venerdì , 17 agosto 2018
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Vito: “I due marò sono una responsabilità anche della comunità internazionale”

Europae ha intervistato Elio Vito, Presidente della commissione Difesa della Camera dei Deputati, a latere del convegno “Dibattito Nazionale per una politica estera e di difesa comune dell’UE”, svoltosi a Torino il 9 novembre scorso.

Onorevole Vito, potrebbe commentare l’operazione “Mare Nostrum”? Questa operazione può costituire la base per una politica europea del Mediterraneo?

“È indispensabile che sulle politiche di controllo dell’immigrazione vi sia un intervento coordinato da parte dell’Unione Europea. L’operazione “Mare Nostrum” rappresenta un tentativo da parte del nostro governo di coordinare gli sforzi delle varie forze civili, militari e di ordine pubblico per contrastare l’immigrazione illegale, ma anche per fornire un valido soccorso a persone in difficoltà. Deve però esserci la consapevolezza che questa tematica riguarda tutta l’UE e non solo l’Italia”.

Le principali voci delle spese militari italiane sono il mantenimento del personale e dei mezzi e gli investimenti. Vista la spending review che ha colpito anche questo settore, i tagli si concentreranno su entrambe le voci?

“Sulle spese del personale è già in atto una politica di riduzione, applicando una legge in merito approvata alla conclusione della passata legislatura, che prevede una significativa riduzione del personale delle forze armate. Sugli investimenti, soprattutto in tecnologia, il discorso deve essere chiaro: gli investimenti nel settore militare hanno una diretta ricaduta anche sul settore civile. Non è possibile concepire queste spese come dirette esclusivamente al settore militare. Non ci sono ambiti dell’industria militare e della ricerca e della tecnologia militare che non abbiano effetti positivi per l’intera società. Questa è una divaricazione che non corrisponde più alla realtà. D’altra parte, una maggiore integrazione europea delle politiche di difesa e sicurezza comporterà una riduzione delle spese nazionali”.

Guardando alla delicata questione dei marò detenuti in India, è possibile trovare a livello europeo una soluzione legislativa sull’utilizzo di personale militare e non sulle navi mercantili?

“Il Parlamento e la commissione Difesa si stanno impegnando molto per una soluzione rapida del caso dei marò, una soluzione conforme alle norme del diritto internazionale e onorevole per i nostri due fucilieri di Marina. Non è il momento delle polemiche o analisi sulle modifiche da introdurre nella catena di comando nazionale o europea. Vi è però la certezza italiana che i due fucilieri di Marina stavano operando in acque internazionali, nell’ambito di funzioni a loro assegnate e che sono disciplinate per legge. Ci sono tutte le caratteristiche dal punto di vista del diritto internazionale per assumere le conseguenze. Il caso sicuramente non rientra solamente nel campo dei rapporti bilaterali fra Italia e India, ma investe anche le responsabilità della comunità internazionale. Questo perché esistono norme del diritto internazionale che rischiano di essere violate e questo caso potrebbe costituire un precedente, non solo per i nostri militari impegnati nelle missioni internazionali di pace, ma per tutti i militari impegnati nel mondo in queste operazioni. Una maggiore attenzione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, della NATO e dell’UE sarebbe necessaria”.

 In foto, il Presidente della Commissione Difesa della Camera Elio Vito, nel corso di un’audizione (© webtv.camera.it)

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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