giovedì , 22 febbraio 2018
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Partecipanti alla Marcia di Parigi dell'11 gennaio 2015 (Foto: European Commission)

La settimana europea: Charlie Hebdo, l’UE e la guerra al terrore

Il 2015 dell’Europa è cominciato come peggio non poteva. La strage alla redazione di Charlie Hebdo, attuata nel cuore di Parigi da criminali inneggianti ad Allah, ha sconvolto l’opinione pubblica e i governi di tutto il mondo. Il terrorismo, il complesso rapporto con l’Islam e l’equilibrio tra privacy e lotta al terrorismo sono così tornati al centro dell’attenzione dei governi e delle istituzioni UE.

La settimana europea è stata infatti dominata da una parte dall’orgoglio liberale e democratico, sceso in piazza per la “Marcia Repubblicana” domenica scorsa a Parigi (“capitale del mondo” per un giorno), dall’altra sul dibattito su come reagire alla rinnovata e accresciuta minaccia del terrorismo, in particolare al pericolo dei foreign fighters (leggere qui per capire cosa sono) di ritorno da scenari come quello siriano-iracheno.

Tensione su Schengen, le ombre su Pegida

Per rispondere al terrorismo, dicono alcuni (in Italia soprattutto la Lega di Salvini), sarebbe necessario sospendere o rivedere gli accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone. Secondo noi – e secondo molti governi UE, in primis quello italiano e quello tedesco – limitare la libera circolazione all’interno delle frontiere europee non può essere una risposta.

In Germania, dove la minoranza musulmana è grande e generalmente ben integrata, il dibattito si è polarizzato, entrando nel vivo dei temi dell’integrazione. La crescita di Pegida, movimento popolare anti-Islam che si oppone alla supposta “islamizzazione dell’Occidente”, è diventato oggi il primo avversario politico e soprattutto culturale della cancelliera Merkel.

Concluso il Semestre di Presidenza italiana

In un panorama dominato dai blitz delle forze speciali e dalla caccia alle cellule dormienti, si è formalmente concluso il Semestre di Presidenza italiana del Consiglio UE. Il discorso del premier Matteo Renzi al Parlamento Europeo è stato, al solito, alto e anche assai poco concreto. Volendo sintetizzare i 6 mesi di guida italiana del “Senato UE”, il Semestre ha inciso certo su dossier specifici come quello ambientale, agricolo e sulla desecretazione dei documenti sui negoziati del TTIP. Sotto altri aspetti era lecito attendersi di più.

Il lavoro di Padoan e del Governo italiano si è visto però soprattutto nella comunicazione della Commissione Juncker sulla nuova flessibilità che l’esecutivo UE promette di utilizzare nel valutare i conti pubblici dei Paesi che investono e attuano le riforme strutturali. Un altro risultato a posteriori del Semestre italiano è stato l’appoggio del Parlamento UE sul caso dei marò. L’europarlamento ha infatti votato giovedì ad ampia maggioranza una risoluzione che sostiene la posizione italiana nel confronto/scontro con l’India.

Legittime le misure BCE, interessante il Fondo per gli Investimenti

In materia economica, la notizia più importante della settimana arriva da Lussemburgo. La Corte di Giustizia dell’UE, in risposta a specifica domanda della Corte Costituzionale tedesca, si appresta a confermare la legittimità del programma OMT, il piano che – annunciato da Draghi nella primavera 2012 – pose fine alla crisi dell’eurozona. La Corte UE ha inoltre affermato che la BCE ha “ampi margini di discrezionalità”. Strada spianata verso il Quantitative Easing?

Negli stessi giorni, la Commissione Juncker presentava finalmente il suo Fondo Strategico per gli Investimenti (l’acronimo in eurocratese è “EFSI“), che vorrebbe mobilitare 315 miliardi per rilanciare la crescita in Europa. La notizia è che i contributi degli Stati membri al Fondo non dovrebbero essere conteggiati nel deficit annuo. Morale: se Renzi vuole sforare il 3%, dovrà farlo affidando risorse all’EFSI di Juncker.

L’ex-amico Putin, l’Anno dello Sviluppo e la Presidente croata

Mentre l’Europa inizia a interrogarsi su come e quando ammorbidire le sanzioni alla Russia, Putin vara una strategia di politica estera che definisce la NATO come il nemico numero uno di Mosca. Buon viatico per la distensione.

Poco lontano, a Riga, in Lettonia, Juncker e Mogherini hanno lanciato l’Anno Europeo dello Sviluppo. Una serie di appuntamenti ed eventi istituzionali per spiegare agli europei cosa fa l’Europa per la cooperazione internazionale (e tramite essa per se stessa).

Infine, mentre l’Italia saluta il Presidente Napolitano e si prepara il grande gioco della corsa al Quirinale, la Croazia ha eletto una donna, la conservatrice Kitarović, come propria Presidente della Repubblica.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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