mercoledì , 15 agosto 2018
18comix
Photo © Gwydion M. Williams, 2014, www.flickr.com

Scientists for EU: la scienza contro la Brexit

di Fabio Cassanelli e Andrea Sorbello

La campagna “Scientists for EU” è stata lanciata da un gruppo di università, centri di ricerca, studiosi e semplici studenti inglesi in occasione delle elezioni generali del 2015, come strumento di pressione per convincere l’opinione pubblica dell’importanza di restare all’interno dell’Unione Europea. Europae ha intervistato uno dei fondatori del progetto, Mike Galsworthy.

Il loro lavoro e le loro attività si possono seguire anche sulla loro pagina Facebook o su Twitter: @Scientists4EU

1) “Scientists for EU”, Scienziati per l’Europa, è una campagna per convincere i cittadini inglesi che il Regno Unito in realtà beneficia dall’appartenenza all’Unione Europea. Che strumenti state utilizzando per trasmettere il vostro messaggio?

Noi rappresentiamo la comunità scientifica che è a favore dell’UE e vuole che il Regno Unito rimanga nell’Unione. Quindi stiamo facendo apertamente campagna per questo. Abbiamo però un focus specifico, la scienza, perché si tratta del settore che conosciamo meglio e per cui possiamo facilmente provare l’impatto positivo dell’Unione Europea. Il che a sua volta beneficia ampiamente la nostra economia: per questo dovrebbe essere interessante per tutti i cittadini.

Per quello che sappiamo, la maggiore parte della comunità scientifica è a favore dell’Unione Europea. Le nostre università stanno facendo pressioni per rimanere nell’UE; l’attuale presidente della più prestigiosa società scientifica, la Royal Society, ha sempre parlato a favore dell’Europa, così come chi lo ha preceduto e chi lo sostituirà. I nostri sostenitori hanno tutti le loro ragioni per essere pro-UE, ma davvero, quello che a noi interessa è sottolineare l’importanza che la scienza dovrebbe avere in questo dibattito. Troppo spesso la scienza, la ricerca e l’innovazione sono state ignorate dal discorso politico, ad esempio durante le elezioni generali. Ma in questo dibattito referendario, ci sembra di poterle portare al centro della discussione.

2) Potrebbe spiegarci perché, secondo lei, il Regno Unito diventerebbe più povero in caso di “Brexit”?

Tre ragioni: il programma scientifico dell’UE (Horizon 2020, ndr), la libera circolazione di talenti e la possibilità di decidere politiche comuni. Il programma, le persone, le politiche! Dopo anni di burocrazia, il programma scientifico UE è adesso eccellente, con una visione che può ispirare il resto del mondo. Soprattutto, permette collaborazioni internazionali, visto che tutti i governi europei vi contribuiscono. In sostanza, un laboratorio inglese, uno italiano, uno olandese e un’azienda tedesca possono semplicemente lavorare in squadra e presentare domanda di finanziamento. Se non ci fosse un fondo comune, come potrebbero lavorare insieme? Nessun governo preso singolarmente sosterrebbe le spese di un team internazionale, e fare domanda di contributo a diversi governi sarebbe troppo complicate.

Inoltre, l’UE promuove e protegge la circolazione degli scienziati di talento. Horizon 2020 ha una schema apposta, chiamato Marie-Curie, mentre la libera circolazione dei lavoratori permette agli scienziati inglesi di lavorare in qualunque laboratorio europeo, e viceversa. E’ una soluzione vincente per tutti che rende il mondo scientifico più dinamico.

L’Unione Europea è, infine, un luogo eccellente dove definire una visione comune e regole comuni.  Non abbiamo bisogno di concludere accordi internazionali come con altri paesi, abbiamo una Commissione e un Parlamento permanenti, una struttura vera con cui possiamo affrontare i problemi di tutti e assicurarci che ci un input democratico. Per cui, quando concludiamo un accordo a livello europeo in tema di ricerca e innovazione – sulla privacy, sull’energia, sul cambiamento climatico – diventa rapidamente un nuovo standard globale.

