martedì , 17 ottobre 2017
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Dopo Brexit: Manifesto per una nuova Europa

Riceviamo e divulghiamo l’appello per una nuova Europa, a firma degli alumni italiani della Chopin Promotion del Collegio d’Europa, pubblicato nelle giornate immediatamente successive alla Brexit.

Manifesto per una nuova Europa

Nella notte del 23 giugno il Regno Unito ha manifestato la volontà di uscire dall’Unione. Il peso politico e simbolico della “Brexit” non può essere sottovalutato: per la prima volta, si concretizza lo scenario di un’inversione del processo di integrazione. Pertanto diventa per noi necessario salvaguardare il progetto europeo con un impegno senza precedenti.

In qualità di cittadini europei ed Alumni del Collegio d’Europa avvertiamo l’esigenza di far sentire la nostra voce, per promuovere un dibattito in vista di una profonda riforma dell’Unione e al fine di rispondere a tutti coloro che ne chiedono la disgregazione.

I risultati delle politiche miopi, egoiste e nazionaliste portate avanti dai governi di molti Stati membri sono ormai evidenti a tutti. Il sogno dei nostri padri fondatori, un’Europa basata sulla solidarietà, sulla fratellanza, sulla conoscenza e fiducia reciproca, sta subendo colpi, se non mortali, certo molto duri.

Vogliamo oggi riaffermare, con tutta la nostra forza, che non siamo disposti ad assistere inerti al crollo dell’Unione europea. Intendiamo ribadire che l’Europa è la nostra casa, fondata su valori a cui non rinunceremo né ora né mai.

Lo scopo di questo manifesto è sostenere una riflessione sui valori profondi che ci legano e sulle ragioni per le quali l’Unione dovrebbe essere intesa, capita e vissuta come il migliore progetto politico realizzato nel nostro continente. Inoltre, intendiamo sollecitare ogni Stato membro ad investire nel rilancio di questo progetto e nella riflessione sulle possibili riforme dell’assetto costituzionale dell’Unione.

I movimenti populisti hanno cavalcato l’onda dell’instabilità legata ad anni di crisi economica e sociale. La distanza tra istituzioni e cittadini, unita alla difficoltà di trasmettere un messaggio chiaro sui benefici dell’integrazione europea, ha liberato un binario su cui corre la demagogia del nazionalismo.

Questo manifesto risponde all’esigenza, per noi sempre più ineludibile, di dimostrare come l’unico futuro degno di essere consegnato alle prossime generazioni sia radicato proprio in questo progetto comune di Europa.

È un futuro di condivisione ed apertura, nel rispetto delle diverse identità nazionali. È un futuro di libertà, democrazia e tutela dei diritti fondamentali, che il ripristino delle frontiere non farebbe che soffocare. Noi ci sentiamo parte di un grande e unico  popolo e siamo pronti a ripartire tutti insieme, vivendo, in un continuo confronto reciproco, questo affascinante progetto umano: l’Unione europea.

In vista di questa rifondazione, vogliamo ripartire da quei giovani della nostra generazione che, anche nel giorno del voto sull’uscita del Regno Unito dall’Unione, hanno dimostrato di essere convintamente europeisti. In quel voto, purtroppo, coloro che vendono paura nel futuro e diffidenza verso il vicino hanno vinto una battaglia e ci hanno feriti profondamente. Tuttavia, nessun venditore di paura potrà mai estirpare lo spirito di aggregazione e solidarietà che l’integrazione europea ha costruito sulle macerie di un continente avvilito dal rifiuto del diverso e dalla follia nazionalista.

L’Europa ha bisogno di fratellanza, solidarietà e fiducia reciproca, di attenzione e rispetto delle culture nazionali, nella consapevolezza che queste ultime possono essere comprese e valorizzate soltanto se si conoscono e rispettano le tradizioni dei propri vicini. L’Europa che vogliamo aspira all’unità nel rispetto della diversità, attraverso la condivisione di ciò che di meglio abbiamo realizzato nelle nostre realtà nazionali, come si è cercato di fare in questi ultimi sessant’anni.

