lunedì , 26 febbraio 2018
18comix
Enzo Moavero Milanesi a Lussemburgo in veste di Ministro degli Affari Europei. Aprile 2013, credit: Council of the EU

Moavero: emissioni di eurobond per finanziare i 300 miliardi di Juncker

Ha “rischiato” di essere l’uomo del semestre di Presidenza italiana del Consiglio UE ma, dopo due mandati da Ministro degli Affari Europei, la caduta del Governo Letta ne ha fermato i lavori di avvicinamento a pochi mesi dal grande appuntamento. Ora Enzo Moavero Milanesi osserva le vicende europee dalla sua cattedra del College d’Europe a Bruges. Europae lo ha incontrato a Ferrara, in occasione di uno dei panel conclusivi del Festival di Internazionale.

Governance economica: la Francia ha rotto unilateralmente i vincoli di bilancio, Renzi ha sostenuto questa posizione pur difendendo il rispetto del  3%. Una posizione coerente?

“Innanzitutto mi chiedo se sia corretto parlare di rottura dei vincoli da parte della Francia. Parigi è già sotto procedura per deficit eccessivo, che consente di concordare tempi diversi per il rientro in base alla situazione economica contingente. Nel caso dell’Italia, invece, la procedura si è chiusa nel 2013 e si sarebbe davvero trattato di una rottura dei vincoli. In termini politici, se ho una posizione che mi lascia spazio di manovra, come quella francese, diversamente non vedrò margini di negoziato. Non vedo contraddizioni: in Francia il debito pubblico è sotto l’80%, il nostro oltre il 130%.

“Rispettare il limite per il deficit per l’Italia è molto più importante, mentre la Francia può essere meno attenta all’indebitamento annuale. Sono questioni molto tecniche e poco comunicabili rispetto all’idea di un patto italo-francese contro i rigoristi, ma è importante ricordare che la solidità un sistema economico dipende molto dalle sue regole. Se continuiamo a cambiare o violare queste regole togliamo credibilità alla nostra economia e alla nostra moneta.”

La proposta di Juncker di un’iniziativa da 300 miliardi per gli investimenti è stata presentata come arma per la crescita, ma ancora non si vedono piani di attuazione. Che strada si potrebbe prendere? Sarà importante coinvolgere soggetti come la BEI?

“Anche qui ci troviamo di fronte ad un tema molto tecnico. I vincoli di bilancio vincolano gli Stati nella loro capacità di spesa e per fare investimenti incentivati da spesa pubblica servirebbero risorse a livello europeo. Il bilancio UE si limita però all’1% del PIL quando invece, negli Stati Uniti, il bilancio federale ammonta al 25%. Ciò ha permesso azioni anticicliche a livello federale pur chiedendo il rigore ai singoli Stati. Da noi si chiede e si applica il rigore a livello nazionale mentre non c’è capacità di misure espansive per mancanza di risorse a livello comunitario.

“L’idea di Juncker consiste in 300 miliardi di risorse addizionali e in quel termine credo vi sia la chiave della  sua realizzabilità. Il bilancio UE è alimentato da contributi nazionali. L’Italia ad esempio paga una “bolletta europea” da 4 miliardi l’anno come differenza tra entrate e uscite. Queste risorse aggiuntive dovranno quindi venire da altrove: la Banca Europea degli Investimenti (BEI) ha una capitalizzazione e un effetto leva persino superiori a quello della Banca Mondiale. Ma riuscirebbe al tempo stesso a tenere la ‘tripla A’, quindi a finanziarsi a basso prezzo, e fare investimenti espansivi potenzialmente rischiosi? In alternativa, io credo sarebbe utile immaginare emissioni europee di titoli di debito, anche solo per un 2% del PIL (sul totale del 60% richiesto agli Stati) per raccogliere 2000 miliardi, il doppio delle risorse attuali. Per farlo, ovviamente, serve un accordo politico.”

Europa e Stati Uniti hanno intrapreso strade diverse in tema di politica economica e monetaria. Tanti chiedono a Draghi un Quantitative Easing “all’americana” ma oltreoceano l’acquisto di titoli è avvenuto in un contesto molto diverso. Funzionerebbe anche in Europa ?

“La BCE non ha mandato e poteri simili a quelli della FED e, soprattutto, al suo interno si vedono interpretazioni e contestazioni che sfociano sul piano giuridico, come avvenuto in Germania. Per questo la politica monetaria europea differisce da quella americana. Per renderla più simile occorrerebbe una modifica dei Trattati o un’interpretazione espansiva da parte della Corte di Giustizia dell’UE. Naturalmente la crescita è dettata anche da una commistione di altri fattori, economici ma anche territoriali e sociali.

“Sul tema shale gas, ad esempio, la diversa conformazione geografica e la sensibilità verso i temi ambientali rende più difficile la discussione in Europa ma è comunque vero che gli Stati Uniti hanno dimostrato una maggiore capacità di innovazione tecnologica, come anche in altri ambiti. La necessità è quella di sviluppare a livello europeo misure non implementabili a livello di sistema Paese, specie nel caso italiano, come investimenti in infrastrutture, energie verdi e innovazione tecnologica, che siano complementari alle politiche monetarie.”

Alla luce di questo contesto, che giudizio dà del semestre di Presidenza italiana del Consiglio UE, che pure si è sviluppato in una fase di transizione istituzionale?

“Dal punto di vista dell’attività ordinaria e legislativa questo semestre nasceva con alcune difficoltà, ma con ottime opportunità sul piano extra-ordinario, soprattutto di proposta politica, che ancora possono essere sfruttate. La guida della Presidenza, per l’Italia e per tutti i Paesi che seguiranno, dovrebbe dare allo Stato in carica una capacità di guida politica in ottica europea e non esclusivamente la trasposizione in Europa della propria ottica nazionale. Se restiamo troppo legati alla dimensione interna, pur con le dovute ragioni, finiamo per mancare l’occasione che il semestre ci offre.”

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

Check Also

bonino

Bonino: “Determinazione e lungimiranza contro i populismi”. Intervista alla leader di +Europa

Il Commissario Moscovici si è esposto mediaticamente dichiarando che le elezioni italiane possono costituire un …

4 comments

  1. Sicuramente il mio commento non sara’ pubblicato!!perche c’e’ chi se la canta e chi se la suona!! Per fortuna che Renzi c’e’! Grazie

  2. Credo che oggi servono i giovani a guidare l’Europa e l’Italia.
    Monti e i suoi tecnici non sono stati in grado di fare avanzare la politica economica dei paesi europei creando vantaggi solo per le banche e le proprie famiglie.
    Largo ai giovani!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *