza  della Marina, una parte delle nostre istituzioni ha ritenuto di non poter sostenere – politicamente ed economicamente – un prolungamento della missione Mare Nostrum e si è impegnata perché avvenisse questa sorta di surroga, Triton. Ma la nuova operazione di Frontex, se rimanesse nei termini finora indicati, non è assolutamente in grado di surrogare ciò che ha fatto Mare Nostrum, non vuole farlo né può farlo. Se l’Italia prendesse la sciagurata decisione di interrompere Mare Nostrum, rischieremmo una tragedia incalcolabile. Speriamo che non chiudano Mare Nostrum prima di aver organizzato qualcosa che la sostituisca degnamente.”

Esistono alternative?

“A mio avviso è possibile e auspicabile che si pensi ad altre soluzioni per far sì che nelle acque internazionali operi un’altra missione non più solo italiana, capace di svolgere l’attività di ricerca e soccorso realizzata da Mare Nostrum. L’ammiraglio De Giorgi, capo di Stato maggiore della Marina militare, ha avanzato un’ipotesi che potrebbe vedere il coinvolgimento della NATO, attraverso un’attività di pattugliamento delle acque internazionali con una funzione non solo anti-terroristica ma anche di soccorso.”

Alcuni sostengono che Mare Nostrum costituisca un fattore di attrazione per i flussi migratori. Qual è la sua opinione in merito?

“Ritengo che Mare Nostrum non costituisca affatto un fattore di attrazione per l’immigrazione. Secondo alcuni, venticinque anni fa l’effetto attrazione era determinato dal fatto che nell’Est europeo e sulle coste del Nord Africa venivano trasmessi i programmi Mediaset, che mostravano un’immagine dell’Italia ricca e allettante. Tutto ciò appare puerile se confrontato con il dato ineludibile rappresentato da decenni da tragedie come quelle dell’Eritrea e della Somalia. Se oltre questa situazione di crisi estrema e permanente precipitano la Siria o la Libia, cosa c’entra la capacità di attrazione di Mare Nostrum? Si sta parlando di milioni di persone che scappano. Il fattore di attrazione di Mare Nostrum avrà un suo ruolo, misurabile in una percentuale irrisoria rispetto al ruolo che hanno le stragi, le violenze e le atrocità da cui queste persone scappano per sopravvivere.”

Il problema reale da affrontare non è tanto la “frontiera”. L’UE si sta impegnando nell’immediato a rafforzare il pattugliamento delle frontiere, ma in futuro non bisognerà forse pensare di affrontare il fenomeno prima ancora che si presenti alla frontiera?

“Ormai da un anno stiamo lavorando sul cosiddetto “Piano di Ammissione Umanitaria“. Lo abbiamo presentato al Presidente Napolitano dopo il naufragio di Lampedusa, insieme al suo Sindaco, Giusi Nicolini. Questo piano riconosce l’esistenza di una situazione eccezionale nel Canale di Sicilia e prevede la possibilità di distribuire più equamente i richiedenti asilo sul territorio europeo. Non partiamo da zero. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), già ora mette in atto un progetto di «reinsediamento», che concede una forma di protezione internazionale da parte di alcuni Paesi grazie alla mediazione dell’UNHCR. Il Piano di Ammissione Umanitaria amplia questa prospettiva e intende realizzare in sei Paesi – Egitto, Giordania, Libano, Algeria, Tunisia e Marocco – una rete diplomatica di presidi costituita dalle rappresentanze diplomatiche dei diversi paesi europei, con il sostegno del SEAE, dalle agenzie dell’ONU (specie l’UNHCR) e dalle organizzazioni umanitarie internazionali. In questi presidi i fuggiaschi avranno la possibilità di chiedere un visto per la protezione internazionale, consentendo ai richiedenti asilo di poter godere di una prima protezione, per poi completare la loro domanda di asilo nel paese di arrivo. Questo piano ha due obiettivi essenziali: evitare l’attraversamento illegale del Mediterraneo, con i rischi che comporta, e distribuire i richiedenti asilo in Europa secondo quote equilibrate di accoglienza.”

Spesso si dimentica che i rifugiati approdano sulle coste italiane ma in realtà non vogliono rimanere in Italia. Il Piano potrebbe porre rimedio ai problemi di prima accoglienza?

“Da ottobre 2013 a settembre 2014 nella provincia di Milano sono arrivati decine di migliaia di siriani. Solamente 88 di questi hanno chiesto di rimanere in Italia. Ciò ha conseguenze rilevanti, anche negative per l’Italia, perché gli altri Paesi sono consapevoli che la distribuzione dei rifugiati peserà più su Paesi come Germania o Svezia. Quando si sente dire ‘l’Europa faccia la sua parte’, l’Italia deve rendersi conto che sarà chiamata a sua volta a render conto di ciò che effettivamente realizza e ad assumersi responsabilità che finora ha evitato. In Italia il numero di stranieri che arrivano sta diminuendo e il numero di stranieri che vanno via sta aumentando. Questo è un dato demografico essenziale. La tragedia dell’invasione in realtà è una semplice questione di impatto, perché l’unico vero problema si manifesta all’arrivo, all’ingresso, ovvero nella fase di prima accoglienza, quando si devono allestire centri in grado di rispondere immediatamente alle esigenze legate allo sbarco. Per chi rimane in Italia si pone anche un problema di seconda accoglienza, ma è questione che riguarda una piccola percentuale degli sbarcati, di coloro cioè che avevano rappresentato l’immagine dell’impatto. In questa situazione il Piano di Ammissione Umanitaria è un progetto importante che però, senza la volontà politica, sarà impossibile realizzare.”

L' Autore - Alice Condello

Laureata magistrale in Scienze Internazionali (indirizzo in Studi Europei) con una tesi di ricerca, svolta in parte a Nairobi, sul ruolo internazionale dell'UE in Africa. Il lavoro sul campo ha stimolato in me l'interesse verso il tema delle relazioni tra UE e paesi africani, che ho la fortuna di coltivare e approfondire grazie alla collaborazione con Europae. "Eurottimista consapevole", come mi piace definirmi, sogno un giorno di poter lavorare viaggiando tra Europa e Africa.

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