Senza dubbio riconosciamo che una profonda riflessione è necessaria. Una riflessione su come l’Europa è stata amministrata e, soprattutto, comunicata e insegnata negli ultimi anni. Una riflessione sull’incapacità di far comprendere quanto questo progetto economico, politico e umano sia ormai una componente essenziale e benefica per ogni cittadino europeo.

Non è più sufficiente l’elencazione di meri vantaggi economici. Imprescindibile, al giorno d’oggi, è un ritorno alle origini del progetto europeo, affinché il cuore dei cittadini di tutta Europa torni a battere per quegli ideali che hanno garantito il più lungo periodo di pace e benessere mai sperimentato dal nostro continente.

Ci rendiamo conto che la presente situazione di instabilità politica ed economica richiede una rinnovata analisi sul tipo di integrazione che intendiamo perseguire, sui limiti del quadro istituzionale attuale e sulle sue possibili riforme. Siamo, altresì, fermamente convinti che le politiche europee, al pari di quelle nazionali, debbano essere oggetto di dibattito politico e frutto di scelte operate da istituzioni democraticamente elette e responsabili dinanzi al popolo europeo.

Tuttavia, non intendiamo cedere alla pressione di forze eurofobiche, che mettono in discussione la necessità stessa di un progetto europeo, senza comprenderne le ragioni ultime e senza promuovere un confronto costruttivo sul contenuto delle scelte politiche a livello sovranazionale.

Da tempo ormai subiamo passivamente la disinformazione sullo stato, sulle prospettive e sui fini ultimi dell’Unione europea. Tutto ciò non è più, in alcun modo, tollerabile. La demagogia e il populismo euroscettico si combattono solo con la consapevolezza che il progetto europeo è una costruzione “di” e “per” i cittadini, in cui istituzioni e governi agiscono per l’interesse collettivo.

La divulgazione delle ragioni e degli importanti benefici che derivano dalla partecipazione a questo progetto diventa, dunque, l’obiettivo primario per sconfiggere tanto l’autoreferenzialità di istituzioni ripiegate su loro stesse, quanto la miopia di leader nazionali che hanno reso l’Unione europea il capro espiatorio di compromessi al ribasso, mossi dal solo calcolo elettorale.

Pretendiamo che di Europa si parli correttamente, affinché tutti comprendano che l’Unione non è al di fuori o, peggio, al di sopra di noi, ma è espressione della volontà del popolo europeo.

Istituzioni e governi dovranno assumersi l’onere di una profonda rivisitazione dell’architettura europea: troppo spesso i Trattati si sono limitati a riflettere equilibri di potere anziché imboccare la via di un’integrazione più stretta ed efficace.

Nel contempo, l’appartenenza ad un’Europa unita e coesa deve continuare a permetterci di affrontare le grandi sfide globali come un’unica entità, anziché con voci discordanti. Come la crisi economica ha dimostrato il bisogno di maggiore cooperazione, così oggi le sfide poste da immigrazione e terrorismo richiedono soluzioni comuni.

L’Unione europea deve dunque tornare ad essere una scommessa vincente, su cui i leader dei Paesi membri catalizzino l’entusiasmo ed il consenso necessari a legittimare e rafforzare le grandi riforme di cui il Vecchio Continente ha urgente bisogno.

Dal 2009, con il Trattato di Lisbona, l’Unione ha fatto progressi enormi verso una democrazia che tenga conto delle identità degli Stati membri, ma che sia anche in grado di andare avanti senza arrestarsi di fronte a qualche egoistico veto nazionale. Desideriamo continuare su questa strada.

Auspichiamo che l’Unione europea diventi altresì una grande arena politica, in cui le battaglie civili ottengano lo stesso spazio della regolamentazione economica. Chiediamo un’Unione in cui i cittadini siano più partecipi delle decisioni, attraverso un ruolo accresciuto per il Parlamento.

