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Addio al bicameralismo perfetto: Camere alte e basse in Europa

Il vento di cambiamento di cui si è fatto portatore il premier Matteo Renzi non risparmia nemmeno il Senato della Repubblica. Il 13 marzo il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato all’unanimità il disegno di legge costituzionale che prevede la riforma del Senato e la revisione del Titolo V della Costituzione.

Come ha spiegato Renzi in conferenza stampa, quattro sono i punti cardine della riforma: «no al voto di fiducia, no voto sul bilancio, no elezione diretta dei senatori, no indennità per i senatori». In poche parole, addio bicameralismo perfetto: ad essere “rottamata” è la stessa architettura costituzionale italiana. Il nuovo “Senato delle Autonomie” sarà composto da 148 membri (contro gli attuali 315 eletti + 5 nominati a vita): 127 rappresentanti dei Consigli Regionali e dei Sindaci e 21 nominati dal Colle. Il ddl prevede inoltre una composizione paritaria di tutte le istituzioni territoriali, anche se – come ha sottolineato il ministro Boschi – c’è «la disponibilità a esaminare una composizione proporzionale al numero degli abitanti di ciascuna Regione».

Stando al disegno di legge, il nuovo Senato sarà quindi un organo non elettivo rappresentativo degli enti territoriali e ci sarà bicameralismo solo in materia costituzionale. Tutte le altre leggi (oltre che la fiducia al governo) saranno approvate invece dalla Camera dei Deputati. Il parere del Senato resterà però obbligatorio per le leggi di bilancio. Infine, i membri del nuovo Senato delle Autonomie non riceveranno un’indennità, essendo già rappresentanti degli enti territoriali.

Resta da vedere come si trasformerà il testo del disegno di legge nel corso dell’iter parlamentare. Intervistato da Lucia Annunziata il 27 aprile, Renzi si è mostrato più aperto alle modifiche e più flessibile sui tempi di quanto non fosse in un primo tempo. Ad essere ancora particolarmente controverso è il nodo dell’eleggibilità diretta dei nuovi senatori – punto sul quale la frattura all’interno dello stesso Partito Democratico è risultata più che mai evidente.

La riforma della “Camera Alta” rappresenta per l’Italia un cambiamento storico e, per questo, porta inevitabilmente con sé resistenze e malumori, soprattutto di chi – come il Presidente Pietro Grasso – vede nell’abolizione del Senato come assemblea di eletti un rischio per la democrazia. Non sono mancate nemmeno le critiche di autorevoli giuristi come Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky, secondo i quali il superamento del bicameralismo perfetto non deve essere concepito «per umiliare, ma per valorizzare» e «dare la massima forza» alla rappresentanza parlamentare. In realtà, a ben guardare la riforma del Senato proposta dal governo Renzi sortirebbe l’effetto di allineare l’Italia con il resto d’Europa, attraverso il superamento di quella che è additata da molti come una delle cause dell’immobilismo italiano: il bicameralismo perfetto, appunto.

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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2 comments

  1. In Italia il senato deve avere la Funzione di controllare le leggi prima della firma del Presidente della Repubblica, quest’ultimo obbligato a firmare leggi inique respinte una sola volta e ripresentate tal quale arti. 74.!?!?!?!
    Questa la cosa più importante!
    Senato non elettivo. Nessun pericolo per la democrazia.

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