Brexit
Tusk e Cameron al Consiglio Europeo © Council of the European Union, 2016

Brexit, accordo fra Londra e Bruxelles: sarà sufficiente?

Venerdì sera i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’UE riuniti a Bruxelles, hanno finalmente raggiunto un accordo ‘unanime’ per garantire la permanenza della Gran Bretagna nel ‘blocco europeo’. L’accordo ha sicuramente un’importanza particolare non solo per la delicatezza della materia trattata, ma anche per via del tenore generale che avevano assunto le discussioni sulle richieste britanniche nei giorni scorsi e che non facevano ben sperare sull’esito dei negoziati. Cameron non torna trionfatore assoluto dalla capitale belga, ma sicuramente soddisfatto per le importanti concessioni che è riuscito a strappare agli altri leader europei.

Le proposte di Cameron ed i risultati ottenuti

Il Primo Ministro britannico si è presentato con un pacchetto di proposte forti, volte ad assicurare, nel loro insieme, una maggiore autonomia ed indipendenza di Londra dall’ingerenza di Bruxelles. Tuttavia, la maggior parte delle rinunce parziali che Cameron ha dovuto sopportare per concludere l’accordo vertono soprattutto sui temi del welfare e dei social benefits, tematiche che stanno particolarmente a cuore all’opinione pubblica d’oltre Manica..

Infatti, una delle richieste fondamentali presentate da Londra era l’applicazione, per un periodo di 13 anni, del taglio dei benefits lavorativi per i cittadini europei che lavorano in Gran Bretagna. Nonostante su questo tema Cameron avesse già concesso, prima dell’inizio dei negoziati, una cruciale riduzione della sfera applicativa (la misura non si sarebbe applicata ai cittadini UE che già lavorano in Gran Bretagna, ma solo ai nuovi arrivi) i Paesi del ‘gruppo Visegrád’ (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia) hanno costretto il p a scendere a 7 anni, senza la possibilità di estensioni future.

Altro punto in cui il Primo Ministro britannico ha dovuto in parte ritrattare è stato quello sui child benefits’. Inizialmente, Cameron aveva espresso la ferma volontà di fermare tutti i benefici diretti ai cittadini UE che lavorano nello UK, ma i cui figli vivono al di fuori dei confini britannici. Tuttavia, si è poi trovato costretto a cedere terreno agli altri leader europei e ad accettare che il pagamento di questi aiuti sarà computato sull’effettivo costo della vita della prole residente negli altri Paesi, e che l’attivazione di questa riforma sarà posticipata al 1 Gennaio 2020.

Nulla di fatto anche per quanto riguarda la volontà di Londra di permettere a qualunque Stato non facente parte dell’eurozona di bloccare i nuovi regolamenti sulla moneta unica e di instaurare discussioni che rendano partecipi tutti i Paesi membri.

Cameron ha però portato a casa due conquiste: in primis, la promessa ufficiale di una futura revisione dei Trattati, oltre ad una specificazione enfatica del fatto che la Gran Bretagna “non è impegnata ad un’ulteriore integrazione politica in seno all’Unione Europea…I riferimenti ad una ever closer Union non si applicano al Regno Unito”.

Reazioni all’accordo anti Brexit

Un David Cameron soddisfatto ha commentato: “Credo che sia un risultato positivo e che sia abbastanza per raccomandare che il Regno Unito rimanga nell’Unione Europea”. Ha inoltre aggiunto che l’uscita del suo Paese dall’UE sarebbe “un salto nel buio”, affermando che “la Gran Bretagna sarebbe più sicura e forte se decidesse di rimanere membro dell’Unione”.

Secondo Donald Tusk, Presidente del Consiglio Europeo: “l’accordo raggiunto viene incontro alle richieste britanniche senza tradire i valori fondamentali della UE”. Soddisfatto anche il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker: “l’accordo non ha accentuato le divisione interne all’Unione, ma ha costruito ponti importanti”. Juncker ha poi aggiunto che: “[l’accordo] salvaguarda l’integrità del Mercato Unico e la coesione dell’eurozona” ed ha terminato definendo l’accordo come “giusto e legittimo”.

Le critiche in Gran Bretagna

A Londra non si sono fatte attendere le critiche, che hanno investito Cameron all’indomani della firma dell’accordo. Gli Euroscettici, tra cui il leader del partito nazionalista britannico UKIP, Nigel Farage, lo hanno definito “irrilevante” e “senza ambizioni” ed hanno annunciato che incrementeranno alacremente la loro campagna per un’uscita del Paese dall’Unione. Un aiuto al Primo Ministro britannico, invece, arriva dal rivale politico e leader dei Labouristi, Jeremy Corbyn, il quale ha affermato che, nonostante consideri l’accordo “ampiamente irrilevante”, non farà mancare il suo appoggio alla campagna in favore di una permanenza di Londra tra gli Stati Membri. Nonostante il buon punto di partenza, il voto che attende i sudditi di Sua Maestà e che è stato fissato per il il 23 Giugno si prospetta tutt’altro che scontato.

L' Autore - Luca Feltrin

Laureato presso l'Università degli Studi di Torino in Diritto Internazionale con una tesi relativa alla crisi finanziaria ed economica dell'Eurozona, con una particolare attenzione al caso greco. Appassionato fino al morboso di affari e politica europea (particolarmente all'aspetto legale, istituzionale ed economico dell'Unione). Amante del gioco del rugby in cui mi diletto con risultati, ahimè, non propriamente eccellenti.

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