È nostro dovere rifiutare come anacronistiche le ricette politiche ed economiche che mirano a ristabilire lampanti fallimenti del passato: l’instabilità delle monete nazionali, la separazione tra Stati e popoli sancita da frontiere difficilmente valicabili, il ripiegamento all’interno dei propri confini e la conseguente irrilevanza geopolitica. Gli innegabili traguardi raggiunti finora dovranno costituire il motore di un rinnovato benessere sociale ed economico da perseguire insieme.

Noi vogliamo continuare a creare, per noi stessi e per le generazioni future, un’Europa dove sia normale andare a studiare e lavorare in un altro Paese membro, in base alle proprie capacità ed aspirazioni, dove ci sia un mercato del lavoro unico, dove le tutele per i lavoratori siano al rialzo e dove l’apertura della società sia la spinta propulsiva per uno sviluppo sostenibile. Vogliamo vivere in un’Unione dove la persona sia valorizzata in quanto tale e non in base alla sua cittadinanza. Vogliamo, pertanto, che i valori e i principi costituzionali contenuti nei Trattati e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea siano pienamente attuati.

Noi siamo pronti. L’Europa ci appartiene e la cambieremo per dare un futuro più prospero ai popoli che ne fanno parte, ai nostri figli e a noi stessi. Non sarà qualche caduta nel percorso d’integrazione a farci desistere.

Vogliamo che tutti i cittadini europei contribuiscano a questo profondo cambiamento culturale ed istituzionale. I nostri nonni hanno vissuto l’orrore delle guerre che hanno lacerato l’Europa, e ci hanno lasciato in eredità il sogno europeo. Ora tocca a noi, la prima generazione genuinamente europea, far avanzare l’integrazione in modo da costruire un’Europa più giusta, più equa e più ricca.

Insieme realizzeremo un’Europa di apertura, partecipazione e solidarietà. Un’Europa che guardi al futuro e che sappia imparare dagli errori del passato. Ci batteremo per l’unica Europa in cui vogliamo vivere: un’Europa capace di fare tesoro delle proprie differenze. Un’Europa sempre più unita.

Come affermato nel Manifesto di Ventotene, elaborato nel 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi insieme con Eugenio Colorni: “La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà̀”.

Redattori: Pietro Bertaggia, Althea Cenciarelli, Amedeo Della Croce, Gaetano Lapenta, Guido Manfellotto, Caterina Molinari, Lucia Ondoli, Antonio Scarazzini, Filippo Viti.

Hanno aderito: Giorgio Bassotti, Manuela Becchimanzi, Guido Boccardo, Eleonora Bonina, Francesco Capuani, Matilde Ceron, Alessandro Comino, Silvia Cossu, Valeria Dardano, Diletta De Cicco, Alessandro De Giacomo, Damiano Del Balso, Irene Deorsola, Edoardo Fagiolini, Matteo Ferlone, Giuseppe Di Murro, Federica Iorio, Vittoria Mazzotta, Michela Maggi, Marco Maria Mazio, Riccardo Molè, Mario Pagano, Zrna Pavlicevic, Alessandro Petti, Victor Sole, Ginevra Sponzilli, Piergiorgio Stefanucci, Stefano Suardi, Kety Tsochas.

 

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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3 comments

  1. La nuova energia che costa poco si fa con la Wasser Energiewende,cioe’ con l’acqua delle waterways europee produco a 20 euro MWh ,il biometano a 45 euro MWh e la benzina pulita da rinnovabili o IL B100 ad 1 euro litro alla pompa.Chi non vuole questo progetto i petrolieri ed in Italia il trio Enel-Eni-Terna perchè altro che rinnovabili,si vogliono godere i 30 miliardi di sprechi dell’energia in Italia.Leggere i miei report su gmail.

  2. giuseppe cavallo

    Eppure ragazzi bravi così ce la devono fare ! ! ! ! Ma nei dibattiti televisivi mandano ancora Brunetta e similari , ma perchè non si chiede a ragazzi così di spiegarci come va il mondo , , , altrimenti è inutile spendere i soldi per farli studiare

  3. Lavalle Giuseppe

    Bravi
    Forza ragazzi
    Siamo ad una svolta
    Le difficoltà fanno crescere e migliorare
    Voi siete giovani intelligenti forti e motivati
    Forza forza forza forza

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