domenica , 25 febbraio 2018
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Rock the Union – Let’s talk about Europe

Hans Mund, è un 29enne tedesco che vive a Bruxelles. Lo scorso giugno ha deciso di intraprendere il suo “Rock the Union” tour. Lo scopo di questa iniziativa è promuovere la conoscenza e la partecipazione alle prossime elezioni europee di maggio. Raggiungerà 116 città sparse in tutti i 28 Paesi dell’UE per porre ai cittadini europei tre domande:

1. Sai che si terranno le elezioni per il Parlamento Europeo a maggio?

2. Andrai a votare?

3. C’è qualcosa dell’Europa che vorresti cambiare?

Le risposte sono filmate dallo stesso Hans, il quale le ripropone sul proprio blog, interamente o condensate in post riassuntivi del suo viaggio. Hans intende comunicare l’UE in modo nuovo, ascoltando le persone e rompendo i rigidi schemi comunicativi che troppo spesso regnano a Bruxelles. Il tutto partendo da un’encomiabile motivazione personale, che lui stesso sintetizza così:

“I am a citizen of the European Union, I am in fact a great fan of the European idea and I am fighting for it every day. However, I am not a blind believer in the European Union. The EU is a administrative organisation which has different parts which work better or worse. In any way there are a lot of things going wrong in the European Union and I am really fed up with the coward behaviour of many officials in the European institutions who are not willing to discuss the criticism which is out there.”

1) Per prima cosa: perché? Perché vai in giro per l’Europa e perché è così importante per te?

«Sto viaggiando per l’Unione perché chi vuole comunicare l’Europa deve farlo di persona. Ed ecco perché lo scorso giugno ho pensato che debba esserci qualcuno che vada città per città a discutere con le persone, per strada, il perché è così importante andare a votare».

2) Sul tuo sito affermi che le prossime elezioni europee saranno fondamentali per il futuro del Vecchio Continente. Perché? Quali sono le peculiarità di queste consultazioni rispetto alle precedenti?

«Le prossime elezioni sono importanti perché, se tutto andrà per il verso giusto, avremo una nuova Convenzione per una Costituzione europea nel 2015. Poi questa è la prima volta che i cittadini europei hanno la possibilità di eleggere, seppur indirettamente, il Presidente della Commissione Europea. Votando per il Parlamento Europeo potranno decidere chi diverrà il Presidente della Commissione. Questo dà tutt’altra legittimità a questa figura. Ma soprattutto per quanto riguarda la Costituzione, dobbiamo avere un Parlamento pro-Europa, pro-integrazione e che sia interessato a ciò che i cittadini pensano».

3) Ritieni che le consultazioni di maggio chiameranno alle urne un numero maggiore di cittadini o saremo nuovamente di fronte ad elezioni di “serie B”?

«Penso che questa volta sarà un pochino meglio che nel 2009, ma solo perché soprattutto i partiti di destra e populisti stanno racimolando sempre più consensi, mentre i partiti “normali”, quelli che già ben conosciamo, dalla sinistra ai conservatori, non sapranno fare altrettanto».

4) Sempre sul tuo blog dici anche che non sono abbastanza le persone che sanno delle prossime elezioni. Parrebbe essere così anche in Italia. Pensi che le istituzioni europee dovrebbero far di più in questo senso? C’è qualcosa di sbagliato nella maniera in cui l’Europa viene veicolata a livello di comunicazione da Bruxelles?

«Assolutamente sì ed è anche uno dei motivi per i quali ho iniziato il mio tour. Ho lavorato a Bruxelles a contatto con coloro che si occupano della comunicazione e posso fare dei paragoni con quel che mi hanno riferito le persone che sto incontrando nel mio viaggio finora. Sono stato in Spagna, Portogallo, Francia e ho riscontrato il problema che le persone non hanno alcuna idea delle elezioni. Penso che l’importanza di queste votazioni e il fatto che le persone le ignorino risieda nel fatto che a Bruxelles non abbiano la minima idea di quanto accade nei Paesi membri.

Per esempio, in Portogallo e Spagna l’argomento più forte contro la partecipazione al voto è la corruzione dilagante in politica. In Francia i cittadini sono molto insoddisfatti dell’amministrazione centrale. Questo è il motivo. Si prenda, ad esempio, gli uffici “Europe Direct” oppure quelli del PE o le rappresentanze della Commissione: dovrebbero comunicare come vengono prese le decisioni a Bruxelles, con procedure che rappresentano un vero spreco di risorse. D’altra parte, chi conosce meglio come comunicare con le persone di una città delle persone che vivono e lavorano in essa? Insomma, sicuramente c’è qualcosa che non va nella comunicazione dell’Europa».

5) Infine, immaginiamo che non sia così semplice trovare le risorse per andare avanti con il Rock the Union tour. Come ti finanzi? È tutto crowdfunding?

«L’intero tour è autofinanziato. Fino ad oggi, fatta eccezione per due persone che non conoscevo prima, tutti coloro che mi hanno dato soldi sono stati amici e la mia famiglia. Infatti ho preso la macchina dei miei genitori, perché se no non sarei mai potuto partire, e ho ricevuto circa 1.200 euro da amici che mi hanno sostenuto con una colletta perché ritengono che sappia cosa sto facendo. Per il resto, c’è una piattaforma di crowdfunding sul mio sito e anche la possibilità di donare perché ci sono anche molte persone che non vogliono la cartolina o la t-shirt. Posso dire che sinora è stato piuttosto arduo raccogliere soldi e sto pensando ad una maniera per porvi rimedio».

 In foto l’attivista tedesco Hans Mund.

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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