mercoledì , 15 agosto 2018
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Samadashvili: ”Per la Georgia UE è il mezzo per riformare la società”

di Livia Satullo e Gaia Santori.

Roma, 7 maggio 2014. A margine del convegno “Europa e Russia – Guardare avanti”, organizzato dall’Istituto Luigi Sturzo, Europae ha intervistato Salome Samadashvili, ex-Ambasciatrice della Georgia presso l’UE. La Samadashvili è stata anche parlamentare georgiana dopo la Rivoluzione delle Rose del 2003, nonché vice-Presidente della Commissione Esteri del Parlamento georgiano. Nell’ottobre 2005 è stata nominata a capo della Missione diplomatica georgiana presso l’UE ed Ambasciatrice Straordinaria della Georgia presso il Belgio ed il Lussemburgo. Nel 2013 ha lasciato il servizio diplomatico georgiano.

Ambasciatrice, molti analisti osservano che vi sono delle profonde analogie tra il caso Crimea e quello relativo all’Abkhazia. Si tratta di analisi corrette? Quali sono a suo parere le analogie tra le due vicende?

Si, penso che le situazioni siano simili sotto alcuni aspetti, ma presentino anche delle differenze. Brevemente, in entrambi i casi la Russia ha incoraggiato le popolazioni delle rispettive regioni a proclamare l’indipendenza. Questo è accaduto in Abkhazia così come in Crimea. Innanzitutto però, l’Abkhazia è sempre stata una parte del territorio georgiano, mentre la Crimea ha una storia un po’ diversa. Inoltre, ciò che è accaduto in Abkhazia è legato ad un’operazione di ingegneria etnica: i georgiani, che rappresentano la maggioranza della popolazione sul territorio dell’Abkhazia sono stati espulsi e sono divenuti rifugiati. In Crimea non c‘è stato un esodo di massa come in Abkhazia. Certamente la Russia ha accelerato il processo: in Crimea ha ottenuto in pochi giorni ciò che in Abkhazia ha potuto ottenere in due anni. Inoltre la Crimea è ora parte della Russia, mentre l’Abkhazia ha autoproclamato, sostenuta dalla Russia, l’indipendenza.”

Entrando nello specifico della questione georgiana, quali sono le possibili soluzioni alla questione di Abkhazia ed Ossetia? Si è mai pensato a uno Stato federale? Sarebbe ipotizzabile una simile soluzione?

“Lo Stato georgiano si è sempre detto aperto ad un dialogo con Abkhazia e Ossetia del Sud. C’è bisogno di un dialogo aperto senza per forza parlare, come primo argomento, dello status. C’è pero una linea rossa, che per noi che è il ritorno dei rifugiati. I rifugiati devono poter tornare alle loro case. Ad oggi quasi il 10% della popolazione georgiana è costituita da sfollati e queste persone aspettano di poter tornare a casa. Penso sia questa sia la priorità numero uno. Per il resto, dovremmo sederci attorno a un tavolo e parlare con Abkhazia e Ossetia del Sud. Magari riuscendo ad avere un dialogo diretto con loro, talvolta scoraggiato dai russi, che preferiscono piuttosto tenere una pistola puntata alla testa di uno dei negoziatori, indicando le direttive.”

Cosa pensa del fatto che gli Accordi di Associazione proposti ai membri della Eastern Partnership non includano in alcun modo la prospettiva di adesione all’UE, neanche nel lungo termine?

La nostra posizione – io rappresento il precedente governo la cui posizione è supportata anche dal nuovo – è sempre stata quella che ci piacerebbe, un giorno, aderire all’UE. Questo è quello che la popolazione georgiana vuole. Gli ultimi sondaggi mostrano che l’85% della popolazione vuole che la Georgia diventi membro dell’UE. Di certo però questo è un obiettivo a lungo termine e certamente la stessa UE sta cambiando e si sta evolvendo. Non si può sapere quale sarà il futuro. Per questa ragione noi non abbiamo mai tenuto una posizione che possa compromettere la nostra libertà, in futuro, di scegliere. L’Accordo di Associazione e libero scambio ci darà accesso al mercato unico europeo. L’accordo per la liberalizzazione dei visti renderà poi più facile per i nostri cittadini muoversi e permetterà di integrare la nostra società con quelle europee a livello economico, politico e sociale. Penso che sia una certa consapevolezza in Georgia che tutto ciò dipenda da quanto l’UE sia pronta ad offrire l’opportunità di adesione. Noi ovviamente, vorremo, in futuro, sapere la prospettiva di adesione esiste.”

Lei crede che questa prospettiva esista?

Penso che il futuro non sia mai congelato. Penso che per ora non ci sia una volontà in tal senso tra i 28 a causa dei problemi economici. In generale, il mood è contrario a ulteriori allargamenti. Penso però che cooperare con l’UE sia il mezzo per riformare la nostra società e per migliorare la nostra struttura economica e politica. Poi in futuro si vedrà. Magari un giorno, quando la Georgia sarà pronta ad entrare, sarà anche più facile aderire al club. Bruxelles oggi vorrebbe l’adesione di Paesi ricchi – Islanda, Norvegia, Svizzera… – che darebbero un contributo economico alla ripresa dell’UE. Di certo capiamo che, ad oggi, la Georgia non è una nazione di questo tipo. Nel futuro però potrebbe diventarlo.”

Politica georgiana. Dopo aver sconfitto Saakashvili ed averlo estromesso sia dalla carica di premier che da quella di Presidente, Ivanishvili ha presentato le sue dimissioni. Ritiene che davvero abbia fornito un servizio alla democrazia in Georgia? Ha approvato la sua decisione di dimettersi?

Penso che sia strano che un uomo che ha ricevuto il mandato da elettori che si fidano di lui si dimetta e lasci qualcuno al suo posto. Penso che sia una questione problematica. D’altro lato però bisogna tenere conto non solo del cambio di governo ma del cambiamento istituzionale. Siamo passati da un sistema presidenziale ad uno parlamentare. Ora il Primo Ministro ha molto più potere del Presidente. La Georgia è in una fase di transizione non solo per quanto riguarda il governo, ma per l’intero sistema istituzionale. È una sfida per la democrazia georgiana, penso che il cambiamento porti ad un passo in avanti per il consolidamento della democrazia. Per la prima volta il governo è stato scelto attraverso delle elezioni. Il fatto che Mr Ivanishvili si sia dimesso, parlando a titolo personale e non rappresentando nessun governo, è strano e pone il problema del suo ruolo nel governo. I recenti sondaggi mostrano che i georgiani non sono soddisfatti del suo esercizio del potere da dietro le quinte. Più del 75% dei georgiani non vuole che eserciti ancora alcun potere se non da posizioni ufficiali. Questo testimonia come i nostri cittadini siano in grado di giudicare e capiscano bene cosa significhi, in politica, ‘accountability’.”

Ritiene che la rinnovata politica estera assertiva da parte della Russia possa alterare gli attuali equilibri nel Caucaso e in Asia centrale?

Penso che ciò che la Russia ha fatto in Ucraina sia pericoloso. È stato un segnale preoccupante per le altre parti dell’ex Unione Sovietica in cui vi un’ampia fetta della popolazione è russofona, ad esempio in Kazakhstan. Se domani Mr Putin decidesse di proteggere i russi che vivono in Kazakhstan, non sembrerebbe esserci modo di fermarlo. Penso infine che ciò che Putin ha fatto gli si rivolgerà contro. Già se ne possono vedere i risultati all’ultimo summit dei Capi di Stato dell’Unione Doganale eurasiatica. Non si è raggiunto alcun accordo: tutti sono diventati più guardinghi nei confronti della Russia. Anche in Georgia le persone che considerano la Russia una minaccia sono aumentate considerevolmente negli ultimi mesi.

Proprio a proposito di Unione doganale Eurasiatica, qual è il futuro di questa unione? Potrà incidere sugli equilibri economici e politici della regione?

Fino ad ora il percorso è stato davvero accidentato. Nessuno sembra davvero contento di far parte di questa unione, se non i russi stessi. Neanche la Bielorussia, basti sentire le recenti dichiarazioni del suo Presidente, che pure, in un certo senso, sta beneficiando dei rapporti con la Russia, ma che comunque ha dei timori. Inoltre, di recente sono stata in Armenia, dove la situazione economica è molto depressa e dove sono convinta che l’unione economica avrà un impatto negativo sull’economia. In Armenia, sono stati molto chiari: la loro non è stata una libera scelta. I russi li hanno spinti e minacciati sfruttando la loro insicurezza (ndr. stato di guerra con Azerbaijan). I russi affermano di essersi ispirati all’UE per l’Unione Eurasiatica. In realtà l’UE è una partnership tra Paesi più o meno uguali, mentre qua vi è una nazione più potente che sta cercando di imporre la sua volontà ai restanti partner. E questo non funziona, come testimonia l’ultimo meeting. Ho avuto l’impressione, in Armenia, parlando con molte persone, che si aspettino che l’Unione eurasiatica alla fine non si materializzi. Hanno detto di aver aderito a quest’unione nella convinzione che tanto non si realizzerà mai.

In foto, l’ex ambasciatrice Salome Samadashvili incontra Catherine Ashton presso l’ambasciata georgiana a Bruxelles (© European Commission – 2011)

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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