martedì , 14 agosto 2018
18comix

Tajani: “Sì a un’interpretazione più elastica del Patto di stabilità”

A margine dell’evento “Dibattito Nazionale per una politica estera e di difesa comune dell’UE” tenutosi il 9 novembre al Teatro Regio di Torino, Europae ha intervistato il Vicepresidente delle Commissione Europea, Antonio Tajani, responsabile per l’industria e l’imprenditoria.

Vicepresidente Tajani, una delle iniziative più significative della Commissione è sicuramente il “Patto per l’Industria” o “Industrial Compact”. Che obiettivi si pone questo progetto?

«La mia speranza è che questo “Patto per l’Industria” possa essere adottato nel Consiglio Europeo di febbraio dedicato alla competitività dell’industria. Il nostro obiettivo è di raggiungere, entro il 2020, una quota del PIL europeo pari al 20% proveniente dal settore manifatturiero. Stiamo lavorando anche con il sostegno di molti Stati membri, che si sono incontrati a fine ottobre a Parigi nella prima conferenza interministeriale degli “Stati amici dell’industria” e hanno stilato un documento di supporto alla nostra proposta. Credo che ciò che è importante sia fare in modo che gli Stati abbiano una governance della politica industriale, una governance europea che faccia da contrappeso al “Fiscal Compact”».

«E’ giusto risanare i conti pubblici – ha proseguito Tajani –  ma serve anche una forte azione per rilanciare il tessuto industriale europeo, che deve essere moderno e competitivo. Non penso alle industrie inquinanti tipiche dell’Europa del XX secolo, ma a uno scomparto industriale di alta tecnologia dove l’Europa possa competere sulla qualità e non sulla quantità. E’ poi anche necessario creare le condizioni (migliore accesso al credito, semplificazione della burocrazia) che permettano all’industria di essere strumento per la crescita economica e quindi per la creazione di nuovi posti di lavoro. La reindustrializzazione dell’Europa richiede, dunque, una serie di interventi forti».

Dopo che l’Italia è riuscita a scendere al di sotto della soglia del 3% nel rapporto deficit/PIL , si è parlato del possibile scorporo degli investimenti dal computo del deficit. Quali sono i margini per una trattativa tra l’Italia e la Commissione su questo tema?

«Io credo che sia un tema sul quale si possa discutere in maniera approfondita, perché il “Patto di Stabilità” non si applica in maniera automatica, altrimenti basterebbe un computer e non ci sarebbe la Commissione Europea. Il “Patto di Stabilità” può essere interpretato, tenendo conto, per esempio, di alcuni fattori attenuanti. La Commissione ha già detto che i Paesi virtuosi, cioè quelli che non sono sottoposti alla procedura di infrazione per eccesso di deficit, possono godere di un’interpretazione più elastica del “Patto di Stabilità”, sempre mantenendosi al di sotto del 3%. Quindi la parte che riguarda gli investimenti per infrastrutture e per la creazione di posti di lavoro può essere valutato come uno strumento da utilizzare per la crescita senza sforare il tetto del 3%. E’ un dibattito aperto, la Commissione Europea ha preso delle posizioni molto chiare, bisogna vedere come si muoveranno gli Stati membri al prossimo Ecofin».

Ci potrebbe fornire un parere sul superamento, da parte della Germania, della soglia del 6% nel rapporto surplus commerciale/PIL?

«L’analisi, che è stata fatta la settimana scorsa, che è un’analisi e non è una decisione, vede la Germania sforare di 1 punto il tetto del surplus commerciale, e questo rischia di indebolire i consumi all’interno dell’Unione Europea. Noi abbiamo interesse che aumentino i consumi: abbiamo sempre chiesto che i Paesi che stanno economicamente meglio trascinino la ripresa dei consumi. Far aumentare i consumi significa, anche, aumentare le esportazioni verso la Germania di Paesi che hanno maggiori difficoltà. Credo che la Germania debba fare ogni sforzo possibile per diventare veramente locomotiva dell’economia europea puntando anche su uno sviluppo e su una crescita dei consumi interni e non solo delle esportazioni».

In foto il Vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani (Foto: European Commission)

 

L' Autore - Giovanni Guido Rossi

Laureando in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Torino e presso l'Université Paris V - René Descartes di Parigi. Da sempre appassionato di storia, geopolitica e relazioni internazionali. Profondamente europeista e liberale e entusiasta di scrivere per questa rivista.

Check Also

Profughi: “La solidarietà della Giordania”

Mentre si conosce l’intenzione del Presidente americano Trump di costruire un muro divisorio tra gli …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *