sabato , 24 febbraio 2018
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Macedonia
Uno scatto delle proteste del 2015 © Fif' - www.flickr.com, 2015

Posticipate le elezioni in Macedonia

Le elezioni politiche previste in Macedonia (più precisamente FYROM, Former Yugoslav Republic of Macedonia) per il 24 aprile prossimo saranno rimandate al 5 giugno: nel Paese non ci sono le condizioni minime per garantire votazioni democratiche e trasparenti. Il giudizio e il consiglio di rimandare le elezioni sono arrivati dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, entrambi preoccupati che l’insediamento di un nuovo governo a seguito di votazioni discutibili possa solo far precipitare la FYROM nel caos.

La crisi politica in Macedonia

La situazione macedone è critica ormai da tempo: a maggio dell’anno scorso era scoppiata una grande protesta, tale da portare alle dimissioni di alcuni Ministri. La piazza accusava il governo di deriva autoritaria, corruzione e di arresti irregolari. Ad infiammare ancor più la situazione, Zoran Zaev, leader dell’opposizione, rese pubbliche alcune registrazioni che provavano il coinvolgimento del governo conservatore di Nikola Gruevski in brogli elettorali e, soprattutto, nell’intercettazione illegale di migliaia di cittadini macedoni.

A seguito delle numerose manifestazioni, in cui sfilarono anche alcuni ambasciatori occidentali, e dell’abbandono del Parlamento da parte dell’opposizione, il Commissario per le politiche di vicinato Johannes Hahn ha intavolato una trattativa per risolvere la questione. Il risultato fu l’Accordo di Przino del luglio 2015, che prevedeva nuove elezioni il 24 aprile, la formazione di una Commissione per indagare sulle numerose accuse rivolte al governo, le dimissioni di Gruevski e la formazione di un governo di transizione.

Ovviamente la situazione economica e finanziaria della Macedonia risente ha risentito e risente tutt’oggi gli effetti dell’instabilità politica: le previsioni di crescita sono state rivedute al ribasso, il deficit pubblico continua a salire e gli investitori stranieri vedono il Paese come sempre meno affidabile. Fra i cittadini lo scontento cresce, anche chi ha un lavoro si lamenta degli stipendi che, non adeguati al costo della vita, impediscono di vivere dignitosamente.

Le elezioni

L’accordo di Przino era stato accolto con favore, ma ben presto si iniziò a dubitare della sua efficacia: la Commissione iniziò i lavori in clamoroso ritardo, mentre la campagna elettorale si rivelò tutt’altro che trasparente. Proprio le dinamiche della campagna elettorale hanno portato UE e Stati Uniti a consigliare di posticipare la chiamata alle urne.

Il problema più complicato e difficilmente risolvibile in poco tempo è quello legato ai media macedoni: nel Paese l’indipendenza dei mezzi di informazione è scarsa, infatti la maggioranza è economicamente dipendente e fortemente influenzata dai partiti al potere, rendendo quindi impossibile un’informazione puntuale e veritiera. Inoltre, gli stessi giornalisti sono sottoposti a forti pressioni, e il giornalismo investigativo indipendente viene ostacolato. Sia l’Unione Europea che numerose associazioni internazionali di giornalisti chiedono da anni una riforma dei media, ma finora le richieste non hanno portato alcun risultato. È ovvio che, in un clima di tensione e con un’informazione poco attendibile e soprattutto non indipendente, sorgano dubbi sulla democraticità delle future elezioni.

L’indipendenza dei media, però, non è l’unico problema: l’opposizione denuncia il mancato aggiornamento delle liste elettorali. Queste conterrebbero non solo nominativi di persone ormai decedute, ma anche dati fittizi, sfruttati dal governo conservatore al potere dal 2006 per pilotare a proprio vantaggio le elezioni.

La domanda che ora in molti si pongono è: riuscirà la Macedonia a risolvere questi due problemi principali prima delle elezioni previste, ora, per il 5 giugno? Considerata la polarizzazione del panorama politico, la situazione economica, l’emergenza migranti e la tensione generale, le speranze sono davvero poche. Eppure, le elezioni non potranno essere rimandate oltre, dato che il rischio è il blocco del Paese.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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