giovedì , 14 dicembre 2017
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Il Presidente della Commissione Europea Juncker © European Parliament - www.flickr.com, 2014

E’ alle porte una nuova stagione di riforme per l’UE?

di Luigi Pellecchia

La Brexit è ancora in divenire: per la gestione dell’uscita di Londra dall’UE sono stati previsti 2 anni di transizione, con l’ipotesi di arrivare ad un “accordo creativo”, così come auspicato dal Primo Ministro britannico Theresa May. Intanto, il risultato delle elezioni tedesche impone alla cancelliera Angela Merkel, per governare, di formare una coalizione più ampia, che dovrà trovare inevitabilmente dei compromessi tra Nazionalismo ed Europeismo. In questo scenario, l’UE dei 27 è chiamata a decidere su quali saranno le prossime mosse da attuare in un contesto economico e politico internazionale che va sempre più intrecciandosi e che impone azioni comuni e decise riguardanti vari fronti, quali la Politica Futura della UE, la Governance Europea, l’Unione Bancaria, la Politica Monetaria, l’Immigrazione e la Politica Estera.

Nuove proposte per l’integrazione dell’UE

Con la dichiarazione di Roma dello scorso 25 marzo, i Leader Europei hanno convenuto di rendere l’UE più forte e più competitiva, impegnandosi per un’integrazione più veloce. Nel documento finale redatto dalla Commissione Europea, infatti, sono stati individuati ben 5 scenari di integrazione da attuarsi entro il 2025 con una tabella di marcia che verrà decisa a fine anno.

Un altro aspetto importante è sicuramente quello della governance dell’eurozona. E’, infatti, opinione di molti che una più trasparente governance porterebbe ad effetti positivi per la stabilità finanziaria. Nel documento di riflessione redatto dalla Commissione UE ci sono diverse proposte, tra cui quella di creare un Ministro delle Finanze dell’eurozona, di cui Macron è un forte sostenitore, e la trasformazione dell’ESM (European Stability Mechanism), il fondo di salvataggio della UE, in un Fondo Monetario Europeo. Per la trasformazione di questo fondo ci sono forte pressioni della Francia e della Germania.

Conti pubblici e unione bancaria

Resta sempre aperto il cantiere dei conti pubblici e la flessibilità. L’UE rimane ancora molto rigida nei confronti di alcuni Paesi come l’Italia: pertanto, al di là di quello che viene concesso ai singoli Paesi ad ogni legge di bilancio, evidentemente bisognerà ripensare ad una “Flessibiltà Europea” che tenga conto delle reali esigenze dei singoli Stati.
Sul fronte dell’unione bancaria molto è stato fatto, si pensi alla vigilanza unica e al meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie. Manca, però, ancora da definire la gestione della garanzia unica dei depositi per tutelare i correntisti nel caso di crisi da parte degli istituti bancari. Su questo fronte la Germania ha posto il veto, in quanto non vuole creare un sistema che metta in comune i rischi delle perdite. L’obiettivo è comunque quello di arrivare ad un accordo entro il 2019.

La politica monetaria adottata dalla BCE di Mario Draghi con il QE (Quantitative Easing), ossia il programma di acquisti dei titoli di Stato, fino a 60 mld € al mese, iniziato a marzo 2015, ha sicuramente agito come assicurazione sui mercati e in modo particolare ha evitato che Paesi come l’Italia e la Spagna pagassero tassi di interessi alti sul proprio debito. Chiaramente la BCE non potrà acquistare titoli per sempre, pertanto si dovrà inevitabilmente decidere come gestire in maniera ordinata la riduzione di questo stimolo alla politica monetaria che i tecnici chiamano “Tapering”.

La difesa

Un tema sicuramente da sviluppare e sostenere è quello della politica estera. Lo scenario Nord Coreano porta di certo a riflessioni di difesa comune. Nel documento di giugno presentato da Federica Mogherini, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, sono stati delineati tre grandi linee strategiche: la cooperazione, la condivisione e una vera e propria difesa e sicurezza comune. Quest’ultimo punto potrebbe fare in modo che i Paesi dell’UE destinino parte delle proprie risorse per la difesa europea anziché per quella della propria nazione: la spesa complessiva dei Paesi ammonta a circa 227 mld di €.

In un momento storico in cui gli Stati Uniti sembrano non avere più quel peso politico che li ha contraddistinti nel corso degli anni e si assiste all’avanzata di Paesi come Cina e Russia, che nello scacchiere Nord Coreano potranno essere più risolutivi delle minacce di Trump ed imporsi come nuovi leader, l’Europa non può stare a guardare. La UE con un Pil aggregato di 10.772 mld di Euro e come prima potenza commerciale al mondo, 16,5 % di tutto l’import/export, deve giocoforza avere anche una valenza politica unitaria capace di farsi valere.

L' Autore - Redazione Europae

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One comment

  1. Rosario VITIELLO

    Ottima e sintetica visione dei fatti

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