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Abkhazia, Khadzhimba vince elezioni non riconosciute da UE

Raul Khadzhimba è il nuovo Presidente de facto dell’Abkhazia. Con il 50,57% dei voti ha sconfitto Aslan Bzhania, al quale è andato il 35,91% delle preferenze. Gli altri due candidati, Mirab Kishmarija e Leonid Dzapshba, hanno ottenuto appena un 6,4% e 3,4% rispettivamente. Si tratta di elezioni anticipate causate dalla crisi politica della scorsa primavera. Il 27 maggio, 10.000 persone (più del 4% della popolazione) scesero in piazza a Sukhum per chiedere le dimissioni dell’allora Presidente Alexandr Ankvab. C’è chi pensò che potesse trattarsi di una nuova Euromajdan, ma le cause della protesta erano interne e l’alleanza con Mosca non era in discussione. Gli oppositori di Ankvab più che altro erano delusi dalla situazione economica della repubblica, in particolare a causa della promessa non mantenuta di un boom di investimenti esteri legati alle Olimpiadi Invernali di Sochi, a poche decine di chilometri dal confine abkhazo.

L’Abkhazia è una striscia di terra tra il Mar Nero e l’estremità occidentale del Grande Caucaso popolata da circa 240.000 persone tra cui Abkhazi, Georgiani, Russi, Armeni e altri gruppi etnici meno numerosi. La difficile situazione odierna è il frutto di vicende storiche traumatiche che condussero alla guerra civile del 1992-’93. Da allora l’Abkhazia è diventata un’entità statale de facto. Dalla politica russa verso l’Abkhazia è facile dedurre l’intenzione di manipolare la questione per impedire un avvicinamento della Georgia all’Occidente. Nel 2008, infatti, dopo la guerra dei cinque giorni, la Russia riconobbe Abkhazia e Ossetia Meridionale. Il riconoscimento comportò un’intensificazione della presenza economica e militare russa e un isolamento internazionale, visto che pochissimi altri Paesi hanno riconosciuto le due entità. Questa situazione non rende molto felici gli abkhazi, il cui obiettivo è l’indipendenza e il riconoscimento internazionale, a differenza degli osseti che puntano all’annessione alla Russia.

Negli anni ’90 la presenza dell’UE nel Caucaso Meridionale era molto scarsa. Si fece più intensa dopo la Rivoluzione delle Rose, quando la regione venne inclusa nella Politica Europea di Vicinato. Tuttavia, l’UE si limitava a fornire assistenza umanitaria all’Abkhazia e l’erogazione di fondi non era sottoposta al criterio di condizionalità. La strategia dell’UE consisteva nel rendere la Georgia una democrazia stabile con un’economia prospera e farla diventare in tal modo attraente per abkhazi e osseti. Secondo gli esperti questa strategia sarebbe stata valida se accompagnata da misure più dirette, ma alcuni Paesi membri volevano evitare di irritare la Russia. Nel dicembre 2009, a seguito del riconoscimento da parte di Mosca, l’UE lanciò la politica dell’impegno senza riconoscimento (Non-Recognition and Engagement Policy– NREP), una strategia molto difficile da attuare, che mira a creare contatti con la popolazione e la società civile e a incoraggiare la confidenza reciproca. Ciò che l’UE offre sono briciole, se paragonato alle ingenti somme di denaro che arrivano da Mosca. Inoltre, l’UE viene vista in Abkhazia come troppo filo-georgiana. Nel giorno delle elezioni, infatti, il Servizio Europeo di Azione Esterna ha emesso un breve comunicato con il quale dichiarava di non riconoscere le elezioni in corso.

Con l’attuale crisi dei rapporti UE-Russia le cose si sono fatte ancor più difficili. L’idea di usare il precedente della Crimea per un’annessione alla Russia comincia a guadagnare popolarità tra russi e armeni d’Abkhazia, mentre rimangono contrari georgiani e abkhazi. Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni dei politologi abkhazi, tra cui Inal Khashing, però, l’annessione è fuori discussione a prescindere dall’esito della tornata elettorale. Dal punto di vista russo, invece, da un lato con la situazione attuale ingenti somme vengono gestite in maniera opaca dal governo locale, ma dall’altro un’annessione rischierebbe di compromettere i fragili rapporti interetnici nel Caucaso Settentrionale. Con o senza annessione formale, l’Abkhazia resta stabilmente nella sfera d’influenza russa. In una situazione critica dei rapporti con la Russia, tutto ciò che l’UE può fare è rendere la Georgia un modello di Paese democratico e prospero e rendere più semplice per gli abkhazi viaggiare in Europa. Per un avvicinamento tra UE e Abkhazia, se mai avverrà, bisognerà aspettare a lungo.

In foto, “Abkhazia-Russia unione durevole” recita il cartello (© Ninja Cherepashka – Flickr 2009)

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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