giovedì , 16 agosto 2018
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Al Parlamento Europeo si torna a parlare del futuro dell’UE

Nella giornata di martedì 16 aprile, la plenaria del Parlamento Europeo (PE) ha avuto come ospite il Primo Ministro finlandese Jyrki Katainen, per aprire un dibattito sul futuro dell’Unione Europea, così come nel febbraio era toccato al Presidente francese François Hollande e ad altri importanti esponenti politici che si sono susseguiti al PE dall’inizio della crisi.

L’espressione “vogliamo più Europa” è ormai ricorrente e può essere considerata esemplare: una frase altisonante ma che, se la si guarda bene, non significa niente. Cosa vuol dire “volere più Europa”? Katainen ha cercato di dare risposta a questa domanda, riuscendoci, a dire il vero, solo parzialmente. Il Primo Ministro finlandese ha preferito adottare l’espressione «Europa leale» (fair Europe) che, secondo i suoi piani, si realizzerebbe in tre punti: l’UE deve essere non solo unione economica ma anche di valori, deve essere basata in maniera equilibrata sui principi di responsabilità e solidarietà e deve integrarsi maggiormente soprattutto nel settore del lavoro, nel mercato dell’energia, nella competitività, nelle politiche di difesa e sicurezza e, perché no, allargandosi ulteriormente.

Katainen viene dalla Finlandia e si è premurato di sottolineare che una divisione Nord e Sud non esiste ed è solo uno strumento propagandistico sfruttato dagli euroscettici. Egli ha dichiarato di appartenere ad una generazione entusiasta dell’UE: studente di affari europei, ha svolto un Erasmus e si è sempre dichiarato a favore dell’integrazione del vecchio continente. Eppure, come ha riconosciuto lui stesso, erano tempi diversi da oggi: c’era lo slancio per l’Unione economica e monetaria e per un nuovo allargamento dell’UE. Oggi tutto questo non c’è.

Pur essendosi detti onorati di aver avuto il Primo Ministro come ospite, i parlamentari europei non hanno pienamente apprezzato le sue dichiarazioni. È stato in particolare il secondo punto espresso da Katainen, ovvero l’equilibrio tra responsabilità e solidarietà, o per dirlo in altre parole tra compiti a casa e assistenza finanziaria, che ha suscitato maggiori perplessità. Joseph Daul (PPE) ha espresso il suo favore verso misure che consentano una mutualizzazione parziale del debito pubblico degli Stati membri, in modo da garantire un’Europa più unita e quindi di vedere riconosciuto un reale principio di solidarietà all’interno dell’Unione Europea.

Anche Hannes Swoboda (S&D) ha criticato fortemente l’istituzione della troika, definita come un organismo non democratico e che per questo attrae ancor più antipatie assumendo compiti che spetterebbero alla Commissione Europea. Inoltre, il capogruppo dei Socialisti e Democratici non ha perso l’occasione per invitare la Finlandia, in nome della fair Europe che tutti vanno cercando, ad adottare anch’essa la tassa sulle transazioni finanziarie, dalla quale per ora è rimasta fuori.

Daniel Cohn-Bendit (Verdi) ha ritenuto che Katainen nel suo discorso abbia posto troppo l’accento sulle regole, ricordando invece che per un’Europa solidale è necessario da una parte che a pagare gli errori dei governi non siano più le popolazioni, come sta succedendo ora, e dall’altra che l’UE si doti di un bilancio adeguato, riportando così l’attenzione sul dibattito relativo al Quadro Finanziario Pluriannuale 2014-2020.

Unica voce fuori dal coro è stata quella di Martin Callanan (Conservatori e riformisti) che ha definito un’utopia «disastrosa e dannosa» il progetto di chi chiede una maggiore integrazione europea, reo secondo il parlamentare inglese di aver prodotto la situazione a cui siamo di fronte oggi, ovvero pacchetti di salvataggio finanziati dai contribuenti europei, costretti a pagare gli errori di altri.

Quel futuro quindi per l’UE? È da tanto che se ne discute ed è normale che giunti a questo punto emergano dubbi sulla concretezza delle parole e dei progetti che esse disegnano. Citando Oscar Wilde, “non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”. Al di fuori del’emiciclo, intanto, giornali e blog riportavano le dichiarazioni di Paul Krugman, che nel suo blog ha definito l’euro un fallimento che l’UE non sarà mai disposta a riconoscere.

 

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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