mercoledì , 21 febbraio 2018
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Il pallone donato dalla Commissaria bulgara Kristalina Georgieva al connazionale Dimitar Berbatov, ex stella del Manchester United ora in forza al Monaco @European Commission - 2015

La Settimana Europea: dal caso Nemtsov alla distensione UE-Cuba

Nell’Est Europa affascinato dalle sirene putiniane, ecco un segnale di apparente inversione di tendenza: la crisi di governo scaturita dalle elezioni di febbraio in Moldova pare essere giunta ad una soluzione con la nomina a primo ministro di Chiril Gaburici, a capo di un governo di coalizione tra liberal-democratici, democratici e liberali, di impronta fortemente europeista. Una scelta non scontata in un Paese fortemente segnato dalle spinte autonomiste e filorusse nelle regioni della Transnistria e della Gagauzia.

Cambio della guardia anche in Nigeria, per la cui tornata elettorale l’UE aveva dispiegato EOM Nigeria 2015, missione di monitoraggio elettorale guidata dall’eurodeputato Santiago Fisas Ayxelà. A vincere, per più di due milioni di voti, il 72enne Muhammadhu Buhari, già alla guida del Paese dopo il golpe militare del 1983 di cui fu uno dei leader. Buhari, musulmano di etnia Fulani, raccoglie l’eredità da Goodluck Johnatan e promette ora un’ulteriore accelerazione nella guerra a Boko Haram, in particolare nel Nord del Paese, sua roccaforte elettorale. 

Intanto l’UE segue gli Stati Uniti sulla strada del rilassamento dei rapporti con Cuba: nell’ultima settimana di marzo l’Alto Rappresentante Federica Mogherini si è recata in visita ufficiale a L’Avana, per riprendere i negoziati per l’Accordo di Dialogo Politico e di Cooperazione che i più ottimisti ritengono possa essere raggiunto entro la fine dell’anno.

Verità scomode

Dal passato, anche se più recente, tornano anche i documenti desecretati della CIA relativi alla guerra in Iraq ed alla ricerca dei presunti programmi di sviluppo di armi di distruzione di massa. A tredici anni di distanza, i testi pubblicati dalla testata americana Vice confermano quanto sospettato, ossia l’assenza di prove sufficienti a legare il regime di Saddam Hussein tanto con lo sviluppo di armi nucleari o batteriologiche quanto con il sostegno all’islamismo radicale verso cui l’ex Rais nutriva – ex post, non senza fondamento – ben più di una diffidenza.

Anche gli Stati Uniti si trovano così a dover gestire verità scomode, una situazione con cui la Russia convive da parecchio tempo. Così come per le altre pagine buie dell’era Putin, infatti, anche per l’omicidio Boris Nemtsov si è aperta una pista cecena con l’arresto di Zaur Dadayev. Non un separatista islamico, ma un uomo vicino a Ramzan Kadyrov, l’uomo di Putin in Cecenia. Questo è il tratto di novità rispetto al passato, scaturito dalla difficoltà per il Cremlino di individuare un vero capro espiatorio. L’arresto di Dadayev ridimensiona la libertà d’azione concessa alle milizie di Kadyrov, da cui Putin riesce comunque a non prendere del tutto le distanze, facendo anzi balenare un movente religioso legato alla presa di posizione di Nemtsov a seguito dell’attentato a Charlie Hebdo. 

Ciò che Russia e Stati Uniti (e l’Europa, ovviamente) devono comunemente accettare è invece l’ascesa della Cina a terzo esportatore mondiali di armamenti, certificata dal rapporto annuale del SIPRI: in un mercato fortemente spostato verso l’Asia-Pacifico, che accoglie il 48% delle importazioni mondiali di armi, a farne le spese sono i produttori europei, con Francia e Germania che vedono ridotta la propria quota di export al solo 5%.

