mercoledì , 21 febbraio 2018
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Tavares: il Brasile non è la Germania del Sud America

Ricardo Neiva Tavares è l’ambasciatore della Repubblica Federale Brasiliana a Roma, succeduto da 10 mesi a José Viegas Filho alla presidenza di Palazzo Pamphilj. Già Consigliere della Missione diplomatica brasiliana presso le Nazioni Unite a New York, dal 2008 al 2013 è stato ambasciatore presso l’Unione Europea a Bruxelles, approfondendo la conoscenza delle dinamiche politiche, economiche e sociali dell’UE. Europae lo ha intervistato in esclusiva l’8 aprile scorso.

Ambasciatore, in riferimento alla conferenza che porta il nome di “Il Brasile mondiale tra innovazione e tensioni sociali”, c’è chi accomuna il ruolo del Brasile all’interno del Mercosur a quello della Germania all’interno dell’UE. Ritiene le due situazioni paragonabili?

Il Brasile è uno Stato che ha dimensioni continentali. È lo Stato più esteso e popolato dell’area sud-americana, quindi per ragioni naturali influisce sicuramente sui Paesi del Mercosur. Negli ultimi 30 anni l’economia brasiliana ha compiuto un notevole progresso e ha superato di molto l’economia dell’Argentina, il secondo Paese più importante del Mercosur. Posso affermare con certezza che il mio Paese ha un ruolo chiave per lo sviluppo e per le prospettive di integrazione regionale, ma la situazione non è analoga a quella tedesca. L’Unione Europea è composta da 28 Paesi, alcuni condividono moneta e politiche comuni, questo non avviene ancora tra Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e Venezuela e la strada sembra ancora molto lunga. Fondamentale è l’integrazione tra i Paesi dell’ America latina che non veda il Brasile come un Paese isolato, ma come un soggetto di un grande processo di coesione comune.

Cosa può rappresentare nella sua opinione il Mercosur per il Sud America?

Il Mercosur non è solo un organizzazione economica, è anche un’unione politica, sociale, e accademica: ci sono tanti aspetti che a volte sono dimenticati. Il mercato comune dell’America meridionale è nato come uno sforzo tra Brasile e Argentina per normalizzare i rapporti che nel 1991 erano, dal punto di vista politico, molto difficili. Credo che il Mercosur abbia contribuito molto alla regolarizzazione dei rapporti tra gli Stati. Ad esempio ora l’Argentina è uno dei principali partner commerciali del Brasile. Per questo, anche se il Mercosur è spesso oggetto di critiche, confermo l’idea che sia uno mezzo utile per i processi di integrazione prima citati e spero che la nostra partnership si estenda anche alla Comunità Andina, quindi a Colombia, Perù, Ecuador e Bolivia.

Dopo la crisi finanziaria degli ultimi anni e malgrado l’ascesa dell’euroscetticismo, l’America Latina vede ancora l’Unione Europea come un modello a cui ispirarsi?

Nella mia esperienza di Ambasciatore ho avuto modo di conoscere bene le dinamiche dell’Unione Europea, poiché sono stato a capo della missione diplomatica brasiliana a Bruxelles per quasi 5 anni. La crisi globale ha generato un forte euroscetticismo, ma per l’America Latina e in particolar modo per il Brasile, il modello di unificazione commerciale e sociale dell’Europa rimane ancora un grande punto di riferimento. In questo momento l’America del sud non ha ancora raggiunto un livello di integrazione tale da poter pensare a una futura unione. Vi è ancora un’eccessiva disuguaglianza tra gli Stati, che non permette di giungere ad accordi rilevanti. Mi riferisco alla situazione venezuelana, dalle dubbie conseguenze, tanto da non permettere per ora di fare piani e previsioni azzardate per il futuro.

A prescindere dal Mercosur, quali sono i rapporti tra UE e Brasile? Il 24 febbraio sono stati siglati nuovi accordi commerciali e il piano d’azione per facilitare gli scambi e la coesione. Potranno essere proficui per entrambi i soggetti?

I rapporti tra UE e Brasile sono iniziati già nel 1960, quando è stata inaugurata la prima missione diplomatica a Bruxelles e la comunità europea si stava ancora formando. Questo per sottolineare come già da diverso tempo ci sia la volontà della Repubblica Federale Brasiliana di allacciare rapporti con l’Europa, che siano proficui per entrambi. Negli ultimi anni il Brasile è stato un porto di approdo per molti imprenditori europei, che hanno contribuito alla crescita del nostro Paese. Credo che questo sodalizio sia una grande opportunità per tutti. Quasi la metà della popolazione brasiliana ha origini europee, il Brasile è un ex colonia portoghese ed è anche per questo che vi sono dei legami secolari indissolubili che devono essere sempre rinnovati e fortificati.

Nell’immagine Ricardo Neiva Tavares, a sinistra, durante il vertice UE-Brasile del 2011. (© President of the European Council)

L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

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