Tutto queste è minacciato dalla Brexit. Sul primo punto, Horizon 2020, molti euroscettici dicono che non sia un problema, visto che al programma partecipano anche paesi come la Svizzera e la Norvegia che non sono parte dell’UE. Ma non è così facile: dovremmo comunque negoziare la nostra riammissione. E le nostre restrizioni all’immigrazione ci precluderebbero intere parti del programma, com’è successo alla Svizzera, dopo il voto sull’immigrazione nel febbraio 2014. Se fossimo dei semplici partecipanti esterni poi, avremmo molta meno influenza su Horizon di quella che abbiamo adesso.

3) Pensa che i cittadini inglesi sappiamo cosa fa l’Europa per la scienza, che sappiamo quanto la scienza è importante per la crescita economia? Non avete paura di essere considerati come un’elite?

No, no e sì. Queste per noi sono le questioni chiave. La maggior parte delle persone non sa quanto fa l’UE per la scienza inglese, né quanto la scienza sia vitale per l’economia sul lungo periodo. Semplicemente non conoscono le statistiche sul ritorno degli investimenti, e abbiamo davvero bisogno di comunicarlo. Questo potrebbe aiutare a sgonfiare la polemica sull’elitismo.

Non vogliamo i fondi europei per stare comodi nelle nostre torri d’avorio: stiamo dicendo che il Regno Unito è il paese più produttivo al mondo in termini di ricerca, e questo genera crescita economica e posti di lavoro. L’Unione Europea è un gigantesco aiuto per fare tutto questo. Infine, parte di quella ricerca e innovazione che crea lavoro e qualità della vita ci permette di risolvere problemi ambientali, energetici e di salute.

4) Siete preoccupati che i cittadini inglesi possano scegliere la Brexit? Quale sarebbe il risultato se si votasse domani?

Siamo molto preoccupati. Nei primi dibattiti la scienza, la ricerca e l’innovazione non sono neanche state menzionate. Qualunque cosa gli inglesi sceglieranno, sarà la loro scelta. Ma vogliamo essere sicuri che siano completamente informati.

E’ difficile dire cosa succederebbe se il referendum fosse domani. L’anno scorso c’erano più persone contrarie a restare, quest’anno l’atmosfera sembrava più a favore dell’Unione, almeno finché non sono diventati parte del dibattito i temi della Grecia, del TTIP (il trattato di libero scambio tra UE e Stati Uniti in fase di negoziato, ndr) e dell’immigrazione.

5) Avete cercato di definire la vostra campagna come “non schierata”. Pensate che sia qualcosa di sbagliato nella campagna dei Conservatori?

Il grande problema con le riforme proposte da Cameron è che lui vorrebbe uscire dal sistema dei diritti UE per i lavoratori. Questa però è la cosa che il Labour e i sindacati considerano più importante: per cui hanno minacciato di sostenere la Brexit se Cameron dovesse ottenerla. Il risultato è che i pro – UE di sinistra sono in confusione. Ma adesso sembra che il Labour si schiererà con l’Europa in ogni caso.

6) Per chiudere, una domanda più generale: Secondo lei la Brexit potrebbe aiutare la diffusione dei movimenti euroscettici in Europa? Altri paesi membri potrebbero seguire l’esempio inglese?

La Brexit avrebbe parecchi effetti complicati. Alcuni in Europa odierebbero il Regno Unito, ma altri la vedrebbero come un segnale che l’Unione si sta spaccando e proverebbero a uscire. Causerebbe agitazioni in Inghilterra, in Europa e nel mondo.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

Check Also

Profughi: “La solidarietà della Giordania”

Mentre si conosce l’intenzione del Presidente americano Trump di costruire un muro divisorio tra gli …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *