lunedì , 26 febbraio 2018
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Grecia e Albania
La baia di Saranda, le cui acque sono contese fra Grecia e Albania © em_diesus - www.flickr.com, 2006

Grecia e Albania, più vicina la fine dello stato di guerra?

Sembra impossibile, ma in Europa ci sono Paesi che sono in guerra dal lontano 1940: formalmente la Grecia lo è ancora con la vicina Albania. Durante il secondo conflitto mondiale l’Italia occupò militarmente l’Albania instaurando un governo fantoccio, che dichiarò guerra alla Grecia. Da allora, ci sono stati alcuni timidi tentativi da parte albanese di arrivare a un accordo che permettesse di abrogare la legge di guerra greca. Prima furono riaperte le frontiere, poi nel 1971 furono ristabilite normali relazioni diplomatiche e infine, nel 1996, si firmò addirittura un patto d’amicizia. Finora la Grecia aveva sempre asserito che non era necessaria alcuna abrogazione, considerati i rapporti amichevoli e pacifici instaurati da anni fra i due Paesi.

Un passo avanti è stato compiuto il 21 marzo scorso, a seguito di un incontro ad Atene fra il Ministro degli Esteri albanese Ditmir Bushati e il collega greco Nikos Kotzias: finalmente la Grecia ha ammesso la necessità di abolire lo stato di guerra ancora in corso, dichiarando che Grecia e Albania si impegneranno per raggiungere un accordo. La situazione è quasi comica, considerando che entrambi i Paesi sono membri NATO e che la Grecia appoggia l’Albania nel suo processo di integrazione nell’UE. Eppure, strettamente collegati all’abrogazione dello stato di guerra ci sono dei problemi irrisolti. Durante la conferenza stampa congiunta i due politici hanno ammesso di non aver trovato un accordo sulla questione Çam e sui confini marittimi, ma hanno assicurato che si impegneranno affinché si arrivi presto ad una soluzione.

I Çam

Uno dei motivi per i quali, secondo molti, la Grecia non ha mai voluto abrogare la legge di guerra è proprio la questione Çam. I Çam appartengono ad una comunità di origine e lingua albanese, di religione a maggioranza musulmana, che per secoli ha vissuto in Grecia, in un territorio da loro chiamato “Çamëria”. Furono oggetto di persecuzioni fin dai primi anni del ‘900: negli anni ’20 furono deportati in Turchia a seguito del Trattato di Losanna, poi fu loro vietato di usare in pubblico la propria lingua.

La situazione peggiorò con lo scoppio della seconda guerra mondiale, durante la quale furono accusati dai greci di collaborazionismo con il regime fascista albanese, e quindi costretti a fuggire per non essere massacrati dai militari greci. I loro beni e terreni furono confiscati dallo Stato. Molti non sopravvissero all’esodo, gli altri si stanziarono in Albania, dove ancora vive una comunità di circa 250.000 persone.

Oggi i Çam sono rappresentati sulla scena politica albanese dal PDIU, che spinge per una riconciliazione con lo Stato ellenico. È infatti dai tempi della guerra che ai Çam è vietato entrare in territorio greco per motivi di ordine pubblico e non sono rari i respingimenti alla frontiera. L’abolizione dello stato di guerra aprirebbe la possibilità per questa comunità di intentare cause per la restituzione dei loro beni, per risarcimenti e il ritorno legale al loro luogo di origine. Ovviamente si tratta di una questione particolarmente spinosa per il governo greco, che tende a non voler affrontare direttamente il problema per ragioni economiche, ma anche sociali: il riconoscimento della minoranza Çam in Grecia porterebbe a richieste simili da parte di altre minoranze. Oggi la Grecia è l’unico Paese europeo a non riconoscere le minoranze nazionali, linguistiche e storiche presenti nel proprio territorio.

I confini marittimi fra Grecia e Albania

I confini marittimi sono oggetto di discussioni da anni. Nel 2009 sembrava ormai esserci un accordo fra i due Paesi, finché la Corte Costituzionale albanese non aveva dichiarato il patto una violazione della legislazione interna e della sovranità nazionale albanese. Infatti, all’indomani dell’accordo, l’opposizione aveva sollevato perplessità a riguardo, arrivando ad accusare il governo dell’epoca di averlo accettato in cambio dell’appoggio greco per la candidatura albanese a membro UE. Nella zona contesa, e precisamente di fronte la città di Saranda, ci sarebbero anche giacimenti petroliferi, motivo aggiuntivo di interesse per entrambi gli Stati.

In conclusione, l’incontro ad Atene fra Bushati e Kotzias potrebbe segnare l’inizio di una reale collaborazione fra i due governi nel mettere finalmente la parola fine su questioni vecchie di più di 70 anni, oppure rappresentare l’ennesima occasione persa per normalizzare una regione da troppo tempo politicamente instabile. Intanto, i Çam continuano a seguire speranzosi l’evolversi della questione.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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6 comments

  1. Cara Signora Sarah,volevo dare al quel questione un argomento che spesso l.hanno ignorato per mancanza di connoschere bene di storia tra L”Albania e Grecia.Dopo la conferenza di Lossana tutti abitanti di fede musulmana l,hanno deportati in Turchia cosi anche albanesi di Grecia che oggi i dischendenti di questo popolazione vivono in Izmir.Perche non hanno deportati in Turchia gli albanesi cristiani ortodossi che anche oggi vivono in ATENA HIDRA SPEZIA CIAMMERIA o dapertutto in GRECIA?Perche gli albanesi di oggi che lavorano onestamente in GRECIA dopo il caduto di COMUNISMO sono costreti a cambiare dai Greci i Nomi altrimenti non posono trovare un posto di lavoro? Altri argomenti un altra volta.

  2. Molti complimenti,articolo molto ben scritto ed approfondito soprattutto quando affronta la questione dei Çam, e ne sono felice che se ne parli.
    Tanti saluti Sarah, e buon lavoro.
    Complimenti davvero.

  3. Un buon articolo, complimenti, se posso. Trovo una sola inesattezza; la guerra alla Grecia fu dichiarata dall’Italia, anzi, più esattamente,come si chiamava allora, dall’Unione Italia-Albania. Non fu quindi il governo albanese a farlo; definirlo “fantoccio” fa parte del linguaggio della cultura dominante nel nostro paese dal dopoguerra, ma è molto improprio ed ingiusto. In effetti, era un governo presieduto da un albanese, scelto dal Re d’Albania (e d’Italia), tramite il suo Luogotenente Generale che stava a Tirana, e composto tutto da Ministri albanesi, quindi secondo le normali procedure costituzionali; i governi albanesi precedenti, quelli del regime zoghista, erano formati con sistemi molto meno ortodossi. Per non parlare di quelli che seguirono…….

    • Sarah Camilla Rege

      Sig. Muner, la ringrazio. Ammetto l’inesattezza, a mia discolpa posso solo dire che per affrontare la questione con più precisione non é sufficiente un articolo. Forse in questo caso, con l’intento di rendere maggiormente comprensibile il tema centrale del pezzo, ho semplificato un po’ troppo.

      Sarah

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