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Adesso, l’Europa: il PD di Matteo Renzi

L’Europa dei burocrati, l’Europa del 3% da rinegoziare, l’Europa dei tavoli su cui sbattere il pugno. L’Europa di Matteo Renzi. Il nuovo Segretario del Partito Democratico ha ricevuto una legittimazione molto più ampia di quella prevista: forte del 68%, quasi due milioni di voti, Renzi ha conquistato la base elettorale del suo partito dimostrando che per la sue idee, lo spazio a sinistra non solo c’è: è la maggioranza. Ieri sera ha tenuto un lungo discorso della vittoria, programmatico e duro su molti punti. Soprattutto, minaccioso per Enrico Letta. Prima di ieri si pensava che la prospettiva più preoccupante per Palazzo Chigi fosse la maggioranza assoluta per Renzi e il secondo posto per Civati. Con un consenso così largo, che Cuperlo sia arrivato secondo con il 18% e Civati terzo al 14% diventa quasi irrilevante. L’Assemblea Nazionale e la Direzione Nazionale del PD saranno nelle mani di Matteo Renzi. Ci sono diverse possibilità sulla strada del nuovo Segretario e una sfida già pronta.

Le possibilità riguardano il governo. Mercoledì è previsto alla Camera un passaggio per verificare la fiducia, dopo la scissione interna al PDL. Ma da lì in poi, la strada per Letta è in salita. Renzi insisterà sula riforma elettorale consapevole di dover lottare contro la reticenza dei partiti minori, per nulla interessati a mantenere e confermare l’assetto bipolare che il sindaco desidera. Soprattutto, sapendo che Renzi potrà proporre nuove elezioni politiche solo con un’altra legge elettorale, il governo e il Parlamento saranno incentivati a prepararla in tempi piuttosto lunghi.

La sfida, invece, è quella delle elezioni europee del prossimo maggio: il primo confronto elettorale per il PD della nuova gestione, un confronto importante da cui ci si aspetta di uscire vincitori. Sabato, il giorno prima delle primarie, Federiga Bindi, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles, scriveva su Facebook che avrebbe votato Renzi e che lo appoggiava dalla prima Leopolda, a cui peraltro aveva partecipato. Facendo però un appunto al suo programma: mancano le relazioni internazionali. L’approccio ai temi europei sembra in effetti frettoloso e poco ragionato, spesso fatto di argomenti buoni per recuperare quella parte di voti che dal PD si è mossa verso i 5 Stelle, meno buoni per costruire qualcosa di significativo.

Durante il discorso della vittoria, Renzi ha parlato di esteri in due occasioni: prima, per criticare la scarsa capacità di intervento delle Nazioni Unite nei gravi casi di guerre e genocidi che si sono verificati negli anni ’90 (citandone due in particolare, il Rwanda e Srebrenica). Poi, per parlare di Unione Europea. A cui non sono certo state riservate parole tenere. Il sindaco ha detto chiaramente che l’Europa di oggi non è quella di vent’anni fa, visionaria e idealista, ma è fatta di burocrati e tecnocrati, incapaci di vedere che dietro ai numeri ci sono delle persone. Un accenno è arrivato per il Commissario agli affari economici Rehn, non nominato esplicitamente, le cui recenti critiche all’Italia hanno, secondo Renzi, fini elettorali.

Una parte delle critiche deriva, come già detto, da ragioni elettorali. In questo periodo l’Europa non gode di grande popolarità e qualche attacco mirato permette di guadagnare consenso. Ma le elezioni si avvicinano, e oltre a dover programmare la campagna elettorale del PD, Renzi dovrà anche capire con chi relazionarsi del Partito del Socialismo Europeo.

Finora, il rapporto tra PD e Europa è stato coltivato in particolare da Massimo D’Alema, attraverso la sua fondazione Italiani Europei. D’Alema aveva infatti ambizioni personali: ha cercato di proporsi come Alto Rappresentante per gli affari esteri e si diceva fosse in lizza come Presidente del Parlamento Europeo dopo le prossime elezioni. Sembra però improbabile che il PD di Renzi possa proporlo per questo ruolo. Ma senza la sua esperienza e i suoi rapporti, in Europa il Segretario dovrà cominciare da zero. Elaborando intanto una proposta elettorale concreta, che sappia essere critica, ma che si distingua da quelle radicali di Grillo, Berlusconi e della Lega. Poi, trovandosi uno spazio politico e nuovi interlocutori, per cercare di avere ruoli chiave nel prossimo Parlamento Europeo. Ha pochi mesi, Renzi, per capire qual è la sua Europa.

In foto, Matteo Renzi al voto per le primarie (Foto: Facebook – Matteo Renzi) 

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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One comment

  1. Vorrei sapere da Renzi che idee ha sulle pensioni ? …… …..e sulle pensioni di reversibilità sulle quali si hanno riduzioni e abbattimenti fino al 60% pur in presenza di figli a carico del coniuge superstite perché ancora , purtroppo, disoccupati?

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