Agricoltura, sicurezza delle merci, compagnie aeree e turismo del welfare: tutti gli allarmi nell’UE

Le sanzioni che l’UE ha imposto contro la Russia a seguito del sostegno di quest’ultima alle milizie separatiste in Ucraina continuano, intanto, a creare danni collaterali all’economia europea. L’embargo russo nei confronti di prodotti ortofrutticoli europei sta mettendo in ginocchio i produttori del Vecchio Continente: le associazioni del settore in Italia, Francia e Spagna chiedono a gran voce alla Commissione Europea di rivedere gli schemi di aiuto ed estendere i programmi di ritiro delle rimanenze per contenere il crollo dei prezzi.

Pressioni sulla Commissione arrivano anche dalle compagnie aeree europee, sempre più preoccupate dall’avanzata incontrastata delle rivali del Golfo sul mercato europeo. Etihad, Emirates e Qatar Airways continuano ad acquisire partecipazioni nei vettori europei, specie nel settore “low cost” con la significativa eccezione di Alitalia, ma a Bruxelles già si pensa a porre un freno ad una scalata che viene fortemente sostenuta da quasi 39 miliardi di aiuti di stato. Una concorrenza sleale che in pochi sono ancora disposti a tollerare.

Dal rapporto Rapex 2014, il sistema di allerta rapida per la sicurezza delle merci in Europa, emerge invece come la contraffazione e commercializzazione di falsi continui a porre una serie minaccia al sistema di standard comuni di sicurezza per i prodotti che circolano nel mercato unico. Dito puntato contro i giocattoli, da cui scaturiscono i maggiori rischi per la salute, e la Cina, da cui proviene il 65% dei prodotti pericolosi segnalati dal meccanismo Rapex.

Tempi duri, infine, per gli oppositori del cosiddetto turismo del welfare. Ultimo campanello d’allarme è quello che arriva, infatti, dall’Avvocatura generale della Corte di Giustizia in merito alla regolazione delle misure di welfare in rapporto alla circolazione dei cittadini nei vari Paesi dell’UE. Il parere dell’avvocato generale, richiesto dalle corte tedesca, sancisce come il godimento di prestazioni sociali debba essere ricollegato ad un collegamento reale con il Paese ospitante, indipendentemente o meno dalla ricerca di un lavoro.

Agenda commerciale

Non solo TTIP. L’agenda commerciale dell’UE, orientata come sempre alla promozione dei benefici del libero scambio inoculati insieme ad una maggiore coscienza per la tutela di lavoro, diritti umani ed ambiente, non si ferma al solo trattato euro-atlantico, secondo quanto affermato dal Commissario Cecilia Malmstrom in un dibattito a Bruxelles della scorsa settimana. E in effetti il 2015 porterà con sé l’implementazione degli accordi stretti nel 2014 con le organizzazioni dell’Africa Occidentale (ECOWAS), Orientale (EAC) e Meridionale (SADC), a testimonianza di come le negoziazioni più produttive con i Paesi in via di Sviluppo si sia in realtà realizzata all’interno di contesti coesi e maggiormente istituzionalizzati.

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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One comment

  1. Le elezioni in Moldavia si sono svolte a novembre e non a febbraio. Inoltre non si trattava di una vera e propria crisi, ma di uno stallo dovuto al fatto che i partiti filo-europeisti non avevano ottenuto la maggioranza assoluta e la proposta di fine gennaio di un governo di minoranza PDM-PDLM (a causa della spaccatura con PL) non ha ricevuto la fiducia. La situazione si è quindi risolta con un compromesso: Gaburici è un nome che accontenta più o meno tutti, con il fondamentale appoggio esterno del partito comunista. E perchè poi non era una scelta così scontata? Il governo precedente era filo-europeista e a quello si deve l’accordo di associazione. Lo stesso partito comunista non è del tutto contrario all’integrazione nell’Ue, ma a certe condizioni. Le sanzioni russe, nonostante gli effetti economici, non hanno infine funzionato: la cittadinanza è fortemente a favore dell’Europa.

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