giovedì , 16 agosto 2018
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“Un’Europa federale per il mondo di domani”. Intervista a Guy Verhofstadt

Le elezioni parlamentari europee si avvicinano e ciò lo si avverte anche per l’emergere di iniziative volte a sensibilizzare la popolazione verso l’importanza di un simile appuntamento, confermando l’impressione che, forse, per la prima volta la prossima tornata elettorale prevista per il maggio 2014 sarà vissuta in un’ottica davvero europea e non, com’è accaduto fino ad oggi in Italia, come un suggello per le elezioni nazionali.

Si inserisce in quest’ottica, anche se si pone obiettivi di lungo termine che vanno al di là delle elezioni europee, la nascita di LIBMOV, Movimento Liberali, annunciata a Parma venerdì 12 luglio con un’assemblea intitolata “Un’Italia europea per un’Europa federale”, il quale si propone di essere un centro di aggregazione per coloro che vogliono un’Unione Europea federale, più democratica ed influente. Alla conferenza ha partecipato anche Guy Verhofstadt, ex Primo Ministro del Belgio, attuale Presidente al Parlamento Europeo del gruppo ALDE, Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa, intervistato da Europae a latere dell’evento.

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© Parlamento Europeo

Presidente Verhofstadt, nel giugno del 2012 i Capi di Stato e di governo hanno deciso di stabilire un’unione bancaria e ad un anno di distanza…

Noi siamo ancora bloccati. Il problema dell’Europa non sono l’Italia, il Portogallo o la Grecia; il problema cruciale dell’Europa è la crisi politica che sta attraversando. Guardiamo agli Stati Uniti, per esempio: anche loro hanno sofferto la crisi economica e finanziaria ma sono stati in grado di reagire rapidamente, ricapitalizzando le banche, dando impulso all’economia, eccetera. Noi non abbiamo potuto farlo, non abbiamo potuto reagire alla crisi finanziaria in modo unitario: c’è voluto un anno per la sola supervisione bancaria e con il Resolution Fund, quando la Commissione ha presentato la sua proposta la Germania ha affermato di voler continuare con meccanismi di risoluzione nazionali.

Non è quindi un problema di mancanza di basi all’interni dei Trattati?

No, assolutamente. Io sono d’accordo con Barnier che si tratta di questioni di mercato interno e i Trattati offrono le basi per farlo. Il problema sta nel fatto che manca l’unità necessaria per combattere la crisi, gli Stati membri sono stati incapaci di fare un salto decisivo verso l’unione federale, rifiutando di vedere che le strutture nazionali sono diventate obsolete. Noi abbiamo una moneta unica ma non abbiamo le istituzioni comuni di cui una moneta unica ha bisogno: unione bancaria, unione fiscale, mercato comune, eccetera. E questo stato delle cose è molto dispendioso: perdiamo miliardi di euro che potrebbero essere usati per ridare vigore all’economia europea. Questa è la vera crisi: che noi seguiamo gli eventi poiché non abbiamo gli strumenti per reagire, ovvero l’unità.

E la crisi politica interna si riflette poi anche nell’azione esterna dell’Unione Europea…

Indubbiamente. In Siria, Libia, Egitto, Mali, solo per fare alcuni esempi, l’Unione Europea non è stata in grado di prendere una posizione comune. Per non parlare del fatto che ancora manteniamo 28 eserciti, il che è un enorme spreco di denaro. E solo un’Europa federale può assicurare il modello europeo nel mondo di domani.

© Parlamento Europeo
© Parlamento Europeo

E’ d’obbligo una domanda sulle prossime elezioni per il Parlamento Europeo, che a questa tornata vedranno anche la nomina del candidato alla Presidenza della Commissione da parte dei partiti europei.

Nei prossimi mesi inizieranno le discussioni e le procedure all’interno dell’ALDE, così come negli altri partiti, per decidere chi sarà il candidato alla Presidenza della Commissione, che potrei anche essere io. Credo che la nomina preventiva di una candidato alla Commissione sia un grande passo in avanti, affinché la legittimità e la trasparenza dell’Unione Europea si accresca. Ogni cittadino, infatti, potrà così informarsi sui programmi dei vari candidati alla Commissione, oltre che dei vari partiti europei e perciò prendere una decisione più cosciente ed informata.

Crede che l’euroscetticismo avrà un peso decisivo?

Può essere ed il nostro compito è di costruire un movimento di opposizione verso l’euroscetticimo. Gli euroscettici vogliono un ritorno agli Stati nazione, sognando di potersi nascondere dietro i confini nazionali, ma come pensano di risolvere problemi come la migrazione, il cambiamento climatico o la competizione con la Cina?

Come valuta questo settennato europeo, dunque?

L’Unione Europea è mal gestita, come ho detto. Questa Unione Europea non va bene poiché è ancora di carattere intergovernamentalista, dominata dai leader europei, in cui più volte all’anno gli Stati membri, che ora sono divenuti 28, si devono riunire per trovare un accordo per poi passare la decisione al Parlamento Europeo. È un processo troppo lungo ed impensabile soprattutto nell’epoca in cui viviamo, che chiede di reagire velocemente. Immaginiamo se gli Stati Uniti dovessero prendere decisioni in questo modo.

A proposito di Stati Uniti, recentemente vi è stato lo scandalo Datagate a cui lei ha reagito duramente.

A me non piace l’idea di essere spiato e credo che gli amici non si dovrebbero spiare tra loro. Gli Stati Uniti devono chiarire la loro posizione altrimenti dovremmo prendere contromisure.

In foto, primo piano di Guy Verhofstadt (©ALDE/ADLE Alliance of Liberals and Democrats for EU)

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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3 comments

    • Antonio Scarazzini

      Gastone, il commento era in attesa di moderazione e approvazione.
      Un chiarimento, se il “voi” a cui lei si riferisce nel suo commento sono i gruppi federalisti europei, forse non è questa la sede più adatta per un contradditorio. O meglio, lo può essere ma se vi è una controparte che può rispondere.

      Antonio Scarazzini

  1. Chiunque si presenti dopo settantadue anni dall’emissione del Manifesto di Ventotene, e si autodefinisce federalista, mi deve rispondere a queste due domande:
    1. con che faccia vi fate vedere da me oggi, dopo un tempo tanto assurdo e paradossale trascorso, durante il quale la vostra totale assenza ha generato la decadenza, il declassamento, l’imbarbarimento di un continente che era alla guida del mondo per centinaia di anni prima di voi.
    2. con che faccia parlate di federalismo e non avete la dignità, non dico il coraggio, che è virtù ormai oggettivamente e antropologicamente, per voi, inconcepibile da raggiungere nel breve/medio termine, di porre come precondizione necessitante ogni successivo passo verso l’integrazione politica dell’Europa della “definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani.”

    Per favore, almeno, non chiamatevi MAI PIÙ’ FEDERALISTI, cedete il passo al altri più degni di voi.
    Non parlo a vanvera, sono documentato.

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