domenica , 19 agosto 2018
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Il premier Renzi accoglie le salme delle vittime dell'attentato di Tunisi © Palazzo Chigi - Flickr 2015

Tunisia, torna l’incubo terrorismo. Ue lancia unione energetica

Il fronte Mediterraneo rimane la principale priorità per l’Unione Europea ed i suoi Stati membri: già dal Consiglio Affari Esteri di martedì scorso, i 28 ministri si erano occupati di spianare la strada ai negoziati fra i due governi, con base a Tripoli e Tobruk, conviventi in Libia per trovare un unico referente ed alleato nella lotta contro l’avanzata dello Stato Islamico. Un obiettivo poi riconfermato anche dal Consiglio Europeo di venerdì, in cui i Capi di Stato e di Governo hanno incaricato l’Alto Rappresentante Federica Mogherini di vagliare tutte le misure di politica estera e di sicurezza necessarie per pacificare la polveriera libica.

La Tunisia ripiomba nell’incubo terrorismo; dalla Bosnia il pericolo wahhabismo

Il quadro caotico del Nordafrica è stato poi ulteriormente aggravato dall’attentato a Tunisi che, mercoledì, ha portato alla morte di quattro turisti italiani in visita al Museo del Bardo. La Tunisia, il primo Paese ad aver sperimentato nel 2011 le rivoluzioni della Primavera Araba, sembrava in grado di mantenere una quantomeno abbozzata transizione democratica, grazie ad una rinnovata coesione politica e civile contro il terrorismo manifestatasi contro i flussi di combattenti verso la Libia e le azioni della cellula jihadista Ansar al Sharia.

Nel frattempo, mentre Amnesty lancia l’ennesimo allarme sulle gravissime condizioni umanitarie in cui versa il Medioriente, sale l’attenzione anche verso la Bosnia. Qui i wahhabiti, radicatisi sulle orme dei mujaheddin della brigata El-Mudzahid, nata nei Balcani negli anni ’90, hanno ormai trovato le loro roccaforti da cui diffondere gli appelli di reclutamento per il jihad combattuto dallo Stato islamico, portando in Europa un altro potenziale approdo per i combattenti di ritorno dal Medioriente.

Il rebus Israele

Come se la strategia europea verso l’area del Mediterraneo allargato non fosse già di per sé confusa, il risultato delle elezioni in Israele rischia di renderla ancora più irta di difficoltà. La conferma di Benjamin Netanyahu al governo è la conferma della linea dura contro la possibilità di realizzare uno Stato palestinese – malgrado lo stesso Bibi abbia poi ritrattato sull’opzione dei due Stati dopo la rielezione – ma soprattutto la permanenza di una forte pressione sul governo americano in senso opposto ad un accordo con l’Iran in merito al programma nucleare di Teheran, di cui l’Ue è attivo promotore.

Non sarà un caso, quindi, se anche il quarto governo Netanyahu continuerà in una strategia di non belligeranza nei confronti della Russia, un attore sempre più presente in area mediorientale e apparentemente più funzionale allo status quo voluto da Israele di quanto non siano gli Stati Uniti di Obama.

Consiglio Europeo: accordo con la Grecia ancora in stallo, via all’unione energetica

Il vertice dei Capi di Stato e di Governo è stato nuovamente l’occasione per portare avanti il dialogo sull’accordo tra Grecia e gli altri Paesi dell’eurozona in merito all’ultima tranche di prestiti: una trattativa complicata dalle posizioni lontane fra il governo ellenico, che con il ministro Varoufakis ha proposto un piano fortemente basato su lotta all’evasione fiscale, e i creditori, più concentrati sul rispetto del piano di privatizzazioni.

Se il Consiglio Europeo non è stato risolutivo in questo senso, miglior successo hanno avuto i lavori riguardanti l’unione energetica, che ha avuto ufficialmente il benestare dai governi europei. Il piano per la creazione di una vera Unione dell’energia, la quinta libertà secondo quanto affermato dal Vice-Presidente Sefcovic nelle scorse settimane, diventa ora realtà e cercherà, in primo luogo, di ripianare le questioni più legate alla sicurezza energetica a partire da un’attenzione particolare verso una maggiore integrazione delle reti nazionali.

Serve un esercito europeo. Anche per l’ambiente ?

Di certo, gli obiettivi in termini di efficienza energetica aiuteranno l’Unione a raggiungere anche i suoi target in materia di riduzione dell’inquinamento e tutela ambientale: un campo dove l’Ue, secondo il Rapporto annuale sull’ambiente presentato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, ha sinora ben figurato, pur avendo scontato negli anni danni all’ambiente ed alla salute per oltre 100 miliardi di euro e trovandosi a dover immaginare investimenti per oltre 270 miliardi per un futuro completamente libero dal carbone.

Numeri non alla portata ma che forse i singoli Stati potrebbero iniziare a reperire intraprendendo con convinzione la strada per la creazione di un esercito europeo, come proposto dal Presidente Juncker negli scorsi giorni. Uno strumento per dare maggiore credibilità all’azione esterna europea e per razionalizzare le risorse impiegate dai singoli Paesi nel comparto difesa. Nel frattempo, razionalizzazione è la parola chiave posta al centro del piano industriale presentato da Finmeccanica: le dismissioni di Ansaldo Breda e Ansaldo STS, aprono infatti un cammino di riduzione delle attività del gruppo, che verranno fortemente concentrate proprio negli ambiti aerospazio, sicurezza e difesa.

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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